I cicli della vita e della morte 2

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I cicli della vita e della morte – parte 2

Accettare di buon grado i cambiamenti

La vita è dinamica, fluida, in continua trasformazione. Tutti gli oggetti e le forme intorno a noi
cambiano. Dobbiamo essere sempre disposti ad avanzare, ad amare con maggiore profondità e a imparare
cose nuove. Affrontando i cambiamenti che troviamo sul nostro cammino dobbiamo evitare di
considerarli a livello personale. Certe persone o situazioni vengono fatte uscire dalla nostra
esistenza solo per favorire la nostra crescita. Tutto cambia, perché questa è la natura
dell’universo. Se affrontiamo e accettiamo i rinnovamenti, la transizione avviene molto più
facilmente. Le innovazioni rappresentano le opportunità di eliminare paradigmi obsoleti e di
lasciare spazio a nuovi modi di essere e di porsi in relazione con gli altri. Se l’atteggiamento nei
confronti dei cambiamenti è positivo, aumenta anche la capacità di imparare e crescere in fretta e
con gioia; la paura e la resistenza che opponiamo loro creano invece disagio e sofferenza.

Assumere i propri rischi significa avanzare oltre i limiti personali e aprirsi a nuove idee,
esaminando con attenzione le modalità con cui impediamo a noi stessi di raggiungere quello che è il
nostro bene maggiore. Cerchiamo invece di apprezzare i mutamenti necessari a completare la nostra
trasformazione. Benedite ogni opportunità di identificare e lasciar andare i programmi che portano
alla negazione del sé, e di modificare il proprio stile di vita per poter raggiungere i livelli
massimi di crescita spirituale.

Cicli annuali

Per tutto c’è un momento e un tempo per ogni azione, sotto il sole.

Ecclesiaste 3.3

Progrediamo anche grazie a cicli annuali che ci aiutano a crescere. Ogni primavera inizia la
stagione della crescita sia per la natura sia per noi, che riceviamo determinate lezioni e compiti
da svolgere dal punto di vista fisico, mentale, emozionale e spirituale. Noi stessi abbiamo scelto
tali lezioni a un livello più elevato di consapevolezza. Se riusciamo a impararle avanziamo verso
una maggiore comprensione e conoscenza del sé; in caso contrario le ritroveremo ad aspettarci l’anno
seguente.

Tutti agiamo spinti dall’energia del cambiamento, anche se non ci fermiamo a pensarci sopra. Ogni
anno, le lezioni che non abbiamo imparato durante il precedente ciclo primavera- autunno ci
attendono di nuovo. Se vogliamo, possiamo trascorrere l’intera esistenza evitando le nostre lezioni:
le ritroveremo comunque ad attenderci nelle incarnazioni successive, finché non decideremo di
impararle. Dio è molto paziente.

Dalla primavera all’autunno l’energia è molto elevata, e di solito gli avvenimenti si susseguono a
un ritmo tale che abbiamo a malapena il tempo di valutarli. Con l’arrivo dell’autunno e durante
l’inverno ci è data la possibilità di riflettere e di assimilare. Se consideriamo con attenzione ciò
che abbiamo imparato e quello che abbiamo• invece lasciato in sospeso, possiamo prevedere cosa ci
aspetterà nella primavera seguente.

Le nostre lezioni sono varie come l’evoluzione e le necessità individuali. Possiamo imparare a
perdonare noi stessi e gli altri, a superare la paura di essere rifiutati e di ritrovarci soli, ad
assumerci la responsabilità delle nostre scelte, a sviluppare un’immagine positiva di noi stessi, a
utilizzare un talento finora ignorato, a fare chiarezza sugli impegni assunti, a comunicare esigenze
ed emozioni o ad amare gli aspetti più deboli della nostra persona.

Per esaminare con maggiore chiarezza le lezioni che ci sono state assegnate, possiamo rivedere
un’esperienza vissuta nel corso dell’anno precedente e che abbiamo ritenuto spiacevole o infelice.
Quando ci troviamo in un tranquillo stato meditativo, cerchiamo di ricordare quell’esperienza e le
persone coinvolte, chiedendo poi mentalmente a noi stessi: “Qual è la lezione positiva che avrei
dovuto imparare in questa occasione?” L’intuizione arriverà solo se saremo disposti a vedere la
nostra parte nella creazione ditale avvenimento e non proveremo più il desiderio di addossarne ogni
colpa agli altri.

La stagione della crescita è un periodo in cui, se siamo abbastanza attenti, possiamo condensare
vent’anni di lezioni in un ciclo di sei mesi. Dal 23 settembre al 21 marzo è invece il tempo
dell’introspezione (nell’emisfero meridionale del pianeta le stagioni di crescita e introspezione
sono invertite). Gli animali vanno in letargo, gli alberi dormono. La linfa vitale abbandona gli
alberi così come all’interno dell’organismo cala l’energia: subiamo tutti questo cambiamento di
livello dell’energia. E il momento di guardarsi dentro. I sogni diventano più intensi e frequenti
perché i maestri si fanno avanti per aiutarci a chiarire le lezioni che abbiamo imparato durante la
stagione della crescita. Nell’arco dell’intero anno, gennaio è il mese con il più basso livello di
energia. In questo periodo le persone che non meditano ne hanno ben poca e possono cadere in preda
alla depressione. Se meditiamo, ci ricarichiamo quotidianamente di energia, mantenendola a livelli
elevati. Se ci accorgiamo che continua invece a calare, aumentiamo di cinque minuti al giorno il
tempo dedicato alla meditazione. Per ricevere più energia durante la giornata, teniamo le mani con
il palmo rivolto all’insù e pensiamo all’energia che circola in noi. Oppure usciamo e cerchiamo il
contatto con la natura, abbracciando un albero e visualizzando l’energia che torna in noi. Siate
consapevoli dell’esistenza di una scorta infinita di energia a cui potete attingere ventiquattr’Ore
su ventiquattro.

Gennaio è il mese in cui è più facile morire. La maggior parte della gente non vuole farlo prima
delle festività di dicembre, addolorando amici e parenti, e aspetta finché l’energia è al livello
più basso, facilitando così il distacco. Ogni cosa, compresi noi stessi, è composta da energia in
continuo movimento e cambiamento. Il segreto consiste nel mantenerne elevato il livello. In queste
condizioni siamo in grado di manifestare qualunque cosa.

Vita e morte: due facce della stessa medaglia

È stata l’esperienza di premorte a porre completamente fine a tutte le mie vecchie credenze sulla
natura della realtà, su cos’è la vita e sul motivo per cui ci troviamo qui. Per molti di noi
un’esperienza del genere è sconvolgente, in quanto ci permette di renderci conto che non possiamo
fuggire da noi stessi. La vita è eterna, noi continuiamo ad andare avanti, incontrando all’infinito
il nostro essere e le nostre paure, finché non decidiamo di amarci e impegnarci a fondo per la
nostra crescita.

Se vogliamo arrivare a comprendere il significato della vita su questa Terra, dobbiamo imparare a
capire la morte. E solo allora che possiamo vedere la prospettiva completa, mettendo insieme i vari
pezzi del mosaico. Grazie alla meditazione, con il passare del tempo la morte non fa più paura,
perché impariamo a entrare in connessione con altri livelli di vita; ci rendiamo infatti conto di
vivere allo stesso tempo in regni diversi, e scopriamo che solo il corpo fisico viene abbandonato al
momento della morte.

LA NATURA DELLA MORTE

La morte non esiste. Se le persone riuscissero a capire correttamente questo avvenimento, non
avrebbero più paura dell’ignoto. La morte non è altro che un’inevitabile transizione che ogni anima
compie quando lascia il corpo fisico. È uno stato di grande libertà che non circoscrive l’anima ai
limiti fissati da tempi e luoghi.

Si tratta di un cambiamento nella frequenza della vibrazione. L’energia o anima che è la nostra
essenza abbandona il corpo fisico al momento della morte. L’organismo si dissolve, dato che il corpo
eterico non risiede più nel veicolo fisico. Nello stato della cosiddetta morte, l’energia (il nostro
spirito) lascia il corpo fisico e non vi fa ritorno. La personalità, i ricordi, la coscienza, tutto
ciò che consideriamo come noi stessi si trasferisce in quest’altra dimensione.

Quelle a cui noi ci riferiamo come vita e morte sono semplici transizioni, cambiamenti nella
velocità di vibrazione in un continuo processo di crescita e sviluppo. L’energia vitale, Dio, è alla
base di tali esperienze. Noi non saremo mai liberi dai cicli di morte e rinascita finché non
arriveremo a conoscere questa energia che si trova dietro le apparenze, i cicli e le fasi della
crescita. Se conosciamo la fonte del nostro vero essere, ci identifichiamo con la nostra natura
eterna invece che con le fasi che stiamo attraversando nel particolare momento di una precisa
incarnazione. Conoscere il sé divino significa conoscere ogni cosa.

La morte può essere considerata come una sorta di diploma finale. Non avviene mai per caso:

quando una persona lascia la Terra, significa che la sua anima ha svolto tutto ciò che voleva o
doveva fare, e non ha più alcun bisogno di rimanere sul piano fisico in quella specifica
incarnazione.

In realtà è molto più difficile nascere che morire. Quando viene al mondo, l’anima deve abbassare la
velocità di vibrazione per assumere forma fisica e rinunciare ai livelli di consapevolezza estesa,
in modo da poter imparare e crescere grazie alle lezioni terrene. Dopo la morte possiamo tornare a
un livello più elevato di vibrazione.

Il suicidio è il principale divieto di Dio. La vita nel corpo fisico è il dono più grande che ci
viene concesso, perché in esso impariamo e cresciamo. Possiamo renderci conto che c’è sempre un
aiuto a disposizione nei momenti più difficili: la squadra dei nostri maestri è a disposizione,
purché impariamo ad ascoltare la voce interiore. Se ci suicidiamo, ci separiamo subito dal corpo
fisico e restiamo nel medesimo stato di depressione emozionale, senza avere il corpo che ci aiuta a
imparare le nostre lezioni.

Secondo la mia guida, per reincarnarsi ci vogliono almeno da ottanta a centoventi anni, e ogni
suicidio rende necessarie da due a Otto ulteriori incarnazioni. In seguito dobbiamo affrontare la
stessa situazione che abbiamo voluto evitare togliendoci la vita. Gli avvenimenti particolari, come
le dosi eccessive, “accidentali”, di sostanze stupefacenti o i suicidi provocati da gravi malattie,
devono essere esaminati a livello individuale.

La morte come rigenerazione

La morte intesa come processo di rigenerazione è un concetto molto antico. Vecchie tradizioni
insegnavano come morire, indicando le fasi che una persona deve superare e il modo in cui può
mantenere la consapevolezza per sperimentare pienamente il processo. L’idea della morte ci appare
ora cupa e minacciosa solo perché ci siamo allontanati dalla consapevolezza della nostra vera natura
spirituale.

Se meditiamo ogni giorno, quando siamo pronti ad abbandonare il corpo fisico il processo di
cambiamento delle vibrazioni e di accesso ai livelli estesi di coscienza sarà semplice e spontaneo,
qualcosa a cui guardare con gioia dopo aver svolto un buon lavoro sulla Terra. Possiamo partecipare
in pieno all’esperienza, un’avventura troppo splendida per perderla a causa della paura o
dell’ignoranza.

Vedere la bellezza della morte significa anche rendersi conto della bellezza della vita terrena.
Incarnarsi è un grande privilegio, perché su questo pianeta abbiamo l’opportunità di imparare molto
e in breve tempo. Continuando il processo di crescita, alla fine riusciamo a fondere la nostra
coscienza con l’energia divina, che è priva di forma e si manifesta attraverso tutte le forme ed
espressioni di vita.

I cicli delle relazioni

Anche i rapporti di amicizia e affari, così come il matrimonio, vivono cicli settennali di morte e
rinascita. Giunti al quinto anno di una relazione, dobbiamo stabilire cosa ci piace e tutto quello
che invece non ci soddisfa, cosa va bene e cosa ha bisogno di essere migliorato. È il momento in cui
l’energia di un determinato rapporto sta preparando il terreno al cambiamento; nel caso in cui non
produca alcuna crescita, è probabile che finisca per interrompersi. Non si tratta comunque di una
forma di punizione, ma di qualcosa che deve servire a migliorarci e purificarci per raggiungere il
massimo della crescita e della felicità.

Se entrambe le parti in causa lavorano all’unisono, questi cambiamenti ciclici producono splendide
transizioni in nuove e più eccitanti dimensioni. Ricordatevi che lo scopo di ogni ciclo ed
esperienza è quello di aiutarci a crescere per raggiungere il nostro potenziale più elevato.

da “Il cammino mistico”
Alfasette77

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