Effetto Mozart da Il Resto del Carlino

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Effetto Mozart da Il Resto del Carlino

Il Resto del Carlino

La cura per l’epilessia viaggia sulle note di Mozart. La speranza per 50 milioni di persone colpite
dalla sindrome neurologica si chiama ‘Effetto Mozart’

LONDRA, 2 APRILE 2001 – Si chiama ‘Effetto Mozart’, è l’ultima frontiera della speranza per 50
milioni di persone nel mondo. Quelle contate dall’Organizzazione mondiale della sanità fra coloro
che soffrono di epilessia: il rimedio per alleviare la loro sofferenza potrebbe essere scritto su
cinque righe, e da almeno 250 anni. Come quelle che racchiudono la sonata K448.

A sostenerlo è un gruppo di scienziati britannici del Royal College of Physicians che ha riscontrato
l’effetto positivo della musica dell’enfant prodige di Salisburgo sui pazienti epilettici che sono
stati esposti per dieci minuti alle sue note per poi essere esaminati. Tanto è bastato per
migliorare la loro abilità a muoversi nello spazio, come tagliare un pezzo di carta o piegarlo. In
altri test, dove è stato insegnato ad alcuni bambini a suonare semplici melodie su uno strumento a
tasti, comprese quelle di Mozart, si è constatato che la loro risposta è stata migliore se
paragonata a quella di bambini che hanno passato il loro tempo davanti al computer. A confermarlo
anche le cavie: studi sui topi hanno mostrato che quelli ai quali era stata fatta ascoltare la
sonata K448 erano in grado di attraversare un labirinto più velocemente rispetto a quelli lasciati
in silenzio.
La notizia ha scatenato la caccia agli altri spartiti che potrebbero avere lo stesso effetto
positivo sul cervello: il professor Jenkins, che ha passato in rassegna la ricerca internazionale
sulla musicoterapia, ha dichiarato alla Bbc che è molto probabile che anche altri compositori
possano scatenare l’effetto Mozart. Primo fra tutti, Bach.

Tracce luminose hanno mostrato che il cervello umano usa una vasta area per ascoltare la musica,
l’emisfero sinistro governa lo sviluppo del ritmo e dell’intensità del suono, quello destro il
timbro e la melodia. Risultato: ascoltare musica mette in moto le parti rilevanti del cervello. Non
a caso la Performing Right Society (Prs) ha lanciato uno studio sul potere e gli effetti spesso
nascosti della musica dal titolo “The Power of Music”.
Anche se occorrono altre ricerche, anche se altri studiosi non sono stati in grado di arrivare agli
stessi ottimistici risultati, il professor Jenkins si augura che la sua teoria possa incoraggiare la
ricerca e la speranza nel trattamento dell’epilessia.

di Errica Dall’Ara (su “Il Resto del Carlino” 03.04.2001)

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