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E SE LA MALATTIA FOSSE UN MESSAGGIO?

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[ 4 minuti di lettura ]

E SE LA MALATTIA FOSSE UN MESSAGGIO?

di Barbara Marchand

per Edicolaweb

Credere che la malattia sia esterna all’individuo e che quest’ultimo sia impotente di fronte ad
essa, senza cure e medicine, è falso.

Ma che cos’è la malattia?

La malattia – anche quella seria – come molti sanno già, è la reazione di sopravvivenza di fronte ad
una situazione di urgenza. Arriva quando i livelli energetici si abbassano in modo anomalo. Sul
piano biologico “il terreno” si degrada e i batteri appaiono. La caduta delle energie accompagna
spesso una diminuzione del livello di coscienza. L’individuo ha difficoltà ad esprimersi, allora il
corpo parla al suo posto: ed è malattia.
Non vi sarà mai un malato senza problemi personali importanti!
La malattia può programmarsi in un attimo, a partire da un conflitto psicologico iperacuto
permanente, rappresentato da uno stress permanente vissuto nel silenzio della non-comunicazione. È
il cervello che innesta e disinnesta le malattie e per questo ha a disposizione quattro possibilità:
creare una massa (tumore), scavare (ulcera), bloccare (paralisi) e sbloccare (rilasciarsi).

Il cambiamento-guarigione passa attraverso la risoluzione del conflitto con uno sguardo nuovo sulla
vita e con il rinnovamento del “terreno”.
Per evitare i rischi della malattia, occorre imparare a conoscersi e uscire dalla malattia vuol dire
imparare a capire le cause della degradazione del “terreno” che possono essere psicologiche
(depressioni), geobiologiche (habitat), elettromagnetiche (inquinamento), sottili (possessioni)…
Cancellando la causa il terreno si ristabilisce e la salute ritorna, senza effetti secondari, senza
sequele…
Va ricordato che ricercare soluzioni tecniche sopprime il sintomo ma non risolve la causa.
Per esempio: fatica significa stress, forse anche un conflitto personale. È questo che chiamiamo
“psicosomatica”.

Esiste anche il percorso inverso: la somato-psichica chiamata anche conflitto di diagnosi. Questo
vale per il cancro, per l’AIDS, la leucemia, per le grandi malattie in generale…
Che cosa rappresentano queste parole per ognuno di noi, singolarmente? Quale significato di credenza
atavica diamo a questi simboli? Può questa parola provocare un deprezzamento della persona? Una
depressione?
L’annuncio di un cancro provoca spesso nel paziente colpito reazioni fisiologiche simili a quelle
che provoca un pericolo minaccioso come un’aggressione o un’esplosione: la pressione arteriosa
aumenta, le pupille si dilatano, il ritmo cardiaco accelera, i muscoli si gonfiano. Di fronte al
pericolo, il sistema nervoso simpatico e le ghiandole surrenali liberano una marea di ormoni che ci
predispongono a combattere il pericolo o a fuggire. Nel caso del cancro, la minaccia proviene
dall’interno ed è impossibile affrontarlo con le armi tradizionali del combattimento e ancora meno
fuggire via.

Le conseguenze di un annuncio traumatico possono essere importanti e a volte permanenti come nel
caso del 5% delle donne alle quali è stato comunicato la notizia del cancro al seno. Possono
manifestarsi con una iperattività, segni di depressione, turbe del sonno e dell’attenzione. È quello
che i ricercatori chiamano memoria traumatica. In situazioni di allarme, la memoria diventa più
permeabile agli elementi circostanti che registrano le condizioni del pericolo. Si tratta di abilità
di adattamento e di sopravvivenza, quella che permette di evitare questo stesso pericolo semmai si
dovesse ripresentare.
Uno stress acuto lascia nella memoria traumatica dei segni indelebili provocati da un alto grado di
adrenalina e un tasso debole di cortisolo, due ormoni rilasciati dalle ghiandole surrenali.

Oltre agli ormoni, lo stress post-traumatico colpisce 2 centri nervosi. In primis, l’amigdala, sede
della memoria emozionale (e traumatica), che provoca il sentimento di paura. Poi, l’ippocampo, che
fornisce i segni di riconoscimenti visivi che permettono alla corteccia prefrontale di temperare la
risposta della fuga.
È quindi essenziale che i medici tengano conto di questi dati quando sanno di dover dare una notizia
così traumatizzante come quella di un cancro: non è necessario dare troppe informazioni poiché il
paziente non le ricorderà mai, ma è indispensabile farlo accompagnare da un parente. D’altra parte,
i pazienti che hanno già vissuto episodi traumatizzanti rischiano di soffrire maggiormente di uno
stress post-traumatico e nell’osservazione del paziente i medici dovrebbero tenerne conto.

C’è un altro fatto, forse ancora più grave.

Se la chemioterapia e gli interventi chirurgici invasivi possono sembrare aberranti, esiste da
qualche tempo un’altra forma di aberrazione: il far passare sistematicamente per la trafila della
malattia cancro persone che, anche se deboli, non presentano comunque i criteri energetici del
cancro. Il cancro corrisponde, infatti, ad un livello energetico precisissimo, ad un livello di
stress patogeno, a parametri bioelettronici sballati in modo caratteristico (un pH alcalino) e una
forte carenza in Vitamina. C.
Quello che stupisce di più è che persone che si trovano al di fuori di queste zone critiche siano
inviate sistematicamente nel reparto “cancerologia” senza che nessuno abbia mai verificato se la
loro debolezza energetica è in regressione oppure no.
Alcune malattie arrivano semplicemente per ricordarci che abbiamo sbagliato strada, che recitiamo la
parte di un altro, un ruolo impartito dall’ambiente familiare oppure dal nostro entourage; a volte
possiamo risolverle interrogandoci sulla nostra vita.
È forse questa un’occasione unica per riprenderci per mano, per crescere e sbocciare con tutte le
nostre potenzialità.

Non è però facile e soprattutto il non voler cambiare spesso lascia spazio proprio alla malattia…
Abbiate cura di voi!

Bibliografia:
– “La medicina sottosopra – E se Hamer avesse ragione”, Mambretti e Séraphin, Amrita Editore.
– “Introduzione alla Nuova Medicina”, Dott. Ryke Geerd, HAMER Edizioni Nuova Medicina.
– “Bases de la biologie totale de Claude Sabbah”, Dodelieve Schmidt & Robert Ch., Turmes Luxembourg.

natura@tele2.it

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