CULTURA, STORIA E SOCIETÀ 5

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CULTURA, STORIA E SOCIETÀ 5

da “Enciclopedia olistica”

di Nitamo Federico Montecucco ed Enrico Cheli

FILM

2001: Odissea nello spazio – 2001: A space Odyssey (1968)
di S. Kubrick con K. Dullea, G. Lockwood, D. Richter

Nel prologo, rimasto famoso nella storia del cinema, un uomo-scimmia scopre che un osso può essere
usato come arma di difesa e lo stesso osso lanciato in aria, diventa, con una intuizione registica
geniale, una lucente astronave che quattro milioni di anni dopo parte verso Giove per cercare di
spiegare cosa si nasconde dietro un immenso monolito nero, scoperto vicino alla base lunare di
Clavius. Il centro del film è il legame che unisce l’Uomo al Tempo e allo Spazio e i suoi rapporti
con la tecnologia e l’utilizzo della scienza. Un’esperienza visiva che, come dice lo stesso regista
“aggira la comprensione, per penetrare, con il suo contenuto emotivo, direttamente nell’inconscio”.
Una pietra miliare nel cinema della fantascienza e del Mistero nonché di una perfezione tecnica
assoluta.

Accadde in Paradiso – Made in Heaven (1987)
di A. Rudolph, con T. Hutton, K.McGillis, M. Stapleton

Dopo essere morto un giovanotto si innamora nell’Aldilà di una anima che attende di incarnarsi. A
costo di non perderla il ragazzo decide di incarnarsi pure lui, rischiando però di non ritrovarla
mai più.

Always – Per sempre (1989)
di Steven Spielberg, con Richard Dreyfuss, Holly Hunter, John Goodman, Audrey Hepburn, Brad Johnson.

Un pilota di aerei antincendio rimasto vittima di un incidente sul lavoro per salvare un amico in
pericolo, torna sulla terra come fantasma/angelo custode per istruire un collega pilota destinato a
succedergli nel lavoro e nel cuore della ragazza amata. Spielberg si ispira ad una vecchia pellicola
da lui molto amata, Joe il pilota (1943) di V. Fleming, per raccontarci una favola dolce/amara
sull’amore, l’amicizia e la possibilità di una”presenza” al nostro fianco dei cari che crediamo ci
abbiano abbandonato e che, a nostra insaputa, continuano ad assisterci. Magica la presenza di Audrey
Hepburn, dopo un’assenza dallo schermo durata nove anni, nelle vesti di angelo custode.

Balla coi lupi – Dances with Wolves (1990)
di K. Kostner, con K. Kostner, M. McDonnell, G. Greene

Eroe suo malgrado, un ufficiale nordista abbandona la civiltà per conoscere “la frontiera prima che
scompaia”. Scoprirà che gli indiani non sono selvaggi e che i bianchi portano violenza e
prevaricazione. Coraggioso esordio di Kostner come regista che firma un film interessante non solo
per le prese di posizione a favore dei pellerossa e di una vita in armonia con la natura, ma anche
per il rifiuto delle convenzioni spettacolari hollywoodiane a favore di un realismo innovativo.
Molto bella la caccia in corsa ai bisonti e l’amicizia che nasce tra l’uomo e il lupo selvaggio.

Casper (1995)
di B. Silberling Con C. Ricci, B. Pullman, C. Moriarty

Il tenero fantasma Casper vive in compagnia di tre zii burloni e insolenti in un tetro castello a
picco sul mare abitato da una ragazzina e dai suoi genitori. Presto Casper diventa l’amico della
ragazzina che impara, in sua compagnia, cosa significano la Morte, l’Aldilà, la resurrezione.
Impeccabili effetti speciali della Industrial Light & Magic.

Cocoon – L’energia dell’universo (1985)
di R. Howard Con Don Ameche, W. Brimley, H. Cronyn

In Florida gli ospiti di una casa di riposo scoprono che bagnandosi nelle acque di una piscina che
contiene i resti di visitatori di un altro pianeta, riacquistano la forza e la loro giovinezza. Alla
fine partiranno anche i vecchi, ringiovaniti, verso lo spazio, su invito degli alieni gentili. Una
storia fantastica a sfondo umanistico con un cast di eccellenti veterani e ottimi effetti speciali.

Contact (1997)
di R. Zemeckis Con J. Foster, M. McConaughey, T. Skerrit

Siamo soli nell’Universo? Carl Sagan, astronomo di fama internazionale, autore di libri di
divulgazione scientifica e co-produttore del film (tratto da un suo romanzo) sostiene di no. Ne è
convinta anche l’astronoma Ellie Arroway, protagonista del film. Dopo un prologo bellissimo e
poetico sulla sua infanzia, arriva il messaggio sonoro di una presenza dalla stella Vega e viene
organizzato il lancio dell’astronave verso il misterioso referente. Opera teologica sul problema
della fede oggi, è un film tutto di sensazioni acustiche, oltre che visive, e il personaggio di
Ellie è interpretato dalla brava Foster con una passione e una vibrazione davvero intense.

Dead Man (1995)
di J. Jarmusch, con J. Depp, G. Farmer, G. Byrne, R. Mitchum

Alla fine dell’800 William Blake, giovane contabile, viaggia in treno da Cleveland in Arizona per
cercare un impiego. Ucciso un uomo per legittima difesa viene ferito e fugge braccato dai cacciatori
di taglie. Durante la fuga viene aiutato da un pellerossa di nome Nessuno che gli cura le ferite con
i rituali della sua tribù. Quello di Blake, sotto la protezione di Nessuno, è un viaggio iniziatico
verso la Morte. Si tratta di un western anomalo: lento, un bellissimo bianco e nero, con paesaggi
insoliti, momenti di morte violenta e di elegiaca bellezza fino al passaggio finale dalla vita alla
morte quando Blake si lascia andare incontro alla fine su una canoa, in un lago, verso il Paradiso
dei pellerossa.

Decalogo – Dekalog (1989)
di K. Kieslowski

Vero caso cinematografico degli anni Ottanta, il Decalogo è un film in dieci episodi, di un’ora
l’uno, in ognuno dei quali viene illustrato un Comandamento della Chiesa cattolica, raccontato come
un caso giudiziario, in cui si scontrano due diversi comportamenti che non si risolvono mai con un
vincitore ed un vinto. In questa straordinaria opera non è dichiarata la parola o l’intervento di
Dio ma non è mai assente la Grazia/Provvidenza che qui si manifesta però come casualità. Nasce da
questa opera la sensazione di un mondo abbandonato dal Sacro, anche se in tutti gli episodi è
presente una figura angelica che fa da trait d’union ai vari momenti raccontati e dove i casi
personali portano ad aumentare piuttosto che a fugare i dubbi dello spettatore. Di grande potenza
intellettuale e spirituale.

E.T. L’extra-terrestre – E.T. the Extra-Terrestrial (1982)
di S. Spielberg, con H. Thomas, D. Wallace, P. Coyote

Un bambino di dieci anni trova una creatura di un altro mondo abbandonata sulla Terra dai suoi
simili, la nasconde in casa sua e ne diventa compagno di giochi, sottraendola alla curiosità di un
gruppo di scienziati che la vuole studiare come un fenomeno, aiutandola infine a ritornare nel
proprio mondo. Uno dei film che ha incassato di più in tutta la storia del cinema, perfettamente in
equilibrio fra una storia di amore (chi viene dallo spazio non porta guerra, ma bontà) e commozione
(allontanato dal suo piccolo amico E.T. rischia di morire e la scena della sua “resurrezione” è tra
le più commoventi e coinvolgenti): Tutto il film è attraversato da un entusiasta ottimismo che
riesce a toccare i tasti più profondi della psiche umana, con il racconto di una innocenza intatta e
luminosa. Molto del merito del successo del film è nella simpatia travolgente che suscita lo
straordinario pupazzo di Carlo Rambaldi e dal consueto sofisticatissimo uso di effetti visivi e
sonori, tipici della ditta Spielberg.

Europa ’51 (1952)
di Roberto Rossellini, con Ingrid Bergman, Alexander Knox, Ettore Giannini, Giulietta Masina.

Irene, moglie di un industriale americano a Roma, dopo il suicidio del figlio che si sentiva
trascurato dai genitori, entra in crisi profonda e abbandona il suo mondo arido e formale e le
amicizie fasulle e di maniera, per dedicarsi ad amare e ad aiutare le persone che cercano amore e
attenzione. Straordinaria opera “mistica”, girata con stile austero e rigoroso, è uno dei più
intensi ritratti rosselliniani di donna. Ritenuta pazza (dalla Chiesa e dalla classe borghese a cui
appartiene) e rinchiusa in manicomio e considerata santa (dalla povera gente) Irene ha turbato le
coscienze ideologicizzate dell’epoca e continua a coinvolgerci con la forza dei suoi sentimenti puri
e rivoluzionari.

Fearless (1993)
di P. Weir, con J. Bridges, R. Pierez, I. Rossellini, T. Hulce.

L’architetto Max Klein sopravvive ad un pauroso incidente aereo in cui ha perso la vita il suo
migliore amico. Da questo momento la sua vita cambia: è l’acquisizione del senso di immortalità dopo
aver corso il rischio di morire, è la fine della paura della morte, è la consapevolezza di un senso
di solidarietà messianico che fa sentire il protagonista in comunione con chi è solo e disperato.
Affascinante la descrizione del passaggio tra la vita e la morte con quella luce sfolgorante e la
visione di qualcosa di meraviglioso che sta al di là della vita e molto partecipata
l’interpretazione di Jeff Bridges.

Francesco, giullare di dio (1950)
di Roberto Rossellini, con Frà Nazaro Gerardi, Aldo Fabrizi, Arabella Lemaitre, Padre Roberto
Sorrentino.

Tratto da I Fioretti e da La vita di frate Ginepro, undici episodi della vita di Francesco d’Assisi
impegnato a predicare amore per ogni piccola cosa o creatura della terra con una “santità” intesa
come anticonformismo, sincerità e passione. Rossellini continua ad andare contro corrente
manifestando uno straordinario senso poetico nel raccontare una possibile rivoluzione, più laica che
religiosa, intrisa di amore per ogni manifestazione della natura.

Gandhi (1982)
di R. Attenborough, con B. Kingsley, R. Hattangandy, C. Bergen, J. Gieguld, T. Howard

Biografia del Mahatma,da giovane avvocato che subisce per la sua razza le prime persecuzioni in
Africa, attraverso la sua lotta pacifica ma ferma per l’indipendenza del suo Paese e per la difesa
dei diritti umani e religiosi, fino alla sua uccisione, per mano di un estremista indù, dopo essersi
battuto contro la lotta fratricida tra indù e mussulmani. Kolossal pacifista con il pregio di una
accuratissima ricostruzione storica di tutti i momenti della vita del grande uomo (i suoi discorsi
più celebri, il suo stile di vita ascetico e concreto, la sua energia e determinazione durante i
pesantissimi periodi di digiuno di protesta, le sue marce per il Paese armato solo di un bastone a
cui appoggiarsi, e di un panno sui fianchi per proteggersi dalle intemperie). Impressionante
l’adesione fisica di Ben Kingsley al vero Mahatma. Vincitore di ben otto Oscar.

Gesu’ di Montreal – Jesus of Montreal (1989)
di D. Arcand. Con L. Bluteau, C. Wilkening, J.M. Tremblay

Daniel Coulombe interpreta il Cristo in una rappresentazione sacra ambientata al giorno d’oggi che
raccoglie consensi tra il pubblico, ma forte opposizione da parte delle autorità ecclesiastiche.
L’interprete si identifica a tal punto con il Messia che ne imita i gesti e ne segue il percorso
fino alla tragica conclusione. Basato sul Vangelo di Marco il film rimanda di continuo ad immagini
allegoriche, in contrappunto con la realtà quotidiana odierna, e vicende evangeliche. A tratti un
eccessivo intellettualismo prende il sopravvento sull’intensità emozionale, ma la pellicola è
comunque di notevole interesse.

Ghost (1990)
di J. Zucker. Con Demi Moore, P. Swayze, W. Goldberg.

Un giovane bancario viene assassinato da un sicario, mandato ad ucciderlo dal suo migliore amico. Ma
le forze celesti permettono al morto di ritornare come fantasma sulla terra per vendicarsi del
traditore e per proteggere la moglie, che è aiutata da una medium di colore a mantenersi in contatto
con lui. Un thriller fantastico, sentimentale e comico ottimamente servito da attori efficaci e da
una buona sceneggiatura.

Giovanna d’Arco – Jeanne la Pucelle (1994)
di J. Rivette, con S. Bonnaire, A. Marcon, J-.L. Richard C

oncepito in due In due parti (la durata è di 256 minuti) il film narra le vicende della sedicenne
contadina lorenese che dopo essersi fatta affidare un esercito dal Delfino di Francia, riconquista
la fortezza di Tourelles, viene incolpata di stregoneria a causa del suo rapporto con il Divino e
bruciata sul rogo a Rouen. Nessuno aveva mai raccontato al cinema il lato femminile di Giovanna, la
sua innocenza e freschezza, il suo sgomento di fronte al mistero delle ” voci mistiche”, la sua
angoscia, tutta umana, al momento di morire. Ritratto di un’anima pura e coraggiosa che sa pregare e
sa mettersi in contatto con Dio senza aloni di misticismo. Una eccezionale Sandrine Bonnaire.

Il profumo della papaya verde – L’odeur de la papaye verte (1993)
di Tran Anh Hung, con Tran Nu Yen-Khe, Lu Man San

Appena dodicenne Mui viene mandata nel 1951 a Saigon a lavorare in una famiglia benestante e
apprende le sue prime nozioni di vita. Una delicata favola al femminile dove i tempi di narrazione,
dilatati e lenti, mettono in risalto la bellezza dei gesti e degli oggetti e la delicatezza di una
cultura che, al contrario della frenesia e della superficialità occidentali, dà somma importanza
agli atti del quotidiano: la sistemazione degli arredi, la cura per le piante, la preparazione del
cibo, le cerimonie di vestizione, i movimenti, tutto esprime armonia e fusione con l’ambiente.

Il segreto dell’isola di Roan – The secret of the Roan Inish (1994)
di J. Sayles. Con J. Courtney, M. Sally

Sayles, regista indipendente USA, filma l’elegiaca purezza di un paradiso terrestre, l’Irlanda, dove
si raccontano fantastiche storie di pescatori e si narra la vita semplice e intensa di uomini che
vivono in capanne di torba in riva al mare aspettando, dopo un inverno durissimo, che si compia il
miracolo di una pesca abbondante. Molto suggestivo il racconto leggendario della foca che, per amore
di un uomo, si tramuta ogni stagione in una bellissima ragazza a cui è concesso di vivere un breve
momento di felicità sulla terra.

Il settimo sigillo – Det sjunde inseglet (1956)
di I. Bergman Con M. von Sydow, G. Bjornstrand, B. Andersson

Di ritorno dalle Crociate, in un mondo sconvolto dalla peste e dalla violenza degli uomini, un
cavaliere che ha perso la fede incontra la Morte che lo sfida ad una partita a scacchi. Una famiglia
di saltimbanchi, ingenua e allegramente attaccata alla vita, gli ridà fiducia nell’avvenire e lo
aiuta a sconfiggere la Morte. Il più famoso e celebrato film di Bergman è una ballata dove si
mescolano sacro e profano con uno straordinario fascino dal punto di vista figurativo.

Il vangelo secondo Matteo (1964)
di P.P. Pasolini Con E. Irazoqui, M. Caruso, S. Pasolini, E. Morante

In questa fedele versione del racconto evangelico Pasolini restituisce la violenza, lo scandalo, e
la bellezza della parola di Gesù senza nessuno degli orpelli dell’iconografia tradizionale,
riuscendo a catturare, da laico, il mistero del sacro. Bello ed emozionante come nessun film tratto
dai Vangeli, con i suoi paesaggi scabri, girato tra i Sassi di Matera, e i luoghi aspri del Sud
d’Italia, si rifà alle composizioni della pittura quattrocentesca e ridà alla figura del Cristo
tutta la sua dimensione spirituale ed umana.

Incontri ravvicinati del III tipo – Close encounters of the third kind (1977)
di Steven Spielberg. Con Richard Dreyfuss, François Truffaut, Teri Garr, Melinda Dillon, Cary
Guffey, Bob Balaban

Strani fenomeni, percepiti solo da alcuni eletti, particolarmente sensibili e innocenti,
preannunciano l’arrivo di un evento straordinario: un contatto degli umani con creature
extra-terrestri. Il punto di incontro è una montagna nello stato del Wyoming: Devil’s Tower.
Assolutamente originale nella storia del cinema di fantascienza, qui gli extra-terrestri sono
presentati come creature dolcissime e assolutamente pacifiche che vogliono comunicare con gli uomini
attraverso linguaggi non verbali, ma musicali. Forte è la carica mitica, con particolare accento
sulla possibilità di una cooperazione tra diversi, fondata sulla pace e sull’amicizia. Il film di un
sognatore per sognatori, splendidamente fotografato da Vilmos Zsigmond, con altrettanto straordinari
effetti speciali di Douglas Trumbull e i pupazzi semoventi di Carlo Rambaldi.

Koyaanisqatsi(1982)
di G. Reggio

Il titolo significa in linguaggio pellerossa Hopi, “vita squilibrata”: E’ un documentario
lirico-ecologico senza commenti vocali,ma con una eccellente colonna musicale di
jazz-rock-sinfonico-mistico-corale di Philip Glass. Nella prima parte sono esaltate le bellezze
della Natura, nella seconda le immagini della Civiltà e della Cultura con momenti visivi e musicali
veramente affascinanti.

Kundun (1997)
di M. Scorsese Con Tenzin Thuthob Tsarong

Il protagonista è il Dalai Lama, un uomo in esilio da quasi 40 anni cacciato dal Tibet, la sua
terra, dalla prepotenza degli invasori “liberatori” cinesi. Un film politico e poetico, ma
soprattutto poetico perché insiste sulla vicenda umana del Dalai, bambino e ragazzo, mostrandoci il
mondo e gli orrori della Storia attraverso gli occhi del suo personaggio. Una lunga e stupefatta
soggettiva sulle estenuanti cerimonie, i rigidi ritmi quotidiani, le interminabili preghiere. Tutto
è trasfigurato dagli occhi innocenti del bambino che sta al centro del Mondo, ma che ha, di fondo,
la consapevolezza di essere niente più di un riflesso di luce su uno stagno.

L’arpa birmana – Biruma no tategoto (1956)
di K. Ichikawa Con R. Mikuni, J. Hamamura

In Birmania nel 1945, alla fine della guerra, il soldato giapponese Mizushima rifiuta il rimpatrio,
diventa prete buddista e percorre il paese per dare sepoltura ai compagni caduti. E’ un poema che
affonda le sue radici nella coscienza religiosa dell’uomo e in un sentimento panteistico, che
raggiunge momenti di maestosa e dolorosa bellezza. Da antologia la celebre scena in cui il soldato,
dopo aver partecipato a tanti eccidi, si preoccupa di non schiacciare con il piede una formica.

L’ultima tentazione di Cristo – The last temptation of Christ (1988)
di Martin Scorsese. Con Willem Dafoe, Harvey Keitel, Barbara Hershey, Harry Dean Stanton, David
Bowie.

Tratto da un romanzo dello scrittore greco Nikos Kazantzakis è la storia di un uomo che tenta di
opporsi alla scoperta della propria divinità e che desidererebbe vivere il destino di un comune
individuo, con la propria donna e i propri figli e che accetta con fatica la propria sorte divina
Questa è la parte che ha creato scandalo negli ambienti cattolici e che invece costituisce il lato
più profondo e intensamente umano del film. Il Dio di Scorsese è il Dio delle debolezze, che alla
fine ha uno spessore ideologico e morale molto alto. Immagini visionarie di potente impatto e
splendida colonna musicale, dalle sonorità africane, di Peter Gabriel.

La ballata di Nayarama – Nayarama bushi-ko (1956)
di S. Imamura. Con K. Ogata, S.Sakamoto, T. Hidarei.

Nel Nord del Giappone c’è il monte sacro delle querce, il Nayarama appunto, sul quale, secondo una
antica usanza religiosa venivano trasportati i vecchi di settant’anni ad attendere la morte. Tutto
il film, girato in esterni di montagna, gode del culto della natura, con annotazioni ricchissime
sugli animali che popolano il monte sacro.

La montagna sacra – The Holy Mountain (1973)
di A. Jodorowski. Con A. Jodorowski, H. Salinas, R. Sanders

I Signori del Sistema, onnipotenti, ma non immortali, guidati da un alchimista cercano la vita
eterna in un viaggio a prove, scalando alla fine una montagna dove si trovano solo dei fantocci.
Un’orgia visiva rutilante che trova nell’accumulo e nell’eccesso una sua paradossale coerenza. Fece
scalpore alla sua uscita.

Labiryinth (1986)
di J. Henson. Con D. Bowie, J. Connelly, T. Froud.

Una ragazzina si augura che le portino via il fastidiosissimo fratellino che deve accudire. Per
sfuggire a questa incombenza si rifugia nel mondo fantastico che si è creata popolato di labirinti,
castelli incantati, cattivi principi, trabocchetti e prove da superare per riavere il fratellino
che, nel frattempo è stato davvero rapito dai folletti. Tutti i luoghi comuni delle fiabe rivisti e
re-interpretati con allegra fantasia da Terry Jones (uno dei Monthy Python) e dall’alta tecnologia
di George Lucas. Ottimo il principe cattivo di David Bowie.

Mahabharata (1989)
di P. Brook Con B. Myers, V. Mezzogiorno, R. Langdon Lloyd, J. Kisson

Dal più vasto poema epico della letteratura indiana (18 libri per 106.000 distici) P. Brook, J. C.
Carriére e M. Heléne Estienne trassero un indimenticabile spettacolo teatrale della durata di 9 ore
presentato nel 1985 al Festival di Avignone. L’edizione cinematografica di tre ore (quella
televisiva era di 6 ore) mantiene la malia del testo teatrale, arricchita dalle invenzioni visive
del regista e dalle suggestioni dei primi piani di volti straordinari. Con un ritmo da saga sfilano
avventure eccezionali, violenti conflitti, atti di magia, furibonde battaglie, intermezzi
umoristici. Il tema di fondo è quello di tagliare i legami che uniscono gli eroi umani al mondo
degli dei, e mettere gli uomini di fronte alle loro responsabilità di individui. Di forte
suggestione dinamica e figurativa, la regia di Brook coniuga raffinatezza e semplicità, aiutata da
attori a dir poco perfetti.

Microcosmos – Le peuple de l’herbe (1996)
di C. Nuridsany, M. Perennou

Documentario poetico e analitico sulla vita delle creature che abitano un prato e uno stagno che
pulsano di vita dei loro abitanti: formiche, lumache, coccinelle,api, bruchi, ragni, scarabei,
cavallette, farfalle. Gli insetti non sono filmati solo nei momenti di conflitto e di accoppiamento,
ma anche nei comportamenti più normali. Momenti tutti poetici dove una fenditura del terreno diventa
una voragine e un acquazzone provoca alluvioni. Girato per tre stagioni nella zona dell’Ayveron
(Francia) è una riflessione profondissima sulle piccole creature della natura sulla loro importanza
nell’equilibrio ecologico, che ci riguarda da vicino.

Milarepa (1974)
di Liliana Cavani. Con Lajos Balàzsovitis, Paolo Bonacelli, Marisa Fabbri, Marcella Michelangeli,
George Wang.

Ispirato liberamente dal libro Milarepa, grande yogi del Tibet, scritto dal suo discepolo Rechus
(XII sec.) narra la storia del viaggio mentale di uno studente dei nostri tempi che si identifica in
un giovane contadino nepalese vissuto nell’XI secolo. Sotto la guida di un guru Milarepa passa
dall’acquisizione della saggezza, alla magia nera (potere distruttore), alla magia bianca
(conoscenza pura). Girato sulle montagne abruzzesi è un viaggio nella spiritualità orientale che si
spinge nel regno dell’immaginario.

Nazarin (1958)
di L. Bunuel, con F. Rabal, M. Lopez, R. Macedo

Premio speciale della giuria a Cannes è la storia dell’abate Nazarin che nel Messico di fine
Ottocento, dominato dalla dittatura di Porfirio Diaz, si sforza di seguire alla lettera
l’insegnamento del Cristo, percorrendo in questo modo una Via Crucis molto personale: Tratto dal
romanzo di Benito Perez Galdos è la storia di una ossessione di santità che va incontro a durissime
sconfitte. Bunuel offre una rigorosa analisi della morale e dei valori dominanti in una società di
miseria in cui il protagonista inizierà a trovare la sua salvezza solo quando abbandonerà le
certezze per il dubbio: Splendida la fotografia di Gabriel Figueroa perfettamente in sintonia con le
scelte figurative del regista che rimandano alla pittura di Goya.

Ordet (1955)
di C.T. Dreyer. Con P. Lendorff Rye, H. Malberg

Jutland nel 1930: La religione ha segnato profondamente i tre figli del vecchio Morten Bergen. Uno
di questi, studente in teologia e debole di mente, si crede il Messia e vaga per le campagne creando
scandalo con le sue accuse, riuscendo con la sua fede a far rivivere la cognata morta. Il verbo
evangelico è il protagonista del penultimo film di Dreyer dove i temi della follia e della
comunicazione con il divino sono affrontati con uno stile austero ed essenziale ma pieno di
straordinaria tensione. La scena della resurrezione è una delle più emozionanti della storia del
cinema per la capacità di Dreyer di afferrare il mistero e l’orrore della morte.

Perche’ Bodhi Dharma e’ partito per l’oriente? – Dharmaga tongjoguro kan kkadalgun? (1989)
di Yong-Kyun Bae. Con Pan-Yong Yi, Won-Sop Sin

Un anziano monaco buddista aiuta a “liberare la luna che c’è in loro” in un discepolo roso dai dubbi
e in un bambino angosciato per aver causato la morte di un uccellino. L’opera prima di un professore
d’arte che ha fatto tutto da sé, musica esclusa. Ritmi contemplativi, belle immagini in cui l’uomo
si fonde con una natura di notevole fascino.

Phenomenon (1996)
di J. Turteltaub. Con J. Travolta, K. Allen, R. Duvall

Una storia gentile di sentimenti e semplicità con un sempre ottimo e simpaticissimo Travolta nei
panni di un sempliciotto a cui, per un miracolo inspiegabile (una specie di emanazione divina),
tocca in sorte un cervello che viaggia a 100 all’ora, facendolo diventare una specie di genio. Ma la
genialità ha un prezzo, e il prezzo è la vita che il protagonista usura, consumandosi in questo
“dono” soprannaturale, ma lasciando dietro di se’ l’affetto della gente e una terra che le sue doti
renderanno feconda. Ottima prova di attori e messaggio positivo sulle possibilità della mente umana,
se collegata con la voglia di dare amore.

Phorpa -The cup (1998)
di Khyentse Norbu. Con Orgyen Tobgyal, Neten Chokling

Conosciuto con il suo titolo religioso di H.E. Dzongsar Jamyang Khyentse Rinpoche il regista è uno
dei più importanti Lama della tradizione buddista tibetana. Affascinato dal suono e dall’immagine
dall’età di 13 anni, ha collaborato con Bernardo Bertolucci per Il Piccolo Buddha. La storia,
ispirata ad un fatto realmente accaduto, si svolge attorno a due ragazzi tibetani che devono
raggiungere un monastero arroccato sui contrafforti dell’Himalaya, per essere educati secondo i
principi tradizionali del buddismo tibetano. Diventati monaci i due ragazzi si trovano catapultati
in una serie di eventi imprevisti, poco conformi all’ambiente austero del monastero. E’ il giorno
della Coppa del Mondo e la febbre del calcio si impadronisce degli spiriti con grande disappunto del
superiore del monastero.Il regista ha raccontato, con partecipazione ed affetto, la vita in un
ambiente a lui familiare prendendo le parti degli adolescenti, della loro curiosità vitale e della
loro grazia. La pellicola è stata presentata al Festival di Cannes del 1999 nella Sezione Quinzaine
des Réalisateurs.

Piccolo Buddha – Little Buddha (1993)
di B. Bertolucci, con K. Reeves, Bridget Fonda, Ying Rocheng

Due monaci buddisti arrivano a Seattle convinti che un ragazzino bianco sia la reincarnazione di un
loro lama. Le vicende del bambino si intrecciano con il racconto della vita del principe Siddharta
che fugge dalla sua prigione dorata, scopre il dolore del mondo e prova compassione per tutti gli
esseri viventi vincendo l’’egoismo e diventando il Buddha. Bertolucci racconta, con la leggerezza di
una fiaba, un itinerario di avvicinamento alla morte, l’essenza delle cose e la loro transitorietà
come mostra l’ultima sequenza con la distruzione del bellissimo mandala di sabbia.

Picnick ad Hanging Rock – Picknick at Hanging Rock (1975)
di P. Weir, con R. Roberts, D. Guard, H. Morse

Nel febbraio di inizio Secolo, durante un picnic ai piedi di un gruppo roccioso, tre allieve di un
collegio aristocratico scompaiono nel nulla insieme alla loro istitutrice.Un mystery fantastico
basato su un reale fatto di cronaca. Raffinatissimo sul piano formale, imposta a livello tematico la
dominante di quasi tutta l’opera di questo regista, ovvero il conflitto irrisolvibile tra cultura
(razionale, perbenistica, opprimente) e natura (irrazionale, vitalistica, liberatoria). Autentico
cinema del disagio, tanto più inquietante quanto più non prevede vie di uscita. o spiegazioni
razionali.

Powaqqatsi

È il seguito (sempre diretto da Reggio), ma meno incisivo e più monocorde del suo predecessore
KOYAANISQATSI. Le immagini raccontano il lavoro dell’uomo, contrapponendo le inutili fatiche del
Terzo Mondo ai fasti del Mondo occidentale.

Solaris – Soljaris (1972)
di A. Tarkowskij Con N. Bondarciuk, D. Banionis

Uno scienziato scopre delle radiazioni che hanno il potere di materializzare le angosce e i desideri
degli uomini. Tratto da un romanzo di Stanislaw Lem il film fu pubblicizzato all’uscita come
risposta russa a 2001: Odissea nello spazio, pur trattandosi di una pellicola completamente diversa.
Per il regista la fantascienza non è solo un pretesto per riflessioni filosofiche ma rappresenta
l’ignoto nell’uomo. Lo stile lirico di Tarkowskij, diluito nella durata, ma concentrato nei
significati, trova qui un equilibrio e un incanto unici.

Una favola gentile alla maniera della vecchia Hollywood a cui Rudolph presta una grazia e una
gentilezza che evitano ogni rischio di mielosità.

Il cielo sopra Berlino

Fino alla fine del mondo

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