Due cervelli: nella testa e nell’intestino

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Due cervelli: nella testa e nell’intestino

Il sistema nervoso enterico ha sede nelle mucose dell’esofago, dello stomaco, dell’intestino.

Due cervelli sono meglio di uno. Quanto meno così si spiega lo stretto rapporto che intercorre tra i
due cervelli del corpo umano, quello che si trova alla sommità della colonna vertebrale e quello
nascosto, ma potente, che ha sede nell’intestino, noto come sistema nervoso enterico, che regola
tutte le funzioni del sistema gastrointestinale (o GI).

Chiunque abbia sentito un certo fastidio allo stomaco prima di parlare in pubblico o abbia avuto un
attacco di dissenteria la notte prima di un esame sa come agiscono i due sistemi nervosi. Il
rapporto tra i due cervelli sta alla base di molti problemi fisici e psichici. Disturbi come
l’ansia, la depressione, la sindrome dell’intestino irritabile, le ulcere e il morbo di Parkinson
danno sintomi sia a livello cerebrale che intestinale.

“La maggioranza dei pazienti che soffrono d’ansia e di depressione presenteranno anche alterazioni
del sistema gastrointestinale”, dice Emeran Mayer, che insegna medicina, fisiologia e psichiatria
all’Università di California a Los Angeles.
I sintomi e le cure che riguardano un sistema possono interessare anche l’altro. Gli antidepressivi,
ad esempio, provocano disturbi gastrici in un quarto dei pazienti che li assumono. In una situazione
di pericolo la nausea è provocata da un’impennata degli ormoni dello stress prodotti dal corpo. Lo
stress può anche sovrastimolare le terminazioni nervose nell’esofago provocando il riflesso della
tosse.

Michael D. Gershon, autore del saggio The Second Brain e direttore del dipartimento di anatomia e
biologia cellulare presso la Columbia University di New York, fa parte di un gruppo di ricercatori
che studiano i rapporti tra cervello e intestino nel campo relativamente nuovo della
neurogastroenterologia.
Le nuove conoscenze sull’attività del secondo cervello e le interazioni tra i due cervelli servono a
curare un certo numero di disturbi, come la stipsi, le ulcere e il morbo di Hirschprung. Il compito
del sistema nervoso enterico è di gestire ogni aspetto del processo digestivo, dall’esofago allo
stomaco, intestino tenue e colon. Il secondo cervello vi sovrintende usando gli stessi strumenti del
grande cervello, cioè una rete di circuiti neuronali, neurotrasmettitori e proteine quasi
completamente autocontrollata. “L’intestino controlla la pressione”, dice Gershon. “Controlla il
processo digestivo. Individua le sostanze nutrienti, misura gli acidi e i sali. E’ un piccolo
laboratorio chimico”.

Il sistema enterico fa tutto da solo, con un minimo aiuto da parte del sistema nervoso centrale. Non
sorprende che esista un rapporto diretto tra stress emotivo e malessere fisico. “I clinici ammettono
che numerose disfunzioni del sistema gastrointestinale comportano alterazioni del sistema nervoso
centrale”, dice Gary M. Mawe, professore di anatomia e neurobiologia all’Università del Vermont.

Il grande interrogativo è se venga prima la fisiologia o la psicologia. I sistemi nervosi enterico e
centrale utilizzano lo stesso hardware per lanciare due programmi molto diversi. La serotonina, ad
esempio, ha un ruolo fondamentale nella sensazione di benessere.
Ma il 95 per cento della serotonina prodotta dal corpo ha sede nell’intestino, dove agisce come
neurotrasmettitore e meccanismo di segnalazione.
Studi recenti indicano che lo stress, soprattutto nelle prime fasi della vita, può causare patologie
croniche del sistema gastrointestinale, quanto meno negli animali.
“Se si mette un ratto su una piccola piattaforma circondata dall’acqua, una situazione per l’animale
molto stressante, sviluppa un disturbo equivalente alla diarrea”, dice Mayer. Aggiunge poi che il 70
per cento dei pazienti in cura per patologie croniche dell’intestino hanno subito nella prima
infanzia traumi come il divorzio dei genitori, malattie croniche o la morte dei genitori. “Credo che
le esperienze dell’infanzia, accanto al patrimonio genetico individuale determinino il modo in cui
una persona reagirà allo stress per il resto della vita”, sostiene Mayer.

Fonte: LaRepubblica (11/09/2005)

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