IL MAGICO QUADRATO DEL “SATOR”

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IL MAGICO QUADRATO DEL “SATOR”

di Antonio Bruno
per Edicolaweb

Se scriviamo la parola “TENET” due volte e sovrapponiamo in senso verticale una delle due parole in
modo tale che intersechi quella orizzontale a livello della “N” (che sarà quindi condivisa da
entrambi i sensi), otteniamo la “croce” di partenza del famoso “Quadrato magico del Sator”.

A questo punto, includendo la croce del TENET in uno schema più ampio formato di cinque lettere per
cinque, otteniamo:

SATOR
AREPO
TENET
OPERA
ROTAS

Cosa significano quelle parole e, soprattutto, quali sono i “poteri” che possiedono? Sappiamo per
certo che è possibile ritrovare il “quadrato” in molte culture ed epoche. Una teoria, supportata da
ritrovamenti archeologici e dagli studi della prof. Bianca Capone, vorrebbe che fosse stato usato
anche dai cavalieri templari come simbolo segreto facente parte del loro speciale codice esoterico.
In altre parole, i Templari l’avrebbero usato come una sorta di codice cifrato. Ma le tracce del
“quadrato” ci portano anche in altri tempi e luoghi.
A Pompei, nel novembre del 1936, un noto studioso di graffiti italiano, Pompeo Della Corte, scoprì
un “quadrato” graffito in una colonna della Grande Palestra, non distante dall’Anfiteatro. E non era
l’unica testimonianza, quella, della presenza del “quadrato” a Pompei: precedentemente, il 5 ottobre
del 1925, in Via dell’Abbondanza, dove si trova la casa di Pasquius Proculus, un “quadrato”
incompleto fu identificato dal Della Corte, anche se non si accorse subito che si trattava del
famoso schema di parole “magiche”.

Per comprendere come mai, il ritrovamento del “quadrato” a Pompei sollevasse alcuni inquietanti
interrogativi sulla sua vera natura, dobbiamo tener presente che fino ad allora, tale schema veniva
ritenuto con ogni probabilità di origine cristiana. La sua presenza, infatti, riscontrabile in vari
luoghi dell’Europa, sembrava volerlo circoscrivere ad un ambito essenzialmente medioevale o, al più,
protocristiano. Nel 1868, però, a Cirencester, un antico sito romano chiamato originariamente
Corinium, in Inghilterra, fu rinvenuto il “quadrato” graffito su un’abitazione databile non dopo il
IV secolo dopo Cristo ed allora fu formulata un’ipotesi originale: si pensò che i primi cristiani,
per nascondere il simbolo della Croce, ancora non accetto dalle dominanti culture pagane, ricorsero
ad un artificio, ovvero nascondere con il TENET incrociato il simbolo della loro fede in uno schema
apparentemente insignificante. Si definì questa teoria della “cruces dissimulatae”.

Effettivamente, nel 1926, il legame fra il “quadrato” ed il cristianesimo dei primi tempi parve
consolidarsi. Il merito fu del pastore evangelista Felix Grosser, il quale scoprì che le lettere del
“quadrato” potevano essere disposte in modo da formare un ulteriore incrocio, fra la A e la O, ed
ottenere così il termine PATERNOSTER. Le due lettere A e O, corrispondono ai termini latino e greco
indicanti l’inizio e la fine di ogni cosa, ovvero l’ALFA e l’OMEGA. Ma anche la lettera T, alle
estremità della croce formata dalla parola TENET, poteva essere interpretata come richiamo al
simbolo del Tau, cioè della croce. Notiamo, inoltre, che accanto ad ogni T ci sono sempre sia una A
che una O. Insomma, sembrava proprio che il “quadrato” fosse una sorta di sigillo magico dei primi
cristiani, forse di derivazione gnostica.

Veniamo ora alla parola AREPO.
Il Gruppo di Studio Pegaso, di Roma, cui devo buona parte di questi dati, segnala quanto ha scritto,
a proposito dell’AREPO, Giuseppe Aldo Rossi:

Si scoprì che nelle Gallie, a Lione, una certa misura di superficie, in tempo di dominazioomana,
veniva chiamata sia “semiiugerum”, sia, con vocabolo del posto, “arepennis”, dal nome del carro,
“arepos”, impiegato per lavorare il terreno. Niente di più semplice che il celtico “arepos”
diventasse per i latini “arepus”. Come controprova, dalle pagine di una Bibbia greca del XIV secolo,
dovuta ad un monaco bizantino, balzò fuori una traduzione del quadrato, dove alla parola AREPO
corrispondeva il greco “arotron” (carro). Intendendo allora “arepo” come un ablativo di “strumento”,
si otteneva: “Il Seminatore, col suo carro, tiene con cura le ruote”; intendendolo, invece, come un
dativo d’interesse: “Il Seminatore, inteso al suo carro, tiene con cura le ruote.

Fin qui le parole del Rossi. Ma non mancò anche chi propose la lettura del “quadrato” secondo un
percorso “a serpentina”, ovvero bustofredico. È la teoria di Ludwig Diehl, dalla quale si ricava la
seguente lettura: “SATOR OPERA TENET- TENET OPERA SATOR”, che tradotto significherebbe: “Il
seminatore possiede le opere, ovvero Dio è il Signore del Creato”.
Tirare le somme, a questo punto, non sembrava particolarmente difficile.
Ancor prima che, fra il 1932 ed il 1933, fossero scoperti altri quattro quadrati nella località
gallica di Dura Europos, tutti anteriori al 256 d.C., anno in cui la città fu distrutta, sembrò
senz’ombra di dubbio che il “quadrato” fosse di origine cristiano-gallica. Si giunse anche ad
attribuire simbolicamente il magico schema a Sant’Ireneo, uno dei primi padri della Chiesa, che morì
a Lione nel 202. Quest’attribuzione, in verità, mi pare piuttosto arbitraria se teniamo presente che
Ireneo fu uno dei più strenui avversari della gnosi cristiana e che aveva in odor di iniquità tutto
ciò che potesse far sospettare una qualche relazione con la magia.
Probabilmente, Ireneo è stato tirato in ballo solo per il fatto che morì in Gallia, appunto a Lione.

Ora possiamo tornare a Pompei. È qui che le cose non… quadrano! (scusate il gioco di parole…).
Infatti, la presenza del “quadrato” nella città distrutta dal Vesuvio dimostra che tale schema
misterioso preesisteva alla diffusione del culto cristiano. Specificamente, in primo luogo lo stesso
Tertulliano esclude la presenza di cristiani a Pompei, inoltre, l’interpretazione che dava matrice
greca alle A ed alle O, quella cioè che fossero il simbolo dell’Alfa e dell’Omega, veniva a cadere,
poiché queste lettere entrarono a far parte della simbologia cristiana non prima del 120-150 d.C.
L’Alfa e l’Omega, infatti, erano espressioni coniate da San Giovanni Evangelista nel suo scritto
profetico dell’Apocalisse, testo che si diffuse nell’Italia centro-meridionale non prima delle
suddette date.
Il “magico quadrato” del Sator, dunque, pare conservare il suo mistero, e smentisce anche quegli
studiosi, come Carcopino, che, volendo a tutti i costi difendere la provenienza cristiana del
simbolo, aveva affermato che i quadrati di Pompei erano stati incisi dopo la fine della città, da
ignoti ricercatori d’antichità. Ma ciò, oltre a sembrare piuttosto improbabile, è stato confutato
dai rilievi archeologici i quali hanno evidenziato come i sedimenti soprastanti i graffiti fossero
intatti.

In Alto Adige, a Castel Mareccio di Merano, esiste un’antica raffigurazione del “quadrato” dipinta
in rosso. Mentre a Siena ed a Sermoneta troviamo altri esempi noti. In quest’ultima località, fra
l’altro, il polindromo non è più incluso in un quadrato ma assume, eccezionalmente, la forma
circolare.

Il Gruppo Pegaso segnala, inoltre, alcune località europee in cui è rintracciabile il “quadrato”: in
Francia, nella chiesa di San Lorenzo di Rochemaure; in una vecchia casa di Le-Puy; in alcuni
castelli, come Chinon, Jarnac, Gisors. Oppure in Spagna, nella città meta dei più famosi
pellegrinaggi medioevali, San Giacomo di Compostella. O, ancora, in Ungheria, graffito su una tegola
di una villa romana ad Aquincum, la vecchia Buda.
Tornando per un attimo ai Templari, notiamo, come ha fatto la citata prof. Capone, che alcune
località in cui è stato rintracciato il “quadrato” furono nelle mani dei monaci guerrieri: i
castelli di Gisors e Rochemaure. Aggiungo anche che il castello altoatesino di Mareccio fu, secondo
alcuni studiosi, posseduto dai monaci dell’ordine militare Teutonico.
Insomma, sembrerebbe che il Quadrato del Sator sia depositario di un simbolo, forse di un messaggio,
la cui origine è difficile, se non impossibile da rintracciare. Un messaggio facente parte di quelle
conoscenze segrete, oserei dire iniziatiche, che, soprattutto in epoca medioevale, possono essere
state patrimonio di uomini diffusi in tutta Europa dopo che le avevano “rintracciate” o, se
preferite “riesumate”, da qualche arcana simbologia.
E se il “quadrato” fosse legato ad una precisa simbologia tellurico-energetica? L’idea non
sembrerebbe campata in aria.

Sentite cosa dice lo studioso Andrea Romanazzi:

Ebbene questo simbolo quadratico rappresenterebbe il “marchio” che indica i luoghi delle correnti
terrestri che definiremmo “di Osiride” o del sole. Possiamo così definire una differenziazione tra
le correnti terrestri, per ora abbiamo visto il triangolo, legato ad Iside, al culto della vergine
nera e del tredicesimo segno, la luna. Abbiamo poi, visto come questo culto sia strettamente legato
al sole, e, nella cultura egizia, a Osiride, abbiamo così la corrente tellurica “ad quadratum”.

Ma una conferma del fatto che il Sator è uno strumento-segno del culto tellurico lo ritroviamo nel:

IL MITO DI SATURNO E L’ETA’ DELL’ORO e relazione con il Sator
Secondo la tradizione greca, il dio Saturno era stato spodestato da Giove e giunse in Italia. Il
mito narra che Saturno, noto il fatto che un suo figlio lo avrebbe spodestato, iniziò a cibarsi dei
suoi successori, ma a questa strage sfuggì appunto Giove che, adulto, spodestò il padre. Il mito
narra che Saturno, nell’intento di mangiarsi il figlio, con l’inganno va a cibarsi di una roccia. Il
mito potrebbe esser letto come il culto politeista fagocita e “uccide” il culto monoteista del dio
Saturno. La nutrice di Giove fu la dea Amaltea. Con Amaltea ci troviamo in presenza di una antica
dea-madre-capra, il cui corno, detto CORNUCOPIA, rappresentava l’abbondanza. La stessa Amaltea e le
sue sorelle esprimevano anche una antica trinità lunare. Insomma, ad Amaltea si riconducono i segni
di una antica divinità matriarcale connessa alla nascita, alla nutrizione, alla possessione e alla
morte. Non a caso Amaltea era stata la nutrice di Giove, ossia esisteva prima del “padre degli dei”
a simboleggiare un antico potere femminile spodestato da quello maschile.

Ma torniamo a Saturno, spodestato da Giove arriva in Italia, e in particolare nel Lazio, il cui
sovrano era Giano, re delle genti italiche. La stessa Italia fu chiamata Saturnia, “et nomen posuit
Saturnia tellus”.
Anche lo stesso nome del Lazio potrebbe provenire dalla leggenda di Saturno, infatti potrebbe
provenire etimologicamente da LATERE, cioè “nascondere”.
Il nome del dio Saturno, a sua volta, sembra essere in tempi arcaici Sateurnus, che i romani
interpretavano da Satus, l’azione del seminare e, del resto, Saturno era una divinità Arborea oppure
poteva provenire da Satur, cioè fertile. A questo punto è facile trovare una radice e una assonanza
con il SATOR!!!
Questo studio etimologico su Saturno ci permette, dunque, di avvallare la nostra tesi sul sator,
cioè che il famoso quadrato magico non è altro che un simbolo magico legato al culto Tellurico.

Personalmente, trovo il Quadrato del Sator di una strana bellezza. Le lettere formano quasi una
musica, una ritmica tutta speciale che sembra volerci ricordare l’armonia del cosmo. Nella
perfezione semplice di quelle 25 lettere intersecantesi e speculari, non mi è difficile ravvedere
l'”armonia degli ordini manifesti” e non mi stupisco se i maghi, gli ispirati o semplicemente gli
artisti di imprecisabili millenni se ne sono sentiti irresistibilmente attratti. Si direbbe una
sorta di Tavola Smeraldina ad uso popolare, di facile memorizzazione ma contenente princìpi eterni.
Se, infatti, “ciò che sta in alto è come ciò che sta in basso”, guardando il Quadrato del Sator si
verifica una sorta di spontaneo accostamento mentale, un’attivazione simbolica di questa verità. Un
promemoria, insomma, qualcosa che ha tutti i requisiti per divenire un “Segno del Comando”, cioè un
simbolo attivo dotato del potere della Luce.

Per associazione, infatti, tutto ciò che armonizza in sé l’energia dell’equilibrio, seppur
rappresentato in forma grafica, diviene un vero e proprio “conduttore energetico”, attivabile per
tutti coloro che ne possiedono la conoscenza o solo passivamente ammirabile dal “volgo” ignorante.
Forse è questa natura talismanica, o meglio, questo carattere di Pentacolo, che il Quadrato del
Sator sembra possedere appieno, ad aver attratto quegli esoteristi che senz’altro germogliarono e
proliferarono fra le file dei Cavalieri Templari. Ma essi stessi non furono i primi né gli ultimi
fra coloro che, leggendo o pronunciando nelle varie combinazioni le parole del “quadrato”, hanno
potuto intravedere e, forse, afferrare un raggio della misteriosa forza dell’universo.

assgraal@katamail.com

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