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Consigli di meditazione Vipassana

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Consigli pratici di meditazione Vipassana

(autore sconosciuto)

Premessa

Mi permetto di scrivere qualche informazione sulla Vipassana, in circa 15 anni di esperienza,qualche
cosa ho imparato, e mi piacerebbe condividerla con tutti.

Ha ben ragione Molotov a dire che è difficile tenere ferma la mente!

Infatti,la mente viene rappresentata da una scimmia,che scappa,corre da tutti i lati, proprio come
fa la nostra mente,che viaggia e s’attacca a qualunque appiglio che gli si pari dinnanzi, per
associazione di idee, per consonanza di concetti, flussi mentali ecc…

Tuttavia esistono alcuni trucchi (chiamati “mezzi abili”),per “ingannare” la mente, per
rallentarla,fermarla e portarla nuovamente all’attenzione vigile e consapevole. Prima però vorrei
inserire alcuni accorgimenti,che se applicati possono facilitare la pratica.

– La posizione :

– Trovare un punto di concentrazione: Quando la pratica è iniziata,bisogna trovare un punto di
riferimento,dove portare la propria concentrazione durante tutta la Vipassana,e quando la mente
si distrae. Suggerisco di trovare un punto che coinvolga anche una sensazione fisica,ed uno che
consiglio è quello all’ingresso delle narici del naso,e quindi possiamo in qualunque momento
sentire questa presenza con la frescura che produce il passaggio dell’aria.

Naturalmente,non è l’unico;osservare ad occhi chiusi il terzo occhio;oppure tenendoli
socchiusi,la punta del proprio naso,o ancora un piccolo oggetto posto davanti alle gambe,a circa
due palmi di distanza,sono ottimi punti di concentrazione.

Oppure ancora,utilizzarli tutti;a seconda del momento della pratica e di come ci si sente,si
può usare a scelta uno di quelli appena descritti. Ognuno comunque, può trovare il suo,a seconda
di quello che la pratica suggerisce meglio per lui. Tuttavia è vivamente consigliabile,(e nei
ritiri di meditazione Vipassana è praticamente un obbligo,) usare il respiro come punto di
attenzione.

A livelli più avanzati,poi,si può invece andare ad esplorare tutte le sensazioni che man mano si
presentano alla mente,al corpo,e prenderle in esame nel modo che suggerirò più avanti nello
scritto. Ma agli inizi è bene limitarsi ad osservare il proprio respiro e le sensazioni fisiche più
grossolane. Durante la pratica,anche a livelli avanzati,è inevitabile prima o poi,abituarsi alla
presenza dei cosiddetti oggetti mentali,ovverossia tutte le distrazioni possibili ed
immaginabili,dalle più grossolane alle più sottili;ma è proprio grazie alle distrazioni,che la
pratica vera e propria ha inizio.

– Gli oggetti mentali :

Come detto poch’anzi,gli oggetti mentali,sono la fonte di distrazione della pratica,perché
impediscono di mantenere la concentrazione sul punto di attenzione che ci siamo prefissi di
osservare.

Tuttavia, possiamo trasformare la distrazione in un punto a favore per la nostra
pratica,imparando ad osservare in modo consapevole l’oggetto mentale che ci distrae. Infatti,la
fase successiva della pratica,consiste proprio nell’esplorazione e osservazione consapevole di
tutti gli elementi che ci distraggono,diventando così un nuovo punto di
concentrazione:osservandoli,per poi lasciarli andare,fluire via,senza attaccarsi a loro. Appena
ci si sgancia da loro però,è necessario tornare al nostro punto di riferimento originale,che in
questo caso è il respiro.

Elenco ora,alcuni dei più frequenti oggetti mentali che distraggono il praticante,e che vanno
trattati con tecniche semplici ma efficaci.

– Desiderio di muoversi: Quando si pratica, può capitare,soprattutto durante sessioni
intensive,di avere il desiderio di muoversi,sgranchire le gambe,alzarsi in piedi e smettere
addirittura. In questi casi allora è necessario notare il desiderio di ciò che si vuole
fare,guardandolo (poi dico come fare),ed eventualmente contare fino a dieci,mentalmente. Se la
sensazione è davvero insopportabile,allora ci si può muovere,molto,ma molto lentamente,ed
osservare il movimento,e tutte le sensazioni che coinvolgono quel movimento, i
muscoli,l’attrito col corpo,coi vestiti ecc…

– Dolori e fastidi : Anche per coloro che praticano Vipassana da molto tempo,il dolore è una
distrazione che fa sempre la sua comparsa prima o poi, nelle parti più disparate del corpo,di
intensità differente. Distrazione,che però diventa pratica,osservando in modo consapevole l’oggetto
dolore,nella parte interessata. Lo stesso dicasi per i fastidi di minor entità,quali
pruriti,solletico,saliva che scende in gola ecc…Anche in questo caso è consigliabile non muoversi,
ma se la soglia supera di molto la sopportazione, si può alleviare il dolore cambiando
posizione,sempre però mantenendo l’attenzione vigile all’azione.

– Sonno e torpore: Durante la pratica,se la meditazione viene effettuata in maniera profonda,si
può cadere in uno stato di torpore,o peggio ancora di sonnolenza molto forte. Si combatte
questo stato,sempre con la visione equanime e consapevole dello stato in cui ci si
trova,osservandolo senza giudicarlo.

– Effetto statua: nella meditazione profonda,si può verificare anche uno stato di assoluta
insensibilità del corpo,al punto che addirittura si perde il senso di possedere un involucro
corporeo,oppure di avere una rigidità come la pietra. Questo stato,abbastanza
fastidioso,all’inizio potrebbe destare timore,il timore di perdersi,di rimanere bloccato,di
non sapere cosa fare,e allora ci si muove quasi d’istinto,scoprendo che era solo un’illusione
della mente. Quando si manifesta questo stato,non bisogna lasciarsi prendere dal panico,ed
invece osservare con lo sguardo vigile lo stato,fintanto che non sparisce.

– Lo Zoom: Ma in che modo possiamo trattare la parte interessata?Che cosa s’intende per
attenzione vigile?Quando si presenta un oggetto mentale,quale ad esempio un dolore,si interviene
seguendo una tecnica che si potrebbe definire Zoom. Si interviene, cioè,portando l’attenzione al
dolore come se stessimo zoomando un’immagine,avvicinandosi al punto interessato in modo rapido.

Questo avvicinarsi,fa sì che l’attenzione vigile si concentri tutta in quel punto,e con il
passare del tempo,con la pratica,questo avviene in modo molto veloce,senza la necessità di
“ricostruire” questo effetto speciale. Per attenzione vigile,s’intende la visione equanime
senza giudizio né etichette, né catene di pensieri che possono identificare e dunque distrarre
ulteriormente dalla pratica. Se per esempio sento dolore ad una gamba,l’attenzione vigile mi
porterà ad essa dicendo ” Dolore, dolore”, E NON,
“che-dolore-terribile-alla-gamba-quasi-come-se-fosse-rotta-come-
quella-volta-in-bicicletta……” ecc… Così facendo,l’oggetto mentale perde energia,fino a
scomparire,mettendo in luce la sua natura di Impermanenza,di illusione,di transitorietà.

– Navetta: Se è vero che un oggetto mentale è di carattere impermanente,e con la visione equanime
dovrebbe sparire,è altrettanto vero che non sempre questo accade. E’altresì più probabile
invece,che si verifichi un curioso fenomeno che al tempo definimmo “navetta”:un movimento
avanti-indietro,tra il punto di attenzione (respiro) e l’oggetto mentale (dolore in questo caso).

Al presentarsi del dolore,la visione Equanime si sposta sul dolore,il quale pare scomparire o
attenuarsi;subito dopo ci si sposta nuovamente sul respiro,ma appena lo facciamo,il dolore
richiama la nostra attenzione,rendendo necessaria ancora,l’osservazione consapevole…

Si entra quindi in un “loop” dal quale a volte non si esce per tutta la pratica,e allora per
sganciarsi,bisogna usare una delle tecniche menzionate prima,oppure ci si muove un poco
lentamente,quel tanto che basta per trovare un poco di sollievo.

Per una pratica quotidiana,che possa avere effetti positivi di un certo rilievo,suggerisco un tempo
che va dai 30 ai 50 minuti. Ma all’inizio,per entrare nella pratica,si può partire con 15 minuti,poi
aumentare progressivamente. L’ideale per la pratica sarebbe la mattina, ma se come me avete problemi
di organizzazione,si può anche farlo la sera prima di coricarsi,almeno un’ora dopo aver mangiato.

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