Il mistero dell’uomo: “La reincarnazione” – Parte quinta

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Il mistero dell’uomo: “La reincarnazione”

di Anonimo – Parte quinta

tratto da lista_sadhana

– Parte quinta –

La rincarnazione

La concezione del ritorno ciclico sulla Terra, chiamata comunemente rincarnazione, completa il
principio della immortalità e lo trascende, dandoci un concetto più esatto del processo che non può
svolgersi in una sola vita terrena. Presso antichi popoli vi era la credenza della trasmigrazione
delle anime; ce ne danno notizia Platone, Pindaro, Pitagora il quale ne fece un dogma della sua
Scuola. Alcuni autori, studiosi di esoterismo, sono d’accordo nel riconoscere che nei Rig-Veda,
antichissime scritture sacre Indù si rilevano pochi passi che parlano della trasmigrazione delle
anime, mentre se ne trovano molti che trattano dell’immortalità dell’Anima.

“Se l’uomo ha fatto delle opere che conducono al mondo del Sole, l’Anima si avvicina al mondo del
Sole; se ha fatto opere che portano al Creatore, va nel mondo del Creatore. Così l’Anima va nel
mondo cui appartengono le sue opere. A che serve dunque, avere quaggiù desideri e cercarvi piaceri
sensuali? Liberatevi dai vostri desideri! Abbandonandovi senza pudore ad ogni voluttà voi non fate
che intessere, morendo, nuovi legami con altri corpi e con altri individui. Non c’è fonte di pace e
di salvezza che nella conoscenza del Creatore”.

La dottrina della Rincarnazione la troviamo in tutte le Religioni sia nell’aspetto esoterico che
exoterico:

Indù – Come l’Anima, rivestita di questo corpo materiale, sperimenta gli stadi dell’infanzia, delle
giovinezza, della virilità e della vecchiaia, così, quando sarà tempo, passerà ad un altro corpo, ed
in altre incarnazioni rivivrà, si muoverà e rappresenterà la sua parte… Come uno si disfa dei suoi
vecchi abiti, sostituendoli con dei nuovi più belli , così anche l’abitante del corpo, dopo aver
abbandonato la sua vecchia casa mortale, va ad abitare in altra nuova e pronta per riceverlo.
(Bhagavad Gita 11, 22).

Ebraica – Dicono che tutte le Anime sono incorruttibili, ma che quelle degli uomini buoni sono
soltanto trasferite in altri corpi e che le anime degli uomini malvagi sono soggette a castigo
eonico. (De Bello Judaico, II, 8).

Buddista – Se la tua mente è completamente libera, tu non entrerai di nuovo nella nascita e nella
decadenza. (Dhammapada, VII, 8).

Cristiana – “Ma io vi dico che Elia è già venuto ed essi non lo hanno riconosciuto. Anzi hanno fatto
a Lui tutto ciò che hanno voluto”; allora i discepoli intesero che Egli aveva loro parlato di
Giovanni Battista. (S. Matteo, XVI, 13, 14).

Islamica – Dio genera gli esseri e li rimanda indietro molte volte fino a che ritornano a Lui.
(Corano, 11, 28).

Per la religione Cristiana è da considerare anche il significato della risposta data da Gesù a
Nicodemo, che gli chiedeva se il cieco nato aveva peccato lui, o i suoi genitori. Questa domanda
implica che la credenza nella rincarnazione esisteva già ai tempi della predicazione. Fu il 2°
concilio di Costantinopoli del 553 che riprese le decisioni del Sinodo del 531 e vietò la credenza
nella rinascita. Secondo la concezione cristiana, dopo la morte l’anima entrerebbe in uno dei tre
stadi: inferno, purgatorio, paradiso, per essere punita o ricompensata in relazione alla sua
condotta tenuta in vita.

In contrasto con questa concezione fideistica, la Dottrina Occulta afferma invece che ognuno crea il
proprio inferno, purgatorio o paradiso, crea cioè la propria coscienza che, dopo la morte, porta
l’anima al livello che le consente il suo ideale peso specifico, da dove poi avanzerà mediante un
intimo lavorio di autorimorso e perfezionamento spirituale.

D’altra parte, questi stadi dell’inferno e del purgatorio non potrebbero essere eterni, perchè una
causa finita e momentanea non può produrre effetti infiniti. L’elevatezza della coscienza, di ogni
singolo indica un piano ed una meta raggiunta per arrivare alla perfezione che non potrebbe
realizzarsi in un’unica esistenza, anche se lunga e fruttuosa. Perciò vediamo nella pluralità delle
vite terrene di un’anima la condizione necessaria per la sua educazione e per i suoi progressi.

Il principio divino, che risiede in ogni individuo, si rincarna molte volte (in razze, nazioni,
professioni e condizioni sociali e sesso diversi) prendendo dimora in corpi che permettono di
prendere coscienza di sè stesso e di giustificare anche che l’individuo è stato creato ad immagine e
somiglianza di Dio, cioè formato di un’anima eterna che usa per evolversi corpi distruttibili.

Con i suoi sforzi, con le sue lotte e sofferenze, l’anima si riscatta dallo stato di imperfezione,
di inferiorità e di involuzione e gradatamente si innalza prima sulla terra, poi attraverso le
innumerevoli dimore del Cielo. Nascere, morire e rinascere costituiscono il ciclo della costruzione
delle nostre coscienze attraverso il tempo e lo spazio; la rinascita è il mezzo con cui la Grande
Legge porge a noi l’occasione di poter correggere gli errori commessi nelle esistenze precedenti e
ristabilire così l’equilibrio nelle condizioni che avevano turbato, riprendendo la lezione al punto
in cui l’avevano lasciata nella precedente vita.

In ogni esistenza raccogliamo il frutto delle precedenti e seminiamo per le prossime. Morte e
rinascita non sono che due punti di fasi successive del nostro continuo rinnovamento, in quanto da
un’esistenza ad un’altra ciascuno porta nella sua più alta coscienza il succo distillato delle
proprie virtù, delle conoscenze ed esperienze fatte, nonchè il bagaglio delle proprie colpe.

Ciascuna incarnazione è come un anello di una catena, come un periodo determinato (dal punto di
vista dell’anima) in cui esperimento, esperienza, espressione, sono le note fondamentali in ogni
incarnazione. Ad ogni successivo ritorno sulla terra si riprende l’esperimento, si approfondisce
l’esperienza e si collega più intimamente l’espressione alla divinità latente in via di sviluppo. Il
periodo di tempo che intercorre fra la morte e la rinascita dura finchè l’essere in tale stato non
abbia completamente esaurito il groviglio di materia astrale o mentale che ha accumulato nella vita
sulla terra. Cessato l’alimento di queste forze, la vita nel mondo eterico cessa e l’essere è
convogliato nella corrente della rinascita che lo porta sulla terra, nelle condizioni di ambiente
adatte al grado di sviluppo e di evoluzione dell’Ego.

La presenza nel mondo astrale è relativamente breve, mentre nel mondo mentale va da 100 a 800 anni e
anche fino a 1000.

Un bambino può anche rincarnarsi subito. Nei periodi di vita celeste le esperienze fatte durante la
vita terrena si trasformano in facoltà e la loro memoria, impressa negli atomi permanenti, va ad
arricchire il tesoro spirituale dell’Ego. La rinascita si svolge secondo la legge di evoluzione ed è
intimamente connessa alla legge del Karma, e da questa condizionata; ciò spiega la diversità di
circostanze e di orientamenti verso la vita come il fenomeno dei fanciulli genio e di quelli
prodigio che sanno esprimere con lampi di intuizione le sorprendenti produzioni scientifiche della
loro innata intelligenza.

Ecco alcuni esempi nel campo musicale: Haedel a 10 anni compose dei motivi giudicati degni di
essere cantati nella Chiesa. Mozart a 4 anni era già capace di eseguire una suonata, a 11 anni
scrisse due pezzi di opera: la Finta Semplice, Bastiano e Bastiana. Beethowen a 10 anni fu pianista
avendo superato tutte le difficoltà della tecnica e dell’espressione melodica. Paganini a 9 anni
aveva già la maestria del violino.

Nella pittura: Giotto, Michelangelo; quest’ultimo a 8 anni aveva raggiunto la tecnica perfetta del
suo Maestro il Ghirlandaio. Rembrandt disegnava a meraviglia, per istinto naturale, prima ancora che
sapesse leggere. Marcello Lavillard a 12 anni espose al Salone il suo primo quadro; tanta la sua
tecnica e l’ispirazione erano perfette.

Nella Scienza: Leonardo da Vinci a precorso i tempi con invenzioni e soluzioni intuitive in
svariati campi di applicazione, Pascal a 13 anni aveva ritrovato da solo le 32 proposizioni di
Euclide e pubblicato un trattato sulle sezioni coniche. Newton scoprì la legge di gravità e il
calcolo infinitesimale. Infine nella letteratura troviamo Victor Hugo, Giacomo Christon, Pico della
Mirandola.

La rinascita e le leggi di causa effetto

L’Anima, dopo un periodo di soggiorno nell’aldilà, dove si istruisce a contatto con le Entità
Superiori, rinasce nelle condizioni umane, portando con sè l’eredità buona o cattiva delle sue
passate esistenze; cioè: il premio, se le sue opere in vita sono state buone, o tribolazioni se le
sue passate vite sono state vissute odiando, fomentando odi, operando egoisticamente, seminando
dolori. Essa rinasce piccolo bambino, riappare sulla scena terrena, per recitare un nuovo atto del
dramma della sua vita, per pagare i suoi debiti contratti nelle vite precedenti, per superare nuove
prove che faciliteranno la sua ascensione, accelerando la sua marcia di avanzamento per arrivare
alla Suprema Meta.

La legge della reincarnazione chiarisce e completa il principio dell’immortalità dell’anima.
L’elevatezza della coscienza di ogni singolo, indica un piano ed una meta raggiunta per arrivare
alla perfezione, perfezione che non potrebbe realizzarsi in un’unica esistenza, anche se lunga e
fruttuosa.

Noi vediamo nella pluralità delle vite terrene di un’anima la condizione necessaria per la sua
educazione e per i suoi progressi.

Con i suoi sforzi, con le sue lotte, con le sue sofferenze, l’anima si riscatta dallo stato di
imperfezione, d’inferiorità e di involuzione e s’innalza gradatamente prima sulla terra, poi
attraverso le dimore innumerevoli del cielo stellato. La reincarnazione conosciuta da tutte le
religioni antiche (fin dal tempo dei Veda), illustrata e predicata da tutti gli Iniziati, divulgata
dai più grandi filosofi antichi, affermata e dimostrata dalle voci d’oltre tomba, è la sola forma
razionale sotto la quale si possono ammettere le tribolazioni dell’umanità presente, le riparazioni
delle colpe commesse e l’evoluzione graduale degli esseri.

La riparazione del male, lo sviluppo delle attitudini e delle facoltà improntate al bene, non sempre
si completano in una sola vita terrena. Le diverse condizioni sociali, i diversi stati patologici,
fisici ed intellettivi, costituiscono le molte prove che l’anima stessa deve superare o per
espiazione, o per evoluzione, o per missione. Perchè ad alcuni la miseria, il malore inevitabile e
ad altri la fortuna, la felicità costante?

A questi la forza, la salute, la bellezza; a quelli la debolezza, la malattia, la bruttezza? Perchè
qui l’intelligenza, il genio e l’imbecillità? Perchè la diversità delle razze? Alcune inferiori al
punto che sembrano confinare con l’animalità, altre favorite da tante facoltà che ne assicurano la
supremazia. E le infermità innate: la cecità, l’idiotismo, la deformità, tanti malati che riempiono
gli ospedali, tantissimi internati nelle case di correzione?

L’ereditarietà spiegherebbe poco, anzi nulla! Nella maggior parte dei casi, queste afflizioni, anche
umanamente, non possono essere considerate come risultato di cause attuali. Lo stesso dicasi per i
favori del destino. Troppo spesso i giusti sembrano schiacciati sotto le avversità, mentre gli
egoisti e i cattivi prosperano. Perchè i bambini nati morti ed altri ancora condannati a soffrire
fin dalla culla? Perchè certe esistenze finiscono in pochi anni, in pochi giorni, mentre altre
durano pressapoco un secolo? E come si spiegano i giovani prodigio: musicisti, pittori, poeti? E
perchè tanti altri restano mediocri per tutta la vita, malgrado uno studio intenso? Perchè spesso in
una stessa famiglia, nonostante i medesimi genitori e la stessa educazione, si riscontrano figli di
diversa intelligenza e di opposte tendenze?

Se la vita individuale cominciasse solamente dalla nascita terrena, se nulla esistesse anteriormente
per ciascuno di noi, invano si cercherebbe la spiegazione di tutte le apparenti disuguaglianze ed
ingiustizie della vita. Tante profonde diversità non si possono spiegare, anche ammettendo
l’esistenza di un Potere Saggio, Previdente ed Equo. Tutte le religioni che non ammettono la
reincarnazione, tutti i sistemi filosofici contemporanei, hanno urtato contro questo problema.
Nessuno ha mai saputo risolverlo. Considerando l’unità d’esistenza per ciascun essere umano, il
destino rimane incomprensibile, il piano dell’universo si oscura, l’evoluzione si ferma, la
sofferenza diventa inesplicabile. L’uomo, portato a credere all’azione di forze cieche e fatali,
all’assenza di una giustizia distributrice, scivola inesorabilmente verso il pessimismo e l’ateismo.

Al contrario, tutto si spiega, tutto si chiarisce con la dottrina delle vite successive. La
Giustizia si rivela nei più piccoli dettagli dell’esistenza: “La Grande Legge di Causa ed Effètto “
è la sola che può dare una spiegazione chiara ed evidente. Niente si perde: gli effetti del male e
del bene si accumulano e germogliano in noi al momento favorevole. La sola riparazione può
sopprimere gli effetti del male, con una adeguata sofferenza, o con tribolazioni più o meno
dolorose.

La vita agiata, la vita tranquilla, possono anche essere gli effetti del bene seminato nelle passate
vite. La terra non è solo una scuola, o un banco di prova, dove si studia a proprie spese, ma anche
il luogo adatto per purificarsi, per riabilitarsi dei mali fatti nelle vite precedenti, e soffrire
quanto si è fatto soffrire agli altri, poiché ciascuno porta nell’aldilà il male causato nella vita,
e riporta con la nascita i semi del passato.

Questi semi, secondo la loro natura, spanderanno infallibilmente i loro frutti nella nuova vita che
comincia, e anche in altre successive, se una sola esistenza non è sufficiente a pagare
completamente il nostro debito contratto. Nello stesso tempo i nostri atti di ogni giorno, sorgente
di nuovi effetti, verranno ad aggiungersi alle cause precedenti, attenuandole per il bene che si
compie o aggravandole per le azioni di male, e questo determinerà il nostro destino.

Tutto è segnato, tutto viene bilanciato: chi cade paga la caduta, chi sbaglia paga lo sbaglio, anche
il più piccolo, il più innocente, anche la cosa più semplice. E questo dicasi anche per le opere di
bene. Noi subiamo in noi stessi, nel nostro essere interiore e negli avvenimenti della nostra vita,
il contraccolpo del nostro modo di agire, sia buono o cattivo, di effetti vicini o lontani che
ricadranno sopra di noi in pioggia, in tempesta, o in raggi benefici e gioiosi. Quanto più l’uomo
s’innalza e si evolve spiritualmente, tanto più comprenderà la bellezza della vita che risiede nello
sforzo coraggioso di superare difficoltà e prove, e darà alla sua opera un più nobile e più alto
impulso.

La varietà infinita delle attitudini, caratteri, impulsi ed inclinazioni ha una spiegazione logica:
non tutte le anime scelgono la medesima via per la loro evoluzione, non tutte salgono con lo stesso
andamento. Le une hanno percorso una carriera piuttosto rapida e si avvicinano già all’apogeo dei
progressi terreni; le altre cominciano appena il loro ciclo nel seno dell’umanità terrena.
Ascenderanno anch’esse la lunga scala evolutiva per mezzo delle reincarnazioni successive, godendo e
soffrendo, a seconda delle cause emesse nelle varie vite vissute. Tutte le esperienze del passato si
ritrovano e si confondono in ogni vita. Esse contribuiscono a fare l’anima grande o meschina,
brillante o oscura, potente o debole.

Nel susseguirsi delle nostre tappe terrestri, si prosegue e si completa l’opera grandiosa della
formazione della nostra individualità, della nostra personalità morale, della nostra coscienza che
dovrà un giorno fondersi scientemente nella Luce Suprema, e glorificare l’Eterno. Glorificazione
dell’Eterno che soltanto può avvenire quando l’essere da incosciente è divenuto cosciente.

Affinché l’essere arrivi allo stato cosciente è necessario appunto passare e ripassare su questa
terra e, attraverso prove e riprove, arrivare a tale stato. Senza provare e riprovare, infatti,
nulla si può apprendere. Questa verità assoluta la possiamo constatare anche materialmente nei casi
comuni della nostra vita terrena.

Prendiamo per esempio un bambino: esso non sa che una candela accesa brucia, è col mettere il suo
ditino sulla fiammella che accusa dolore, e impara, con la sua esperienza, che non deve metterlo
più. Ne derivano quindi esperienza, conoscenza e coscienza. Un altro esempio ancora: prendiamo un
libro e lo leggiamo in diversi tempi. Constatiamo che, pur essendovi scritte sempre le stesse
parole, il loro significato appare ogni volta alquanto diverso, sembra vi sia in esse uno spirito
diverso, un fine diverso ogni volta in più che lo leggiamo. Perchè ciò? Durante queste successive
letture avviene nell’essere nostro una continua elaborazione interna, una continua esperienza, una
evoluzione. Quindi la parola, che è sempre la stessa, cambia nel nostro intimo, acquistando un
diverso significato, una diversa potenza, facendoci acquistare una diversa conoscenza e una maggiore
luce.

A questo punto non è inutile riprodurre una antica parabola di Berry Benson riferentesi alla
reincarnazione:

“Un fanciullo andò a scuola per la prima volta: era molto piccino, e le sue cognizioni non
oltrepassavano l’esperienza infantile. Il suo Maestro (che era Iddio) lo mise nella prima classe e
gli diede da imparare le seguenti lezioni: “Tu non devi uccidere. Non devi far male a nessun essere
vivente. Non devi rubare”. Così egli non uccise, ma era crudele e rubava. Alla fine della giornata
(quando la sua barba fu grigia, quando fu giunta la sera) il suo Maestro (che era Iddio) disse: “Tu
hai imparato a non uccidere. Ma le altre lezioni non le hai imparate. Torna a scuola dornani”.

“L’indornani egli ritornò ed era ancora fanciullo. E il suo Maestro (che era Iddio) lo mise in una
classe un po’ più avanzata e gli diede queste lezioni da imparare: “Tu non devi far male a nessun
essere vivente. Non devi rubare. Non devi ingannare”. Così l’uomo cessò di essere crudele, ma
rubava, ed ingannava. Alla fine della giornata il suo Maestro disse: “Tu hai imparato a non essere
crudele. Ma le altre lezioni non le hai imparate. Ritorna dornani”.

“Di nuovo all’indomani egli ritornò, ed era ancora fanciullo. Ed il suo Maestro (che era Iddio) lo
mise in una classe un po’ più avanzata e gli diede queste lezioni da imparare: “Tu non devi rubare.
Non devi ingannare. Non devi desiderare quello che è di altri”. Così, l’uomo non rubò, ma ingannava
e desiderava i beni altrui. E alla fine di quel giorno il suo Maestro disse: “Tu hai imparato a non
rubare. Ma le altre lezioni non le hai imparate. Ritorna fanciullo mio, ritorna dornani”. (century
Magazine, Maggio 1894).

Così l’essere durante la sua vita umana, attraverso prove ed esperienze di dolore e di gioia,
accumula sempre nuova coscienza, conoscenza e luce. E’ per questa ragione, che l’anima deve
incarnarsi successivamente nei luoghi più diversi, in tutte le condizioni sociali; subire
alternativamente le prove della povertà e della ricchezza, apprendere ad obbedire per poi comandare;
vivere vite oscure, vite di lavoro, vite di privazioni, per imparare la rinunzia alla vanità
materiale e il distacco dalle cose frivole, e apprendere la pazienza, la tolleranza, l’umiltà, la
fraternità e tutte le altre virtù che formano il patrimonio che si deve necessariamente acquistare
per arrivare ad essere coscienti.

Occorrono delle esistenze dedicate a missioni, ad atti di devozione, ad opere di carità, per le
quali l’intelligenza interiore si schiarisce, e i cuori e le anime si arricchiscono di nuove
qualità. Occorrerà anche la prova crudele: fornace dove l’orgoglio e l’egoismo si dissolvono, dove
si realizzano le tappe dolorose che sono i riscatti del passato, le riparazioni delle nostre colpe;
la forma sotto la quale la Legge di giustizia si compie.

L’anima si tempra, si affina, si delinea sempre più attraverso la lotta e la sofferenza. Non esiste
la “fatalità”, o il “caso. E’ l’uomo che per l’effetto delle proprie opere forgia le sue catene, è
lui che tesse filo per filo, giorno per giorno, dalla sua nascita alla sua morte, la condizione
della sua vita presente e futura.

Concludendo: Si fa bene e si avrà bene; si fa male e si avrà male. In altri termini ogni essere
raccoglie ciò che ha seminato. Spesso, anche nella nostra vita terrena, ne abbiamo degli esempi
palesi: se un essere in presenza di altri è allegro, armonico, gli altri diverranno allegri,
armonici; egli stesso raccoglierà allegria ed armonia. Ora se invece l’essere è disarmonico,
raccoglierà, di conseguenza, disarmonia. Come si vede l’effetto dipende dalla causa. Sempre e
ovunque impera la “Legge di Causa ed Effetto”. Essa determina le conseguenze degli atti che
liberamente noi compiamo. Essa non punisce nè ricompensa a caso, ma presiede semplicemente
all’ordine, all’equilibrio del mondo morale come a quello del mondo fisico.

Tutto il male causato da noi all’ordine universale trascina effetti di sofferenza, ed una
riparazione è necessaria fino a che, con le sofferenze dei colpevoli, l’armonia violata non verrà
ristabilita. Il cosiddetto “destino”si stabilisce in base al bene e al male compiuto. Tutto ciò è
regolato da una grande e potente Legge, in virtù della quale ogni essere che vive nell’universo non
può gioire o soffrire in misura sproporzionata ai suoi meriti o demeriti. Conoscendo la grande
“Legge di Causa ed Effetto”, sapendo cioè che le conseguenze delle nostre azioni ricadono su di noi
attraverso i tempi (così come la pietra lanciata in aria cade al suolo), ci ravvederemo a poco a
poco e conformeremo i nostri modi di agire a questa Legge, realizzando in tal modo la fratellanza
fra i popoli, l’amore fra tutti e in tutti, l’ordine nella nostra cosa pubblica, la giustizia
distributrice, la tranquillità nelle coscienze che in questo momento è sconosciuta.

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