Il diamante del monaco per trovare la felicità e la gioia

pubblicato in: AltreViste 0

Il diamante del monaco

di Anthony De Mello

Tratto da:”Istruzioni di volo per aquile e polli”

AL DI LÀ DI NOI STESSI

C’è qualcosa d’altro da cui dovete liberarvi, se volete trovare la felicità e la
gioia. Dobbiamo cambiare alcuni nostri atteggiamenti. Quali? Il primo è
l’atteggiamento del bambino, che vede unicamente e soltanto se stesso.
Quante volte avete sentito i bambini dire: “Se non giochi con me, vado a
casa”?

Esaminatevi. Pensate a ciò che provoca in voi infelicità e guardate se
potete scoprire quella frase che vi dite quasi inconsciamente: “Se non riesco a
ottenere questo o quello, mi rifiuto di essere felice”. “Se non ricevo questo, o
se non succede quello, rifiuto la felicità”. Molte persone non sono
felici, perché
impongono condizioni alla propria felicità. Scoprite se questo atteggiamento
interiore esiste anche nel vostro cuore ed eliminatelo.

C’è una bellissima storia di un uomo che importunava sempre Dio con
richieste di ogni genere. Un giorno Dio sbottò: “Basta! Sono stufo! Ti concedo
solo tre richieste. Dopo avertele esaudite, non ti darò più nulla. Su,
presentami
le tue tre richieste”.

L’uomo rimase esterrefatto e chiese: “Posso chiederti qualunque cosa?”.

E Dio: “Sì!, ma solo tre richieste e basta!”.

Allora l’uomo cominciò a dire: “Sai, Signore, ho un po’ di vergogna, ma mi
piacerebbe liberarmi di mia moglie: è una stupida e sta sempre a… tu lo sai,
Signore! È insopportabile. Non riesco a vivere con lei. Mi potrei liberare di
lei?”.

“Va bene – disse Dio – il tuo desiderio sarà soddisfatto”. E sua moglie morì.
Quando i parenti e gli amici vennero al funerale e cominciarono a pregare
per la morta, all’improvviso l’uomo rientrò in sé ed esclamò: “Mio Dio, avevo
una moglie fantastica e non l’apprezzavo quando era in vita”. Allora si sentì
molto male, corse incontro a Dio e gli chiese: “Riportamela in vita, Signore”.
Dio rispose: “Va bene; il tuo secondo desiderio sarà accolto”.

Ora gli rimaneva un solo desiderio. Pensò: “Cosa devo chiedere?”. Chiese
un parere agli amici. Alcuni gli consigliarono: “Chiedi dei soldi. Con il denaro
puoi avere quello che vuoi”. Altri: “A cosa ti serve il denaro se non hai la
salute?”. Un altro amico gli disse: “A cosa ti serve la salute se un giorno
morirai? Chiedi l’immortalità!”. Il pover’uomo non sapeva più cosa chiedere,
perché altri dicevano: “A cosa serve l’immortalità se non hai nessuno da
amare? Chiedi l’amore”. Allora si mise a pensare, a pensare… e non riuscì ad
arrivare ad alcuna conclusione, non riusciva a sapere cosa voleva.

Trascorsero cinque… dieci anni…

Un giorno Dio gli domandò: “Quando pensi di presentarmi la tua terza
richiesta?”.

E il pover’uomo disse: “Signore, sono tutto confuso, non so cosa chiedere!
Potresti suggerirmi tu cosa devo chiedere?”.

Dio rise quando sentì questo e disse: “Va bene, te lo dico io cosa devi
chiedere. Chiedi di essere felice, qualunque cosa possa capitarti. Qui sta il
segreto!”.

IL SUONO DELLE MANI CHE APPLAUDONO

Il secondo atteggiamento sbagliato è quello dell’attaccamento. Se vi
attaccate a emozioni negative, non sarete mai felici. Non voglio dire che non si
possano provare quelle che vengono chiamate emozioni negative.

Non saremmo uomini! Se non aveste mai provato ansia o depressione, se
non vi foste mai rattristati per qualche perdita, non sareste uomini. Si possono
provare emozioni negative. Il brutto è che ci si attacca. Fate questo esercizio.
Forse è un po’ difficile, ma molto utile. Immaginate le vostre sofferenze, le
vostre invidie, i vostri sensi di colpa, i vostri risentimenti.
Chiedetevi: “Cosa
succederebbe se io lasciassi tutto ciò da parte?”.

Nel buddismo zen abbiamo un profondo esercizio spirituale chiamato koan.
È un questionario che il maestro sottopone al discepolo e le cui domande non
hanno una risposta razionale. Per esempio: “Qual è il suono delle mani che
applaudono?”. “Quale forma aveva il tuo volto prima di nascere?”.
Voglio darvi un koan come esercizio. Chiedete a voi stessi: cosa
22
capiterebbe se io mi staccassi dalle mie emozioni negative, dal mio senso di
colpa, dai miei risentimenti, dalla mia invidia? Sapete cosa può succedere con
questa domanda, con questo koan? Può venire alla superficie la paura.
Continuate a porvi la domanda. Cosa succederà? Potrete fare una grande
scoperta.

Propongo quattro esercizi semplici, che vi possono aiutare a trovare la
gioia e la felicità.

LE COSE PIÙ BELLE AL MONDO

Il primo esercizio non lo descriverò. Scopritelo nella storia che sto per
raccontarvi.

C’era un grande maestro zen, chiamato Ryokan. Costui abitava ai piedi di
una montagna e conduceva una vita molto semplice. Un giorno, durante la sua
assenza, un ladro entrò in casa sua, ma non trovò nulla da rubare. Mentre il
ladro stava rovistando, il maestro tornò e colse sul fatto lo scassinatore.
Ryokan gli disse: “Hai fatto un lungo viaggio per derubarmi. Non puoi ripartire
a mani vuote”. E gli diede tutti i suoi vestiti e la coperta! Il ladro,

completamente stordito, prese i vestiti e sparì. Dopo che se ne fu andato, il
maestro si sedette sulla soglia di casa, guardò la luna splendente e pensò:
“Poveretto! Come mi sarebbe piaciuto potergli dare questa stupenda luna!”.
Che tipo di esercizio raccomanda questa storia? Provate a scoprirlo.

Questo esercizio e il koan sono eccellenti per chi cerca risultati a lungo
termine. Preferite risultati immediati? Volete provare la gioia immediatamente?
Volete provare la felicità fin d’ora? Tentate di fare questi tre esercizi che vi
raccomando.

Primo esercizio. Provate a dire: “Come sono fortunato! Come sono grato
per tutto ciò!”. Sapete una cosa? È impossibile essere riconoscenti e non
essere felice.
Un giorno un uomo corse dal suo rabbi e gli disse: “Rabbi, devi aiutarmi! La
mia casa è un inferno! Viviamo in un’unica stanza io, mia moglie, i miei figli e
la famiglia di mia moglie. È un inferno! Non c’è spazio per tutti”.

Il rabbi sorrise e disse: “Va bene, ti aiuto, ma devi promettermi di fare
quello che ti dirò”.

E l’uomo: “Te lo prometto, te lo prometto! Te lo prometto solennemente!”.
Il rabbi chiese: “Quanti animali hai?”.

L’uomo rispose: “Una mucca, una capra e sei galline”.

Il rabbi disse: “Rinchiudi gli animali nella stanza e torna tra una settimana”.
L’uomo non credette alle sue orecchie, ma una promessa è una promessa.
Quindi, tornò a casa abbattuto. La settimana successiva tornò sconsolato e
disse al rabbi: “Sto impazzendo! Finirò con l’avere un infarto. Per favore, fai
qualcosa…”.

Il rabbi con calma replicò: “Torna a casa e riporta in cortile gli animali.
Torna da me tra una settimana”.

L’uomo corse a casa sua. Ora, quando tornò la settimana successiva, i
suoi occhi brillavano; esclamò: “Rabbi, la casa è una meraviglia, così pulita! È
un paradiso!”. Avete capito?

“Mi lamentavo sempre di non avere scarpe, finché ho conosciuto una
persona senza piedi!”.

Pensate a quella donna straordinaria, Helen Keller. Sorda, muta, cieca e
nonostante ciò piena di vita. Se saprete essere riconoscenti, troverete il
segreto della felicità. Provate.

Mettetevi al posto di quella paralitica di cui vi ho parlato in precedenza.
Mettetevi al suo posto! Potreste anche gettarvi per terra per provare meglio
questa sensazione. Immaginatevi paralizzati e dite: “Posso fare le cose più
belle del mondo. Ho le cose più belle del mondo!”.

Scoprite quali sono le cose più belle della vita. Allora scoprirete cosa
significa realmente amare, gustare, odorare, vedere, sentire. Vi capiterà di
udire il canto degli uccelli, il vento tra gli alberi e la voce degli
amici, vedrete il
loro volto. Scoprirete tutte queste cose e potrete assaporare il segreto della
gratitudine.

IL DIAMANTE DEL MONACO

Secondo esercizio. È molto semplice: pensate alla giornata di ieri.

Ricordate cosa è successo, un episodio dopo l’altro, e per ognuno esprimete
la vostra gratitudine.

Ringraziate. Dite: “Grazie” “Che fortuna che mi sia capitato questo!”. Con
ogni probabilità vi ricorderete anche di qualche fatto spiacevole. Allora
fermatevi. Pensate. “Quello che mi è capitato è stato messo lì per il mio bene”.

Pensate così, dite: “Grazie”, e continuate.

Il terzo esercizio che vi propongo ha a che vedere con la fede. I due
precedenti riguardavano la gratitudine. Questo riguarda la fede, cioè il credere
che tutto dato, permesso da Dio per il bene di ciascuno di noi.

Chiamo questo esercizio: benedizione. Pensate a fatti del passato,
piacevoli o spiacevoli. E dite: “Mi hanno fatto del bene, sono stati buoni!”.
Pensate alle cose che vi capitano e dite: “Va bene così, va bene così…”.

Pensate al futuro e dite: “Andrà bene così, andrà bene così…”. E considerate
quello che succederà. La fede si trasformerà in gioia. La fede che crede che
tutto è nelle mani di Dio e che tutto ridonderà a felicità per noi.

Un uomo corse incontro a un monaco che passava per il villaggio. “Dammi
la pietra, la pietra preziosa!”.

Il monaco gli chiese: “Di quale pietra stai parlando?”.

E l’uomo: “Questa notte Dio mi è apparso in sogno e mi ha detto: “Domani
un monaco passerà per il villaggio a mezzogiorno; ti darà la pietra che porta
con sé e tu diventerai l’uomo più ricco del mondo”. Quindi, dammi la pietra!”.
Il monaco rovistò nel suo sacco e tirò fuori un diamante. Il diamante più
grande del mondo, grande come la testa di un uomo! Poi disse: “È questa la
pietra che volevi? L’ho trovata nella foresta. Prendila!”.

L’uomo prese la pietra e andò di corsa a casa sua. Quella notte però non
riuscì a chiudere occhio. Il giorno seguente, di buon’ora, andò dal monaco che
stava dormendo sotto un albero, lo svegliò e gli disse: “Ti restituisco il tuo
diamante. Preferisco avere quella ricchezza che ti rende così capace di
disfarti della ricchezza”.

Questo è ciò che dobbiamo scoprire se vogliamo trovare la gioia.

Condividi:
Sottoscrivi Notifiche
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments