Concentrazione e meditazione – di Swami Sivananda – Parte sesta

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< CONCENTRAZIONE E MEDITAZIONE >

SWAMI SIVANANDA SARASVATI

EDIZIONI MEDITERRANEE RISTAMPA 1985

TITOLO ORIGINALE DELL’OPERA: LA PRATIQUE DE LA MEDITATION

(Parte sesta)

11. Dialoghi sullo yoga

D. – Su cosa ci si può concentrare?

R. – Concentrati all’inizio su di una forma concreta; su quella del Signore Krishna, con il suo
flauto in mano, o su quella di Vishnù che ha la conca, il disco, la mazza ed il lotus nelle sue
quattro mani.

D. – Qualcuno mi ha detto di guardarmi sempre in uno specchio, nel punto situato tra le due
sopracciglia. Posso fare così?

R. – Sì, puoi farlo; è un modo di concentrarsi; attieniti però, ad un unico modo: quello
dell’immagine di Rama. Solo se ti concentri sulle immagini di Dio . e mediti sulle Sue qualità ed
attributi, puoi crescere spiritualmente.

D. – Perché alcuni si concentrano sul shalagrama?

R. – Perché esso ha acquistato la capacità d’indurre alla concentrazione facilmente.

D. – Io mi concentro sullo spazio tra le due sopracciglia (trikuta) e sulla sillaba OM: suono ed
immagine. Faccio bene?

R. – Hai ragione. Associa ad OM le idee di purezza di Sat-Chit-Ananda (esistenza pura, conoscenza
pura, felicità pura; è uno dei nomi di Brahman). Senti di essere coscienza onnipenetrante. Questo
modo di essere (bhava) è necessario.

D. – Cosa dovrei fare per avere una profonda concentrazione della mente?

R. – Sviluppa intensamente la rinuncia (vairagya). Aumenta la durata degli esercizi. Siediti
isolato. Non ti mescolare con gli indesiderabili. Osserva il silenzio (mauna) per tre ore di
seguito. La sera mangia solo frutta e latte. Così avrai una profonda concentrazione della mente, te
l’assicuro.

D. – Un discepolo ha bisogno di parole d’incoraggiamento. Spesso tiene molto a mantenere il contatto
col suo guru. È per questo motivo che vi disturbo spesso. Posso ora chiedere come si accresce il
potere di concentrazione?

R. – Puoi scrivermi spesso; ogni perturbazione è in rapporto con la mente. P er colui che vive
nell’Atman c’è sempre pace, una pace che trascende la mente. Le noie, i turbamenti o le afflizioni
possono difficilmente raggiungere una persona che vive in ispirito. La concentrazione si accresce
quando si riducono i bisogni ed i desideri con l’osservare il silenzio (mauna) due ore al giorno;
restando chiusi una o due ore al giorno in una stanza tranquilla, praticando il pranayama, pregando,
aumentando il numero delle sedute di meditazione alla sera e di notte, con il discernimento
(vichara), ecc…

D. – Il japa (ripetizione di una formula sacra) può portare alla concentrazione?

R. – Sì, fa il japa interiore (manasika-japa).

D. – Quando cerco di concentrarmi tra le sopracciglia (trikuta), sento un leggero mal di testa. C’è
un rimedio per questo?

R. – Non lottare con la mente. Nel concentrarti non fare uno sforzo violento; rilassa tutti i tuoi
muscoli così come il cervello. Concentrati dolcemente ed in modo naturale. Così allontanerai ogni
sforzo inutile, e di conseguenza, ogni mal di testa.

D. – La mia mente è sempre incostante e la carne è debole. I miei tentativi di concentrazione
riescono solo ogni tanto, e spesso mi deludono. Non mi è facile purificare la mente. Che cosa mi
consigliate di fare?

R. – Il tuo vairagya non è intenso. Devi svilupparlo. Pratica una sadhana intensa. Aumenta la
durata della meditazione fino a quattro ore. Riduci la tua attività (vyavahara). Rinchiuditi tre
mesi in un luogo di pellegrinaggio, a Rikhikesh o a Uttarakashi, e osserva il silenzio (mauna) per
tre mesi interi. Avrai così delle concentrazioni e delle meditazioni ammirevoli.

D. – Perché lo yogin che pratica il shakti-sanchara sul suo discepolo gli chiede di abbandonare
ogni altra forma di sadhana?

R. – Per sviluppare un’intensa fede sono necessarie la fermezza sulla via, la fissità della mente
e un’unica forma di yoga.

D. – Io faccio il japa due ore al giorno e il pranayama per un quarto d’ora. Raggiungerò la fissità
della mente (ekagrata) o l’identificazione (tanmayata) entro due o tre anni?

R. Sì, puoi raggiungerla, se sei puro e sincero nel tuo sadhana.

2. La pratica della concentrazione

1. L’attenzione

2. Dovete avere interesse per la concentrazione. Allora soltanto tutta la vostra attenzione si
rivolgerà sull’oggetto di essa. Non ci può essere vera concentrazione se il praticante non fa mostra
di un notevole grado l’interesse e d’attenzione. Dovete dunque sapere cosa significano queste due
parole.

L’attenzione è una ferma applicazione della mente. È la concentrazione della coscienza sull’oggetto
scelto. Mediante l’attenzione potete sviluppare le vostre facoltà e le vostre attitudini mentali.
Dove c’è attenzione, c’è anche concentrazione. L’attenzione dovrebbe essere coltivata
progressivamente; non c’è un procedimento speciale, è semplicemente la completa progressione mentale
sotto uno dei suoi angoli.

La percezione implica sempre l’attenzione; percepire vuol dire essere attenti. Con l’attenzione
otterrete una chiara e distinta visione degli oggetti. Tutta l’energia è centrata sull’oggetto che
attira l’attenzione. Ci si guadagna un’informazione perfetta e completa. Durante l’applicazione
dell’attenzione, tutti i raggi dispersi della mente si riuniscono.

Nell’attenzione c’è sforzo e lotta; grazie ad essa, le cose producono un’impressione più profonda
nella mente. Se la vostra attenzione è ferma, potete fissarvi esclusivamente sull’oggetto esaminato.
Un uomo attento ha buona memoria; è vigile e circospetto. È vivace e sveglio.

L’attenzione ha un grande ruolo nella concentrazione. Essa è la base della volontà. Essa analizza la
mente e vi illumina su di una gran quantità di fenomeni sorprendenti, quando è convenientemente
guidata verso il mondo interiore col fine dell’introspezione.

L’attenzione (avadhana) centra la vostra coscienza; essa ha un ruolo preminente nella
concentrazione; è un sintomo di volontà allenata; la si trova negli uomini che hanno una forte
mentalità. È una facoltà rara. La castità (brahmacharya) sviluppa sorprendentemente questo potere.
Lo yogi che possiede questa facoltà può persino fissare la sua mente e per un lungo tempo, su di un
oggetto piacevole. L’attenzione può essere coltivata e sviluppata mediante una pratica continua.
Tutti i grandi uomini del mondo, tutti quelli che hanno realizzato delle grandi imprese, si sono
elevati grazie unicamente a questa facoltà.

Proiettate tutta la vostra attenzione sulla cosa che state facendo in questo momento, qualunque essa
sia.

Se analizzate con cura le funzioni, o operazioni della mente, nessun impulso può essere isolato e
chiamato attenzione. È impossibile fare dell’attenzione una funzione distinta. Osservate qualche
cosa, di conseguenza siete attento.

L’attenzione appartiene ad ogni stato di coscienza ed è presente in ogni ambito della coscienza. Un
candidato attento, sul sentiero spirituale, può praticare l’audizione (shravana) dei Shrutis (libri
sacri), in maniera efficace. L’ufficiale dice: “Attenti!” e il soldato è pronto ad eseguire gli
ordini. Solo un soldato attento può far centro nel tiro al bersaglio.

Nessuno può, senza attenzione, giungere al successo nelle sue ricerche spirituali, o temporali.

Vi sono degli yogin che possono fare otto, o dieci, od anche cento cose nello stesso momento; ciò
non ha niente di strano; tutto il segreto sta nel fatto che essi hanno sviluppato la loro attenzione
ad un livello notevole. Tutti i grandi uomini del mondo possiedono, in gradi diversi, questa
facoltà.

L’attenzione è di due tipi: esterna ed interna. Quando è attirata verso gli oggetti esterni è
chiamata esterna. Quando è diretta verso l’interno, sulla mente o sulle cose astratte, è conosciuta
come attenzione interna.

Vi sono anche due forme d’attenzione: attenzione volontaria e attenzione involontaria. Quando
l’attenzione è orientata verso qualche oggetto esterno con uno sforzo della volontà, è detta
volontaria. Se avete la manifesta volontà di occuparvi di questo o di quello si tratta di attenzione
volontaria: L’uomo capisce per quale ragione percepisce; vi è inclusa in un modo definito,
l’intenzione deliberata, stimolante un fine o un proposito. L’attenzione volontaria comporta uno
sforzo della volontà, la determinazione e una certa pratica mentale; ciò si coltiva con
l’allenamento della perseveranza. I benefici ricavati da questo allenamento sono incalcolabili.

L’attenzione involontaria è molto comune; non richiede nessun esercizio; non c’è sforzo della
volontà. L’attenzione è sollecitata dalla natura bella e attraente dell’oggetto. Gli individui
percepiscono senza sapere perché e senza alcun insegnamento. I bambini possiedono questo potere di
attenzione involontaria ad un livello maggiore delle persone adulte.

Se non si osserva, non si è attenti. Se si osserva qualche cosa si dice che si è attenti.

L’intenzione, il progetto, la speranza, l’attesa, il desiderio, la fede, la conoscenza, lo scopo, il
bisogno servono a determinare l’attenzione. Dovrete osservare con cura il grado, la durata, la
portata, le forme, le fluttuazioni e i conflitti dell’attenzione.

Se l’oggetto è gradevole, c’è grande attenzione. Dovete creare l’interesse; allora vi sarà
attenzione. Se essa tende a diminuire, dirigete la vostra attenzione su di un altro oggetto
piacevole. Con un paziente allenamento potrete attirare la mente anche su delle cose sgradite,
creando un interesse. Così accrescerete la vostra forza.

Se vi sorvegliate di continuo noterete che osservate diversi oggetti in momenti diversi. Questa
percezione, ora di un oggetto ora di un altro, è conosciuta come fluttuazione dell’attenzione.
L’attenzione è mutevole. Gli stessi oggetti cambiano, ma nell’osservatore, non c’è alcuna
fluttuazione.

La mente non è stata allenata a sostenere una prolungata attenzione. La monotonia gli pesa e sente
il bisogno di rivolgersi a qualche altro oggetto gradevole. Potete benissimo dirvi: “Mi limiterò ad
un cosa soltanto “, ma vi accorgete ben presto che, malgrado un serio tentativo, state
improvvisamente percependo tutt’altra cosa.

Quando un professore insegna e il soggetto è astratto o metafisico, si vedono molti ascoltatori
abbandonare discretamente la sala, non potendo fissarsi su di un argomento che non è interessante.
Ma se questo stesso professore si mette a cantare o a raccontare qualche storia appassionante,
allora gli ascoltatori lo seguono con attenzione rapita. C’è un profondo silenzio. I conferenzieri
dovrebbero conoscere l’arte di attirare la mente dei loro uditori.

Devono cambiare tono, parlare con forza e convinzione. Devono sorvegliare il loro auditorio e notare
se è attento, o no. Devono cambiare momentaneamente soggetto, raccontare aneddoti piacevoli,
presentare delle illustrazioni appropriate. Devono guardare i loro uditori negli occhi. Quante cose
sono necessarie per diventare un buon conferenziere e conquistare l’attenzione dell’uditorio!

Napoleone, Gladstone, Arjuna e Jnanadeva avevano tutti un meraviglioso potere d’attenzione.

Potevano fissare la loro mente su qualsiasi oggetto. Gli scienziati e gli occultisti sono
rimarcabilmente attenti. Arrivano ad esserlo con una pratica paziente, regolare e sistematica.

Un giudice, un chirurgo, non possono giungere al successo nelle loro professioni rispettive se non
sono dotati di un grande potere d’attenzione.

Quando eseguite un lavoro, immergetevi in esso; dimenticate voi stessi, perdete il vostro io.
Concentratevi sul lavoro; eliminate ogni altro pensiero. Quando fate una cosa, non pensate a niente
altro. Quando leggete un libro non pensate a niente altro. Fissate fermamente la vostra mente come
il fabbricante di frecce, che non aveva più coscienza di ciò che lo circondava.

Degli scienziati eminenti sono talmente occupati ed attenti nelle loro esperienze e ricerche di
laboratorio da dimenticare di mangiare per giorni interi. Si racconta che uno scienziato era una
volta molto assorto nel suo esperimento. Sua moglie, che si trovava in un altro luogo, fu vittima di
una grande disgrazia. Ella si precipitò, piangente, al laboratorio. Cosa strana, il sapiente non ne
fu neanche scosso. Era così preso dal suo lavoro che aveva dimenticato ch’ella fosse sua moglie; le
rispose: – Signora, piangete ancora un poco, in modo che io possa fare l’analisi delle vostre
lacrime.

Una volta, un uomo onorevole invitò a cena Isacco Newton; costui si recò dal suo ospite e si sedette
nel salone. Ma l’ospite, che aveva dimenticato il suo invitato, cenò da solo e si rimise al lavoro.
Newton per tutto questo tempo era immerso in qualche problema scientifico importante, e non si era
mosso. Egli dimenticò la sua cena e restò a lungo seduto immobile come una statua. L’indomani
mattina, l’ospite si accorse di Newton seduto nel suo salone e si ricordò dell’invito. Confuso della
sua dimenticanza, si profuse in scuse. Quale meravigliosa potenza d’attenzione, in lui! Tutti i geni
posseggono questo potere fino ad un grado infinito. Con una pratica costante ed uno sforzo
d’attenzione sempre rinnovato, un argomento, che era all’inizio arido e senza interesse, può
diventare molto interessante quando ne siete padrone e ne avete appreso lo scopo ed il significato.
La capacità di concentrare la vostra attenzione può diventare sempre più grande.

Quando una grande disgrazia vi ha colpito, o quando riesaminate i vostri gesti e le vostre parole
per scoprire i motivi del vostro insuccesso, potete esserne talmente assorti che nessuno sforzo può
impedirvi di pensarci. Se c’è un articolo da scrivere, un libro in preparazione, si fa il lavoro,
anche se si perde il sonno, e diventate incapace di distaccarvene; l’attenzione, all’inizio
volontaria, si è impadronita di tutto l’ambito della coscienza.

Se avete una grande potenza d’attenzione, qualunque sia la cosa percepita dallo spirito, essa vi si
stamperà con forza. Soltanto un uomo attento può sviluppare la sua volontà. Un insieme d’attenzione
di applicazione e di volontà possono compiere meraviglie, non c’è dubbio. Un uomo d’intelligenza
ordinaria e con una attenzione molto sviluppata produrrà un lavoro molto maggiore d’un altro più
sviluppato intellettualmente ma con una debole attenzione

In ogni campo. l’insuccesso è dovuto principalmente alla mancanza d’attenzione. Se vi dedicate ad un
solo oggetto per volta, ne percepirete profondamente i diversi aspetti.

L’uomo comune non allenato, si dedica a parecchie cose contemporaneamente. Permette a molte cose di
attraversare le porte del suo laboratorio mentale. Questa è la ragione per la quale costui è
nebuloso e vago, non ha chiarezza nel suo pensiero. Non può fare analisi o sintesi; è disorientato;
non può esprimere chiaramente le proprie idee, mentre l’uomo disciplinato si trattiene su di un
argomento tanto quanto gli sembra opportuno. Ne ricava delle informazioni complete e dettagliate;
solo in seguito si dedica ad altro.

L’attenzione è una facoltà importante per lo yogin.

Non potete occuparvi di due cose contemporaneamente. La mente può farne una sola. Pensate che
abbracci in un solo colpo parecchi argomenti, perché si sposta con una fantastica velocità, sia che
avanzi, sia che arretri. Non potete vedere o ascoltare che una cosa per volta. Ma questa legge non è
applicabile ad un yogin compiuto; egli può eseguire diverse cose nello stesso tempo perché la sua
volontà non è distinta dalla Volontà cosmica, che è onnipotente.

(continua)

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