IA contro Medici: i chatbot sanno davvero fare diagnosi corrette?

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IA contro Medici: i chatbot sanno davvero fare diagnosi corrette?

Se diamo loro tutte le informazioni utili, i chatbot riescono quasi sempre ad arrivare a una
diagnosi corretta. Ma quando si tratta di ragionare per ipotesi, la questione cambia.

1 maggio 2026 – Chiara Guzzonato

Psicologo, cuoco, traduttore, talvolta anche partner: l’intelligenza artificiale può vestire (più o
meno bene) molti panni, sostituendosi a professionisti in carne e ossa – con tutti i rischi del
caso. Ma come se la cava come medico? Possiamo fidarci delle diagnosi formulate da chatbot come
ChatGPT o Gemini, oppure è meglio ancora recarsi dai dottori dotati di intelligenza umana?

La risposta è, in un certo senso, rassicurante: secondo quanto scoperto da uno studio pubblicato su
JAMA Network Open, se è vero che l’IA se la cava piuttosto bene a formulare diagnosi quando ha tutte
le informazioni necessarie, non è per nulla affidabile nella fase iniziale quando, con pochi dati
alla mano, bisogna capire da quale malattia potrebbe essere affetto il paziente e quali esami
bisogna prescrivere per indagare.

I limiti dell’intelligenza artificiale

I ricercatori hanno chiesto a 21 LLM, tra cui ChatGPT, DeepSeek, Claude, Gemini e Grok, di fingersi
medici in 29 scenari clinici.

I risultati mettono in luce tutti i limiti dell’IA, incapace di ragionamento deduttivo ed efficace
solo se “imboccato” con i dati corretti: se da un lato i chatbot si rivelavano medici validi in
oltre il 90% dei casi quando venivano fornite loro tutte le informazioni utili contemporaneamente,
dall’altro faticavano notevolmente nelle fasi preliminari del processo diagnostico, quelle nelle
quali bisogna redigere una lista di diagnosi differenziali da verificare. Gli LLM analizzati non
sono stati in grado di arrivare a diagnosi differenziali corrette in oltre l’80% dei casi.

Solo assistenti

«Nonostante i continui miglioramenti, i modelli linguistici di grandi dimensioni non sono ancora
pronti per un impiego clinico autonomo e senza supervisione», commenta Marc Succi, uno degli autori.

«Le diagnosi differenziali sono centrali nel ragionamento clinico e sono alla base di quell’arte
della medicina che l’intelligenza artificiale non è ancora in grado di replicare». Cari medici,
potete stare tranquilli: l’IA avrà una grafia più chiara della vostra, ma non è ancora in grado di
rimpiazzarvi.

bit.ly/3OPpAKH

da focus.it

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