CULTURA, STORIA E SOCIETÀ 7

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CULTURA, STORIA E SOCIETÀ 7

da “Enciclopedia olistica”

di Nitamo Federico Montecucco ed Enrico Cheli

Automotivazione

Ognuno di noi é un essere unico e meraviglioso. Ma per scoprirsi così dobbiamo vincere la tristezza
e il senso di insicurezza che ci blocca e ci intristisce. L’ “automotivazione” é quella molla
interiore che accende volontà e determinazione, l’autostima e la nostra creatività.

Anna Zanardi è una psicologa che applica terapie artistiche e espressive nel centro di
“Automotivazione” che dirige a Milano. Ci spiega: ” Fin dalla nascita l’essere umano esprime dei
bisogni e va alla ricerca del loro appagamento per ottenere la più completa soddisfazione. Le
delusioni della vita possono causarci gravi stati di frustrazione, blocchi e disagi che in parte
riusciamo a superare da soli. Ma a volte abbiamo bisogno di aiuto. Per mantenerci sani e per
favorire un processo di crescita interiore e di consapevolezza il nostro Centro propone un lavoro
per “costruire” lo sviluppo della personalità e l’equilibrio dei tre elementi su cui é basata la
nostra salute: la struttura fisica, il sistema biochimico e il sistema emotivo. I nostri operatori
“automotivatori” affiancano ciascuno con dolcezza per allenarlo a prendere coscienza di sé, a
conoscere i comportamenti inefficaci, a provare nuove strade, costruendo assieme un percoso pratico
che porta al successo personale e professionale “.

Pierangelo Garcia, uno psicologo del centro, ci dice: “Alle fonti del processo creativo é un corso
che il “team” del centro di Automotivazione ha ideato per stimolare il processo della creatività. Si
utilizzerà un gruppo di test e di esercitazioni pratiche per individuare le “spinte affettive” che
presiedono all’espressione creativa.

Ci aiuteremo anche con speciali apparecchiature per favorire l’isolamento sensoriale, la fantasia e
la creatività di gruppo. La creatività si accende nella mente come il motore di un’automobile che ci
fa viaggiare lontano. Artisti e persone creative lo fanno in modo naturale senza rendersi conto di
quali siano le “scintille” o il “carburante”. Ma in certi periodi della vita ognuno può sentirsi
stanco e depresso e per nulla creativo. Ci si “inceppa”, si “fonde” e allora può essere utile farci
aiutare”.

Il Centro di Automotivazione offre inoltre un servizio di orientamento psicoattitudinale – per lo
studio e il lavoro – e un “Check up” dello stress individuale con le apparecchiature del
“biofeedback “. Un gruppo di psicologi é a disposizione per un servizio di psicoterapia individuale,
di gruppo. Per le donne in attesa o per il periodo post parto si organizzano corsi di ginnastica,
psicoprofilassi infantile e corsi per ” neo genitori”. Inoltre il centro organizza un “Corso
Professionale di Automotivazione ” di durata annuale.

Quando é soffocata la creatività

Ci spiega lo psicologo Pierangelo Garcia: “La nostra mente può essere paragonata ad un grande mare
su cui spicca il faro della coscienza che può illuminare o offuscare la mente. Se ci si trova in uno
stato confuso o depresso tutta l’attività della mente sarà condizionata dall’angoscia con il rischio
di “incagliarsi nelle secche” o di “infrangersi contro le rocce”. Ma, seguendo l’esempio del faro,
esso può ruotare e illuminare così un altro tratto del ” mare – mente”. Allora focalizzandosi in
un’altra direzione la mente si distacca dai problemi quotidiani per applicarsi a soluzioni creative.
Se si leggono le biografie dei grandi geni si scoprirà che i problemi fisici, economici o
famigliari, non bloccavano la loro fantasia e creatività. Questi personaggi avevano imparato da soli
che la mente é un vasto mare che contiene tutto: bufere di vento, mareggiate, ma anche isole calme,
pesci coloratissimi e tesori nascosti.

Oggi esistono molte tecniche per allenare il mare-mente a sfruttare tutte le sue enormi
potenzialità, invece di lasciare ristagnare senza vita le sue acque. Come ogni abilità mentale la
creatività va allenata, esercitata, nutrita: da buone letture, buoni spettacoli, viaggi stimolanti.

Euritmia

Per armonizzarsi e risvegliare in sé stessi una forza di trasformazione, per vivere meglio con gli
altri e migliorare il proprio carattere ci si può “curare” con l’euritmia. Un’arte del movimento e
della “parola e musica visibili” – creata nel primo novecento dal filosofo austriaco Rudolf Steiner.
Ci spiega Maria Enrica Torcianti, insegnante euritmista alla scuola steineriana di Milano: “Nella
danza ci si muove per esprimere le pulsioni interiori, la propria anima. Nell’euritmia si seguono
invece leggi spirituali ben precise che governano l’uomo e la natura. All’inizio ci si riunisce in
cerchio. Si sta dritti per percepire lo stato di verticalità e l’attività della veglia. Poi si va al
centro e si ritorna a riformare il cerchio con movimenti fluidi di espansione e contrazione che
ricalcano il ritmo della respirazione e che ci unisce agli altri come a un unico organismo pulsante.
Si sperimenta il camminare in cui l’uomo per un attimo si stacca dalle leggi di gravità: il piede é
in aria sostenuto da una forza cosmica e poi di nuovo torna a terra. Su e giù, un movimento ritmico
che é come se la terra respirasse. Si fanno anche esercizi con delle bacchette di rame che riscalda
e armonizza e si lavora sulle vocali e le consonanti. Per esempio quando pensiamo alla “a” viviamo
una sorpresa e una meraviglia. La “e” richiama invece un ritirarsi e un richiudersi in noi stessi.
Nelle consonanti invece ci sono i movimenti del mondo: nella “l” riviviamo il continuo oscillare
dell’acqua, nella “r” siamo trasportati nel turbinare dell’aria, nella “b” sentiamo il condensarsi
di un abbraccio. Questi suoni vengono espressi con le braccia e con tutto il corpo. Da un’unione di
vocali e consonanti nasce la parola e dalle parole può nascere una poesia. Nell’euritmia si danzano
poesie di poeti moderni e classici (da Dante a Montale). La musica é un’arte divina e in euritmia si
impara ad accordare il corpo come fosse uno strumento musicale. Le note hanno “angoli” precisi resi
col movimento delle braccia. Gli intervalli tra due note rispecchiano invece il movimento
dell’anima. Si può scoprire che il nostro corpo fisico é fatto di musica. Le ossa del braccio
corrispondono agli intervalli musicali. L’euritmia si insegna ai bimbi con fiabe e filastrocche e
agli adulti con esercizi di consapevolezza per avvicinarli ai grandi temi cosmici. In Germania e in
Olanda l’euritmia é usata per riarmonizzare i rapporti sociali tra i lavoratori e per combattere lo
stress.

Ascolto musicale terapeutico – Il farmaco sonoro.

C’è chi si é risvegliato da un coma profonda al suono di una ninna nanna – un bimbo nigeriano dopo
un incidente d’auto – e chi da un collasso psichico dopo aver ascoltato il flauto del musicista
svizzero Andress Wollenweider. Filippo Massara dirige la “Ludi Sounds” – un’editrice di musiche per
la meditazione e il rilassamento. E’ convinto che la musica può guarirci e ci spiega: ” Udiamo suoni
non solo con le orecchie e il sistema neuro cerebrale ma anche con migliaia di ricettori sparsi un
po’ dovunque sul corpo. La musica mette in moto l’immaginazione, favorisce uno stato di regressione
e un flusso di affettività. Stimola la produzione di endorfine che alleviano il dolore. Nei nostri
gruppi d’ascolto terapeutico si fanno esercizi di vocalizzazione e di autorilassamento, si controlla
e si rallenta la respirazione e il battito cardiaco. Ci si concentra per percepire il silenzio, la
nostra musica interiore, il “suono del desiderio vitale” e le melodie della natura.

Massara ci consiglia un semplice esercizio per il relax che si chiama “ascolto del desiderio
vitale”. Scelta la posizione più comoda – sdraiati su un tappeto o seduti a terra con la schiena
appoggiata al muro e a occhi chiusi – incominciamo a respirare lentamente mentre ascoltiamo i suoni
(diffusi in stereo) di una foresta all’alba. Il canto degli uccelli si fonde al mormorio di un
torrente. La voce guida ci conduce nell’esplorazione di un ambiente immaginario:distesi in una
radura tiepida con la schiena appoggiata al tronco di un albero si cercherà di visualizzare il
colore rosso. Il rosso si spande nella foresta e dentro di noi. Poi nasce d’improvviso un suono che
attira la nostra attenzione e che proviene dall’albero al quale siamo appoggiati. L’albero ci invita
ad entrare dentro di lui. All’interno si sentirà il suono della linfa che sale e scende nel tronco:
il suono del suo “desiderio vitale”. Adesso siamo bagnati dalla sua linfa e pian piano spostiamo
l’attenzione fino a percepire il suono della nostra linfa vitale e della nostra energia: consapevoli
che ogni respiro e ogni pulsazione é anche un suono. A fine esercizio si uscirà dall’albero per
distendersi accanto al ruscello ascoltando con più intensità il fluire della nostra energia vitale e
del nostro desiderio d’esistere. Poi ci si risveglierà con due minuti conclusivi di musica
stimolante.”

La cura psicomusicale

Il musicoterapeuta francese Jacques Jost propone invece una cura psicomusicale dove l’ascolto della
musica è accompagnato da leggeri massaggi al capo e alle spalle. Opere selezionate da Jaques Jost
per la musicoterapia ricettiva.

Tchaikovski – Il lago dei cigni – azione introspettiva

Beethoven – Concerto n°5 – azione introspettiva

Dvorak – sinfonia del nuovo mondo – tonificante

Tchaikovski – Concerto n°1 – tonificante

Haendel – Largo dall’opera Serse – rilassante

Bartok – Musique pour Instrument à corde-esaltante

Verdi – Nabucco coro degli schiavi – calmante

Mozart – Ave Verum – calmante

Terapia musicale della New Age

M.Hart – Planet Drum – per stimolare la vitalità

D.Hykes – The Harmonic Choir – Canti rilassanti

A.Grande – Radice – Anti ansia

R. Serra – Ishtar – per stimolare l’affettività

Sw. Deva Nirodh – Atmosphere 1°-2°- per il relax

S. Halpern-Spectrum Suite- per stimolare la vitalità

C.Regazzoni – Magic Wolfy – per stimolare le capacità intellettive

Canta che ti passa

Eugenio Finardi ha scritto bellissime canzoni. “Amore diverso” l’ha dedicata alla figlia appena
nata. In “Come in uno specchio” esplora il mondo delle emozioni. “Mezza Luna” l’ha scritta invece
per guarirsi in un momento d’angoscia esistenziale. Una vera e propria canzone terapeutica. Ci dice:
“Il ruolo dei creativi é anche quello di educare e far crescere gli altri o oggi lavoro anche per
produrre giovani talenti musicali. Come Giorgio Vanni. Nel suo CD che uscirà a gennaio io gli ho
scritto 6 testi su 10.”

Del cantare e del suo lavoro Eugenio Finardi ripete le parole del suo analista “E’ una patologia
produttiva. Per esibirsi in pubblico ci vuole una gran dose di narcisismo e di egocentrismo, frutto
di grande timidezza e fragilità. Io mi sento un po’ così. Si canta anche per farsi accettare e il
nostro riconoscimento viene con il successo e con gli applausi. Ma alla fine non ci fai più caso e
pensi solo a fare della buona musica. La scoperta della mia creatività l’ho acquisita fin da
bambino. Mia mamma era una cantante lirica e mio padre un tecnico del suono. Sono nato in un
contesto d’arte e da subito sembrò normale che mi mettessi a cantare. Io credo che la creatività
nasca da un utilizzo speciale dell’intelligenza. Quando sui pensieri e sulle analisi prevalgono
invece i sentimenti. Le canzoni sono fatte di parole, di suoni, di segnali, di emulsioni che ti
sgorgano fuori più o meno lucidamente. Il mio analista si é accorto che nelle canzoni che ho scritto
12 anni fa c’erano già tutte quelle risposte che oggi solo riesco a capire così in profondità. A
scrivere allora quelle canzoni era il mio inconscio. In tutti i processi creativi si entra nella
parte più vera e misteriosa di noi stessi. Se si lavora con onestà e così in profondità ci si può
mettere in contatto con la vocina interiore, con la nostra anima”.

Arte e Salute nella Natura

Ginevra de Siena, diplomata all’accademia giapponese del “Body Weather Laboratory”, insegna a
danzare nella natura – in alta montagna o vicino al mare, per risvegliare la vitalità, le emozioni
profonde e così migliorare la consapevolezza del corpo. Ci spiega: “Il corpo umano possiede
all’interno di sé un’intelligenza innata che ci conserva anche in buona salute. La danza nella
natura è una medicina, un modo per godere le carezze del vento, i profumi dell’aria e il calore
terapeutico del sole”. Prima di tutto si fanno esercizi che riducono la tensione fisica e mentale.
Vicino a un torrente e ascoltando il canto del ruscello “ci si lascia danzare” come fa l’acqua che
scorre verso valle, senza sforzi, con movimenti fluidi e naturali. In montagna ci si può lasciar
guidare dal vento e dondolare e fremere come fanno le foglie appese ai rami. Ginevra porta i suoi
allievi nei boschi per fare la doccia ghiacciata sotto le cascate come fanno gli “yamabushi” – gli
asceti delle Alpi giapponesi. O al mare per danzare nell’acqua lasciandosi sospingere dalle onde. In
montagna si può fare il “bagno di foresta” – si entra nel bosco nudi e sensibili. Si abbraccia un
pino per assorbirne l’energia – una vera e propria “pranoterapia verde”.

Danza Terapia

Rigidi e sempre in tensione non ci rendiamo conto di quante parti del nostro corpo siano “morte” e
contratte. Danzando si riacquista la consapevolezza del corpo e la salute: si risveglia la mente e i
sensi. Ci si energetizza: ci si sente più fluidi, più vitali.

Ondeggiare il bacino, inarcare la schiena, molleggiarsi e saltellare. Sfruttare la forza d’inerzia
per slanciarsi in aria e ruotare come trottole. E ancora dondolarsi imitando il movimento dell’acqua
che scorre. Isadora Duncan, pioniera della danza moderna e della danza terapia,danzava nuda per
godere il piacere del corpo che si muove in libertà. Ogni tecnica le sembrava inutile. Predicava che
la danza é un’arte per lo sviluppo dei potenziali umani e per l’autoguarigione.Per molte celebrità
la danza é stata una vera e propria medicina: il ballerino russo Nijinski riuscì a contenere la sua
follia, il coreografo Maurice Bejart a curare una deformazione della colonna vertebrale. Ci dice
Rosa Maria Govoni, che insegna all’ “Art Therapy Italiana”: “La danza terapia trasforma
profondamente. Si lavora sulle proprie capacità espressive e poetiche trovando toni, colori e
significati a nuovi modi di esprimersi. Osservando i propri sentimenti, le paure, i blocchi e i
silenzi.”

Elena Cerruto è autrice del saggio “A ritmo di cuore – la danza terapeutica”. Ci spiega: “La danza
aiuta a conoscersi e a modificarsi in modo fluido, senza sforzi e senza costrizioni esterne. La
danza é un ponte tra corpo e mente, tra uomo e uomo e tra arte e terapia. E’ anche un ponte tra
Oriente e Occidente. La danza terapia integra le pratiche della meditazione, dello yoga e delle arti
marziali. E’ per tutti: anche per chi non ha mai ballato o é portatore di handicap. La danza ci
mette in contatto con le nostre emozioni profonde. In modo fisico e piacevole perché é legata alla
nostra sensualità e alla nostra sensibilità”.

Nella palestra milanese “Sarabanda” la Cerruto promuove dei workshop di danza terapia con la
consulenza del medico psicomatista Giovanni Ansaldi per “esprimersi creativamente con il proprio
corpo, per star bene e per vivere meglio con sé stessi”.

Laboratorio di creatività – Biodanza.

Gli stages di biodanza ci immergono a fondo nella scoperta della nostra identità e di aspetti ignoti
di se stessi. Permettono un rinnovamento e forme nuove di connessione affettiva. Rolando Toro (ha
insegnato Psicologia dell’Arte all’università del Cile) che ha inventato da più di trent’anni il
sistema “biodanza” ci spiega: “L’organismo umano esprime la sua creatività fin dalle cellule del
sistema immunitario che genera sofisticati e sempre nuovi anticorpi contro gli aggressori. Nei
nostri “laboratori di creatività” si insegna a sciogliere i blocchi espressivi per riuscire ad
esprimersi con il disegno, la danza e il canto. La creatività é l’espressione della nostra libertà
interiore e della nostra salute. Gli esercizi di biodanza sono facili e ognuno può prendervi parte
con soddisfazione. Viene stimolata l’emozione dell’incontro con il compagno/a del gruppo attraverso
esercizi di comunicazione a due. Poi si passa a un lavoro più approfondito che richiede attenzione
per i valori estetici e poetici: si modella l’argilla ad occhi chiusi per esprimere le nostre
emozioni più nascoste. Si disegna copiando da un modello ma senza guardare il foglio su cui si
scarabocchia. Si respira, si canta e si danza in modo istintivo e armonico. Si scrive una poesia e
poi la si “danza”. Nel laboratorio delle maschere ci si guarda allo specchio per scorgere i tratti
significativi del viso, come lo sguardo, le rughe. Poi, con con cartone, foglie e con pezzi di tela
colorata si confeziona la maschera che ci assomiglia, la si indossa e di fronte al gruppo si recita
sé stessi “.

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