Il guru nella vita dei suoi devoti – di Stanislav Grof (parte seconda)

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Il guru nella vita dei suoi devoti

di Stanislav Grof (parte seconda)

Quando accade l’impossibile

Questo tipo di approccio, tipo “doccia scozzese”, che univa favori e manifestazioni di affetto a un
completo disinteresse, a freddezza o perfino a commenti negativi, sembrava essere una strategia di
Baba per ridurre il senso di importanza e il sentimento di esclusività nei suoi seguaci. Salimmo in
taxi e andammo in macchina all’aeroporto dove ci aspettava un lungo volo per Melbourne.

L’aereo era pieno e i sedili della classe economica ci sembrarono straordinariamente stretti,
specialmente per persone con gambe lunghe come le nostre. Stanchi dalla lunga giornata e compressi
negli scomodi sedili, ci sentivamo sconfitti e rassegnati.

“Staaan, Christiiina!” L’urlo della hostess ci scosse dal nostro stato d’animo depresso. “Che
sorpresa! Se avessi saputo che eravate su questo volo, vi avrei messo in prima classe. Ma ho per voi
due posti nella business class.” Si scoprì che un paio di anni prima la hostess aveva partecipato a
uno dei nostri seminari di Esalen: le sedute di respiro olotropico erano state per lei un’esperienza
molto positiva, che le aveva trasformato la vita. Seduti comodamente, ci domandammo se questa fosse
un’incredibile, improbabile coincidenza o se fosse un’altra delle grazie del guru…

Quando finalmente arrivammo a Melbourne, fummo accolti all’aeroporto dai nostri cari amici e ospiti,
Muriel e Al Foote. Mentre eravamo in viaggio verso la città, ci dissero che avremmo passato il primo
giorno e la prima notte da loro amici, il cantante d’opera australiano Greg Dempsey e sua moglie
Annie. Quando arrivammo all’abitazione dei Dempsey, scoprimmo con nostra sorpresa che Greg e Annie
erano entrambi seguaci di Swami Muktananda. La casa era piena di fotografie di Baba: ne avevano una
perfino in bagno.

Mentre ci stavamo sedendo per la colazione, Muriel ci confessò con grande imbarazzo che si sarebbe
unita a noi una giovane donna che voleva conoscerci: “Mi dispiace veramente. So che siete stanchi
morti.” si scusò. “Sono molti quelli che mi hanno chiamata per incontrarvi qui a Melbourne. Sono
riuscita a dire di no a tutti tranne che a lei. Aveva qualcosa di speciale: ha lavorato con le
persone in punto di morte, come avete fatto voi, e sembrava così carina!”

Quando la donna arrivò, si scoprì che, senza che Muriel lo sapesse, veniva dall’ashram di Siddha
Yoga di Melbourne. Ci disse che, proprio mentre stava per uscire dalla porta, aveva squillato il
telefono. Era Baba, che informava le persone dell’ashram del nostro arrivo a Melbourne: avrebbero
dovuto aiutarci perché noi facevamo “il suo lavoro”. Durante la colazione, sentimmo diverse storie
su Baba e venimmo a conoscenza della crescita del movimento Siddha in Australia.
Passammo la notte a casa di Greg e Annie.

Il giorno dopo, i Foote ci portarono a Blackwood, a pochi chilometri da Melbourne, dove si trovava
la loro casa e il centro per i seminari dove, alla sera, iniziammo il nostro sulla respirazione
olotropica. La magia di Siddha sembrava continuare. Tra le venticinque persone del gruppo, otto
avevano avuto esperienze di Luce Blu, Perle Blu o Persone Blu, che per il Siddha Yoga sono segni di
buon auspicio e di importanti progressi nel percorso spirituale. Uno dei partecipanti cominciò a
cantare spontaneamente Om Namah Shivaya, senza conoscere che cosa fosse. Nessuno di loro sapeva dei
nostri contatti con Swami Muktananda.

Un altro episodio interessante che vorrei raccontare avvenne molti anni dopo. Come ho già detto a
proposito del nostro ultimo incontro con Baba, Christina e io avevamo ricevuto da lui una magnifica
ametista nera, con la quale ci aveva consigliato di fare un anello da portare sempre. Solo dopo
scoprimmo che la scelta delle pietre aveva un significato più profondo. Fin dai tempi antichi le
ametiste hanno la fama di proteggere il possessore dalle intossicazioni (come indica il nome greco,
methystos, che significa “intossicato”, ma con un alfa privativo che esprime negazione). La cosa
sembrava ragionevole considerando il mio lavoro con le sostanze psichedeliche e i problemi di
Christina con l’alcol.

Poco dopo il nostro ritorno dall’India, una serie di disastri naturali devastarono la costa di Big
Sur. Un incendio catastrofico distrusse una grande area della riserva naturale di Ventana, e spogliò
la catena di montagne litoranee di tutta la vegetazione per una lunghezza di trenta chilometri:
dall’eremo del Cuore Immacolato fino a Ventana Inn. Il successivo attacco furioso di piogge
torrenziali sulle pendici non protette della montagna causò massicci smottamenti. Highway 1, la
stupenda strada panoramica che unisce l’Esalen Institute con Monterey e il suo aeroporto, rimase
bloccata per diverse settimane. Tutti i seminari di Esalen, compresi i nostri, dovettero essere
cancellati.

L’evento ebbe serie ripercussioni finanziarie per Esalen, e particolarmente per noi: allora vivevamo
con un budget molto limitato e il mancato introito dei seminari fu molto gravoso. Non era quello il
momento più adatto per seguire il suggerimento di Baba e incastonare le nostre ametiste in oro per
farne anelli. Io, essendo il più razionale della coppia, avrei rimandato, ma Christina “sentiva”
fortemente che avremmo dovuto farlo comunque.

Così, quando ci recammo a Carmel per commissioni, impiegandoci sette ore invece delle solite due a
causa della deviazione provocata dalle frane, ci fermammo da un gioielliere per ordinare gli anelli.

Due settimane dopo, prima di partire per la Francia, prima tappa di un tour europeo di seminari,
sulla via per l’aeroporto, ritirammo gli anelli. A Parigi il primo seminario prevedeva un fine
settimana di esercizi sulla respirazione olotropica con circa trenta partecipanti. Mentre facevamo
il giro per presentarci, una dei membri del gruppo, Simone, disse che il suo disturbo principale era
un forte dolore addominale, che interferiva seriamente con la sua vita di ogni giorno. Poiché
diversi esami non erano riusciti a trovare alcuna causa per questo suo problema, pensava che
l’origine fosse psicosomatica, e sperava che il lavoro sul respiro l’aiutasse a fare luce sulla sua
difficoltà.

Impaziente di cominciare la sua ricerca, chiese al suo partner per la respirazione di poter iniziare
per prima. Il suo processo fu molto intenso, con pianti e divincolamenti. Dopo circa un’ora
dall’inizio della seduta, cominciò a produrre suoni rumorosi e chiese di me: mi confidò che il
dolore alla pancia era notevolmente aumentato e domandò che cosa potesse fare. In quelle situazioni
in genere aumentavamo il dolore con pressioni esterne incoraggiando la persona a trovare un modo per
esprimere i propri sentimenti.

Chiesi a Simone di contrarre l’addome mentre io, usando la mano destra che portava l’anello con
l’ametista, esercitavo una pressione nel centro dell’area dove provava dolore. La incoraggiai poi a
esprimere pienamente con suoni e movimenti le sue reazioni emotive al mio intervento.

Simone spingeva la pancia tesa contro di me: tratteneva il respiro e il suo volto esprimeva sempre
più lo sforzo. Stava diventando paonazza, quando improvvisamente lanciò un urlo agghiacciante come
mai prima avevo udito nella mia vita. Simone cominciò quindi a respirare normalmente, entrò in uno
stato di profondo rilassamento mentre un sorriso di beatitudine apparve sul suo volto. Poco dopo mi
disse che per la prima volta, da anni, si sentiva completamente liberata dal dolore. Alla sera,
quando il gruppo si riunì per condividere le proprie esperienze, lei descrisse quanto le era
accaduto durante la seduta.

All’inizio aveva rivissuto ricordi della sua vita legati a dolori di pancia, compresi i ripetuti
abusi sessuali da parte di un parente. Poi andò più in profondità e affiorarono i ricordi della sua
nascita. Rivivendo il difficile passaggio attraverso il canale del parto, sentì che il suo dolore
addominale era collegato al disagio che aveva provato come feto quando si sforzava di nascere. Man
mano che la seduta continuava, Simone vide scene della storia umana che si riferivano a violenze e
abusi sessuali. Fu quello il momento in cui decise di chiamarmi, perché la sua sofferenza era sempre
più acuta e stava raggiungendo rapidamente il limite della sopportazione.

“Quando hai esercitato pressione sulla mia pancia è successo qualcosa di incredibile,” raccontò poi
al gruppo di condivisione. “Il dolore cresceva di momento in momento ed era diventato assolutamente
insopportabile. Ma io non mi arrendevo ed ero determinata a tenergli testa. A un certo punto il
patimento non era soltanto mio, era tutta l’umanità che soffriva! E allora tutto è esploso in una
luce blu scuro indescrivibilmente bella. E in quella luce è apparsa l’immagine di un guru indiano i
cui manifesti sono dappertutto a Parigi. Portava occhiali scuri e un berretto di lana rosso, e
teneva in mano un mazzo di penne di pavone.”

Un paio di settimane prima del nostro arrivo a Parigi, il successore di Swami Muktananda, il giovane
Nityananda, aveva visitato la città e vi aveva tenuto un seminario intensivo. I manifesti, che si
potevano vedere su parecchi muri e colonne di Parigi, lo rappresentavano assieme al suo maestro.
Christina guardò nel suo portafoglio, tirò fuori l’immagine di Swami Muktananda e la mostrò a Simone
guardandola in modo interrogativo. “Sì è lui lo strano personaggio!” confermò, e poi aggiunse: “Ma
la mia esperienza ha avuto qualcosa a che fare con il tuo anello con l’ametista. La luce blu
sembrava venire fuori proprio da quell’anello.”

Era interessante che Simone associasse la sua guarigione non soltanto all’anello con l’ametista e a
Swami Muktananda, che mi aveva dato la pietra, ma anche al colore blu e, nel Siddha Yoga, le visioni
di luce e di persone blu giocano un ruolo importante e sono considerate di buon auspicio. Molti anni
dopo, durante un altro seminario in Francia, Simone si mise in contatto con me per concludere il
racconto: mi disse che, dopo il seminario di Parigi, il dolore non era più tornato.

Il numero di sincronicità che avevamo sperimentato noi stessi e notato tra i seguaci di Baba era
veramente sorprendente. Il guru appariva nei sogni dei suoi seguaci, durante le meditazioni e nelle
sedute psichedeliche, e queste visitazioni visionarie sembravano essere strettamente legate a eventi
della loro quotidianità. Da queste coincidenze molti seguaci conclusero che Baba fosse consapevole
di tutto ciò che accadeva nella loro vita e che agisse attivamente per arrecare loro un beneficio
spirituale. Assunse così la statura sovrumana di un “burattinaio cosmico” che sovrintendeva alle
esistenze di decine di migliaia di seguaci e studenti, tirando le fila dietro le scene della realtà
materiale.

Il fenomeno mi affascinava al punto che chiesi a Swami Ama, sua assistente per più di venticinque
anni, di sapere da lui quanto fosse consapevole della situazione. Quando ne parlò con lui, Baba rise
della grandiosa fantasia dei suoi seguaci. Le spiegò che durante i quarantacinque anni di
pellegrinaggio in India e di rigorosa ricerca spirituale aveva vissuto molte esperienze in
dimensioni di esistenza più alte, che normalmente rimangono nascoste. Per questo era diventato parte
di questi domini e dei meccanismi con cui influiscono sulla realtà di ogni giorno.

Ad Ama disse anche che, se fosse stato necessario, con la meditazione era in grado di dirigere la
sua mente in aree diverse per ottenere le informazioni necessarie, cosa che molti buoni sensitivi
possono fare. Ma più di ogni altra cosa la sua ardua ricerca spirituale lo aveva portato a
focalizzarsi con estrema chiarezza sull’hic et nunc, sul “qui e ora”, e ad apprezzare le piccole
cose della vita.

Per esempio, disse ad Ama che amava cucinare. E mentre si concentrava con indivisa consapevolezza su
tutti i colori, la struttura, gli odori e i sapori del cibo che stava preparando, migliaia dei suoi
seguaci lo vivevano come l’architetto consapevole e attivo delle loro vite. Era molto divertito
dalla sua fama di poter monitorare l’esistenza di migliaia di fedeli, orchestrando per loro
situazioni spirituali significative e sorprendenti sincronicità fatte su misura.

“Sarebbe troppo lavoro, a me piace la vita semplice,” diceva con un sorriso malizioso.

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