Enneagramma: la ricettazione di un simbolo

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Enneagramma: la ricettazione di un simbolo

di Walter Catalano

Introdotto in Occidente da G. I. Gurdjieff, l’Enneagramma, il misterioso
simbolo a nove punte, conosce un inusitato successo nel supermarket del new
age. Dai Sufi ai Gesuiti, tutti ne rivendicano la paternità o
l’appropriazione non sempre legittima. In realtà i significati reali
dell’Enneagramma sono stati profondamente distorti e banalizzati rispetto
all’originario insegnamento. L’industria del new age ha usurpato un simbolo
che non gli appartiene e cerca di venderlo come può: una vera e propria
ricettazione.

Prima che quell’uomo inconoscibile e straordinario che fu Georgi Ivanovic
Gurdjieff riemergesse dalle steppe dell’Asia centrale, intorno al 1913, per
avviare la propagazione del suo insegnamento, l’Enneagramma era del tutto
ignoto. La conoscenza di questo simbolo restò limitata all’ambito
relativamente ristretto dei suoi discepoli e solo nel 1949 l’opera postuma
di P. D. Ouspensky Frammenti di un insegnamento sconosciuto, notevolissima
interpretazione delle idee gurdjieffiane, ne rese pubblica l’esistenza.

L’Enneagramma poteva essere utilizzato per comprendere la relazione e la
trasformazione dei tre nutrimenti (cibo, aria, impressioni) nel corpo umano,
per la sua evoluzione e connessione con i corpi superiori. In esso era
racchiusa e simbolizzata l’azione universale e coordinata delle due leggi
fondamentali del ternario e del settenario: un cerchio che include un
triangolo equilatero intrecciato con un’altra figura a sei lati. Dei nove
lati che lo compongono, sei sono ottenuti da 1 diviso per 7 (che produce un
numero infinito in cui non compare mai il 3, il 6 e il 9), gli altri da 1
diviso per 3 (che produce una serie infinita di 3, di 6 e di 9). I punti in
cui i lati toccano il cerchio sono numerati da uno a nove. Il cerchio
simbolizza lo zero, il serpente ermetico che si morde la coda: in realtà non
si tratta di un cerchio ma di una spirale, perché il simbolo non va inteso
in senso statico ma dinamico.

L’Enneagramma rappresenta ogni processo che si mantiene da solo per
autorinnovamento: per esempio la vita. Per questo, secondo Gurdjieff, è “il
moto perpetuo ed anche la pietra filosofale degli alchimisti”.

Gurdjieff aveva detto anche:

«La conoscenza dell’Enneagramma è stata preservata per molto tempo in
segreto e se adesso, per così dire, è resa disponibile a tutti, è solo in
una forma incompleta e teorica della quale nessuno può fare alcun uso
pratico senza istruzioni da parte di chi sa».

Queste istruzioni, ammesso che il mistagogo caucasico le abbia mai rivelate,
non possono certo essere contenute nei libri, almeno in termini
immediatamente comprensibili: già questo dato di fatto dovrebbe bastare per
rendere edotto il lettore di quanto riduttivo, fuorviante e ridicolmente
banale sia il cosiddetto “ennegramma della personalità” che imperversa oggi,
attraverso pubblicazioni e “seminari”, tra cellulitiche casalinghe
americane, rampanti direttori d’azienda e giovani sacerdoti in cerca di
distrazioni.

Non è comunque il caso di scomodare troppo il grande ierofante armeno né il
suo illustre e ribelle allievo russo, Gurdjieff e Ouspensky vengono
raramente menzionati nell’ambiente dell’enneagramma in salsa new age: per
pretendere di aver “inventato” un simbolo (tentando pateticamente
addirittura di contendersene il copyright per lo sfruttamento commerciale)
bisogna cancellare ogni riferimento a tutti coloro che invece hanno sempre
inequivocabilmente precisato di esserne solo “vie di trasmissione”.

L’Enneagramma di cui parlava Gurdjieff non è l’enneagramma “inventato” dai
new agers; se il primo era per lui “il geroglifico fondamentale di un
linguaggio universale che ha tanti significati diversi quanti sono i livelli
di essere degli uomini”, il secondo è solo la caricatura paradossale di un
unico livello: il più basso.
Il problema delle fonti a cui Gurdjieff attinse l’Enneagramma (ed il nucleo
della sua dottrina) resta insoluto: la Confraternita di Sarmoung, “fondata a
Babilonia nel 2500 a.C.”, secondo le sue parole, non è che un mito e sono
dubbie le testimonianze ad usum delphini prodotte dal neo-sufi (o forse
meglio pseudo-sufi) Idries Shah per identificarla con presunti ordini sufici
afgani legati alle confraternite Naqshbandi e Qalandari dell’Asia centrale.

Elémire Zolla sostiene nel suo Uscite dal mondo: “Un giorno un’amica mi
mostrò in un angolo nella volta d’una antica moschea di Kerman esattamente
la figura mandalica di Gurdjieff “.

In realtà i Sufi che smentiscono ogni relazione con l’Ennegramma sono tanti
almeno quanto quelli che se ne attribuiscono la paternità. L’unico esempio
occidentale di figura a nove punte abbastanza simile all’emblema della
Quarta Via risale invece ad Athanasius Kircher (1601/1680) nella sua opera
Arithmologia del 1665. Kircher aveva profondi interessi per il pitagorismo e
la Qabbalah, sperimentò gli effetti del suono sulla materia e dedusse che
l’ordine universale fosse basato sul numero e l’armonia delle vibrazioni
sonore, inoltre fu il primo occidentale a cercare di decifrare i geroglifici
egizi. Era un gesuita: curioso come i gesuiti di oggi condividano analogo
interesse per l’enneagramma, seppure nella sua formulazione limitativa e
psicologizzante.

Veniamo ora alle distorsioni del new age. Il preteso “inventore”
dell’enneagono (questo il nome che preferisce dare all’ennegramma) è il
boliviano Oscar Ichazo. Nato nel 1931, scopre a 19 anni i libri di Ouspensky
Frammenti di un insegnamento sconosciuto e Tertium Organum e partecipa a
Buenos Aires alle attività di un gruppo probabilmente collegato con la
Quarta Via.

Qualche anno dopo, per intercessione di Metatron, l’Arcangelo Gabriele –
secondo le sue dichiarazioni- visualizza l’enneagono (senza scomodare le
alte gerarchie angeliche, avrebbe potuto più semplicemente aprire il ben
noto libro ouspenskiano!) e dal 1955 comincia a condurre gruppi, fondando in
seguito l’Istituto di Gnoseologia di Arica in uno sperduto villaggio cileno
sul confine desertico con il Perù.

Il frequentatore di arcangeli sostiene di aver viaggiato nell’Hindukush e
nell’Afghanistan dove avrebbe rintracciato la stessa scuola esoterica da cui
proveniva Gurdjieff (in seguito però si preferirà smentire o ignorare
qualsiasi riferimento al maestro caucasico, forse per evitare in modo
indolore possibili comparazioni) e di esserne stato proclamato il Qu Tub,
l’Asse, colui che avrebbe portato la Conoscenza in Occidente.

Nel 1969 Ichazo tiene un corso per psicoterapeuti a Santiago del Cile: il
tema è L’ennegramma come mappa della psiche umana e delle sue fissazioni
caratteriali. Al corso partecipa Claudio Naranjo, esperto di droghe
psicotrope, psicoterapeuta e ricercatore associato presso l’Università
cilena e quella californiana di Berkeley. Colpito dalle idee di Ichazo, più
che dal suo carisma personale, Naranjo propaganda le teorie del boliviano ad
Ersalen, allora centro del movimento per il potenziale umano, e convince lo
scienziato John Lilly (sulla figura reale di questo paradossale personaggio
è stato modellato il protagonista immaginario del film di Ken Russel Altered
States) a frequentare con lui un seminario di dieci mesi ad Arica.

I due pionieri passano sette mesi fra ginnastiche, meditazione, conferenze
ed esperimenti; Naranjo sostiene di aver realizzato il satori, ma questo
notevole conseguimento non gli impedisce di venire cacciato dal gruppo come
indesiderabile per “attitudini messianiche, individualismo ed egocentrismo”.
Lilly resiste circa un mese di più.

Nel frattempo Naranjo, che a sua volta conosce i libri di Ouspensky,
riflette sul materiale riguardante l’enneagramma e le compulsioni
psicologiche di cui si è appropriato ad Arica. Vede una corrispondenza tra
lo schema di Ichazo, i sette peccati capitali del Cristianesimo, lo zodiaco
e varie tipologie psicologiche: su queste basi elabora il suo collage
personale. Dal momento che ha fatto voto di riservatezza a Ichazo riguardo a
tutte le informazioni conseguite nel suo istituto, gli scrive chiedendogli
il permesso di insegnare la sua versione della “dottrina”. Ichazo non
risponde. “Chi tace acconsente” deduce Naranjo e forma una sua scuola, il
SAT ( Seekers After Truth, cioè Cercatori di Verità -guarda caso lo stesso
nome che Gurdjieff dava, nella sua biografia mitica Incontri con uomini
straordinari, al gruppo di compagni con i quali aveva intrapreso da giovane
le sue ventennali esplorazioni dell’Asia).

Favorito dal clima psichedelico della California di fine anni ’60, il SAT
conta in breve centinaia di allievi; ma anche Ichazo approda in Nord America
nel 1971, tentando di esportare Arica al modico prezzo di 3.000 dollari,
satori garantito (distorcendo il termine zen, Ichazo non intende
l’Illuminazione ma solo un potenziato senso di benessere fisico e
psicologico). I media gli danno ampio spazio e con essi il libro del solito
Lilly, The Center of the Cyclone, che racconta pittoresche esperienze con
l’LSD, fornendo anche ampi resoconti dell’addestramento spirituale presso
l’istituto cileno di Ichazo.

A questo punto Naranjo ha un love affair di notevoli conseguenze per il
futuro del suo SAT: incontra infatti ad una conferenza di Pamela Travers (la
scrittrice australiana che ha inventato Mary Poppins, nonché allieva di
Gurdjieff), Kathleen Riordan Speeth, figlia di due allievi diretti di
Gurdjieff e di Orage (l’anfitrione gurdjieffiano in America), che è
letteralmente cresciuta all’interno della Quarta Via. Sedotta dal latin
lover cileno, la Speeth abbandona la Fondazione Gurdjieff per il SAT,
portandosi dietro le sue ampie conoscenze, almeno a livello exoterico, delle
tecniche gurdjieffiane (i Movimenti Sacri, ecc.).

Dopo il 1975 Naranjo, nonostante o forse a causa dell’ingombrante compagnia
femminile, si stacca gradualmente dal SAT e lascia gli Stati Uniti (c’è
forse anche qualche problema di droga) per continuare la sua attività prima
in Sud America e poi in Spagna. La sua ex compagna continua a tenere da sola
seminari fino alla metà degli anni ’80 prima di prendere l’ardua decisione
di cessare l’insegnamento:

«Non sopporto più il peso karmico di aver divulgato tutto questo -dichiarerà
in un’intervista- ci si può fare molto denaro, ottenere grande prestigio, ma
non lo si può usare per scopi trascendenti. Devo dire sinceramente di non
aver mai visto nessuno svilupparsi usando l’ennegramma della personalità».

Lacrime di coccodrillo, il pasticcio è ormai fatto: Helen Palmer scopre
l’enneagramma ai corsi della Speeth e forma subito dopo la sua scuola di
tipologia partorendone la versione più grossolana e banalizzante. La Palmer
si vanterà di aver insegnato l’enneagramma “nelle sale da ballo e nei licei,
nelle aziende e nei centri finanziari” e utilizzerà termini assurdi come
“psicotecnologie” o “tecnologie spirituali”; insieme a lei c’è padre Robert
Ochs che sdogana presso la Loyola University di Chicago il primo corso
sull’enneagramma benedetto da Santa Madre Chiesa.

Padre Ochs adatta la tipologia di Naranjo facendola coincidere con i sette
peccati capitali cattolici -rabbia, superbia, invidia, avarizia, gola,
lussuria, accidia- e richiede il vincolo di segretezza dai partecipanti
(tutti gesuiti) ai suoi corsi. Naturalmente il discepolo padre Pat O’Leary
rende subito pubblico tutto quanto ha appreso sull’enneagramma pubblicando
il primo libro sull’argomento, a questo volume seguono vari testi di Don
Riso, un ex gesuita, di Helen Palmer e più tardi dello stesso Naranjo, dei
suoi allievi e degli allievi dei suoi allievi.

Il genio è ormai uscito dalla bottiglia, il mercato dell’enneagramma new age
è in piena espansione. Nel 1989 Ichazo con il suo Istituto di Arica rompe
finalmente il silenzio e, reclamando i diritti di copyright
sull’enneagramma, denuncia O’Leary e gli altri preti e monache che hanno
osato divulgare la sua “invenzione”.
Dopo due anni denuncia per gli stessi motivi anche Helen Palmer. La corte
però reputa ovviamente inconsistenti gli argomenti addotti dal boliviano per
esigere un genere inusitato di copyright. Seguono in anni recenti
significativi scambi di accuse e di invettive fra Naranjo, che definisce il
movimento dell’enneagramma il “suo figlio bastardo” e la Palmer che replica
sostenendo che:-

«Ichazo cacciò Naranjo fuori da Arica nel 1970 per punirlo di aver svenduto
una tradizione mistica a psicologi affaristi. Ora Naranjo fa agli altri
quello che è stato fatto a lui, criticando e cercando di cancellare il
lavoro di trasformazione spirituale sviluppato nella generazione
successiva».

Mentre i responsabili del grande bluff litigano fra loro, nel 1994, si tiene
la Prima Conferenza Internazionale sull’Enneagramma alla Stanford University
con 1.600 relatori e per il mondo si diffondono nastri, video, gruppi di
studio, corsi con certificato, ritiri e laboratori; nelle aziende americane
si seleziona il personale in base alla tipologia dell’enneagramma; gli
sceneggiatori televisivi e hollywoodiani se ne servono per costruire le loro
trame; e (pare) perfino la CIA la usa per addestrare i suoi agenti. Ma
l’albero si vede dai frutti ed i frutti ce li abbiamo sotto gli occhi ogni
giorno!

Solo molto di recente con la progressiva flessione di tutto il mercato del
new age, anche l’enneagramma sembra segnare il passo. Quando i mercanti
avranno raschiato anche il fondo del barile dovranno cercarsi un altro
barile ed un altro prodotto da smerciare. Allora, finalmente, anche
l’enneagramma potrà tornare nel silenzio; perché solo dal silenzio può
scaturire la Conoscenza.

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