Brain fitness: l’allenamento mentale

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Brain fitness: l’allenamento mentale

di Stefano Fusi

Nel mondo ‘flessibile’ di oggi, bisogna abituarsi alla novità. A imparare sempre cose nuove, a
trovare nuove soluzioni. Come fare? Servono ottimismo, coraggio e immaginazione. Ma sono utili anche
le tecniche per l’efficienza mentale. Come l’ultima nata, la neurobica.

Una rivoluzione copernicana nello studio del cervello è appena avvenuta. La scoperta che le cellule
nervose non sono così fondamentali, e che, anche se effettivamente si perdono coll’avanzare
dell’età, non sono tutto per l’efficienza della mente. Ciò che conta è la qualità: i collegamenti
fra le varie aree cerebrali, i dendriti che legano con filamenti sottili fra loro le cellule e gli
assoni che connettono le aree cerebrali.

Questi collegamenti si creano in risposta a stimoli sensoriali e di comportamento, e si mantengono e
ri-formano con nuovi stimoli. I dendriti, “interfaccia” della creatività, che è salute della mente,
ricrescono con l’uso. Come muscoli quando si riprende a fare ginnastica, si ricreano i circuiti. Ciò
che assopisce la mente, insomma, non è l’età in sé, ma la routine. Le abitudini sono utili da un
lato a lavorare in “economia” (sempre lo stesso percorso casa-lavoro, sempre le stesse cose che si
possono fare con un “pilota automatico”).

Dall’altra, la mancanza di varietà indebolisce la mente, annulla pian piano la creatività e la
capacità di affrontare le novità. Il nutrimento per rivitalizzare la mente? Emozionanti novità,
giochi intriganti, sensazioni piacevoli, situazioni stimolanti; basterebbe poco, vanno bene anche i
giochi enigmistici, ma naturalmente si può fare di più.

Ed ecco, nella solita America scatenata allo studio del cervello e alla ricerca dell’efficienza,
l’immediata applicazione pratica della scoperta, la neurobics, il fitness mentale. Voluto
accostamento con l’aerobics, addestramento fisico. Ma è una simpatica e brillante applicazione
pratica dell’ecologia della mente: in noi ci sono molte diverse funzioni mentali, collocate
fisicamente in diverse aree cerebrali specializzate; ma occorre “mobilizzarle” tutte insieme,
incrociarle e associarle perché i ricordi e i dati appresi siano stimoli forti abbastanza per
rompere gli schemi della routine.

E ce ne sono tutti i motivi. Delegate moltissime funzioni alle macchine (quanti fanno ancora a mano
e a mente operazioni matematiche? Quanti scrivono a mano o memorizzano dati senza il pc?), dobbiamo
tenere attivo comunque il cervello, esattamente come più andiamo in auto, più abbiamo bisogno di
camminare, per stare bene.

Stretti fra numerosi e contemporanei impegni -multitasking è la parola magica, tutti fanno tutto,
bello ma è anche precarietà e stress- abbiamo bisogno di ritrovare un’armonia interiore; stressati
dal ritmo delle macchine, che ci sostituiscono ora anche nelle funzoni cerebrali creative, dobbiamo
tenerci al passo usando metodi naturali come l’addestramento mentale.

È un metodo messo a punto da due studiosi, Lawrence C. Katz che insegna Neurobiologia al Duke
University Medical Center di Durham e studia neuroscienze, e Manning Rubin, che si occupa di
comunicazione ed è direttore creativo di un’agenzia di marketing a New York. Il loro libro Keep your
brain alive è uscito in Italia per Red edizioni col titolo Fitness della mente.

IN ITALIA, STRESS MANAGEMENT NELLO SPAZIO E SUPER-MEMORIA

Anche in Italia però ormai non si scherza in quanto a tecniche per il potenziamento delle facoltà
mentali. Due esempi recenti: il programma di tecniche di stress management (tecniche di rilassamento
e altre), utilizzato nella preparazione dell’astronauta Roberto Vittori. L’astronauta italiano è
stato protagonista della missione spaziale dell’ESA-Ente Spaziale Europeo “Marco Polo”, partita da
Baikonur il 25 Aprile 2002 e durata una decina di giorni.

Il Centro di Ricerche in Bioclimatologia Medica, Biotecnologie e Medicina Naturale dell’Università
di Milano ha collaborato alla messa a punto ed all’utilizzo di tecniche di “stress mangement” –
ovvero tecniche di rilassamento psicocorporee basate anche su pratiche della Medicina Tradizionale
Cinese, con la consulenza del Professor Emilio Minelli, sia nella fase di preparazione che nella
fase di recupero dopo la missione. Quanto mai utili, queste tecniche, nelle condizioni estreme in
cui operano gli astronauti: assenza di peso, stress generalizzato, isolamento.

Un’altra tecnica per l’efficienza mentale e la creatività è la mnemotecnica, che risale addirittura
a studi rinascimentali: qui si usano veri e propri trucchi mentali, associazioni visuali e
sensoriali con oggetti o altre cose da ricordare. Poiché la tecnica è fondamentalmente quella di
associare immagini ‘cariche emotivamente’ ai dati da ricordare, aiuta anche a migliorare
l’efficienza della mente in generale. L’arte della memoria è coltivata da sempre, fin dai tempi
antichi.

Il caso più eclatante oggi è quello del giovanissimo Gianni Golfera, che ha dimostrato di poter fare
quasi tutto allenando questo “muscolo” mentale (ma la sua è una dote di nascita: ricorda tutto fin
da piccolo, memorizza in attimi liste interminabili, dati su dati). E insegna come farlo, mentre
l’Ospedale San Raffaele lo studia per scoprire il segreto della sua memoria.

AUTOSUGGESTIONE, PSICOCIBERNETICA, TRAINING MOTIVAZIONALI. I METODI PER POTENZIARE L’USO DELLA
MENTE.

Gli studi sulle possibilità di utilizzare al meglio la nostra mente sono comunque esplose gìà da
molto tempo. Senza tornare all’antichità o al Rinascimento, vediamo almeno i principali filoni nati
in epoca moderna, da quando cioè gli studi sul cervello, sul sistema nervoso e sul rapporto
mente-corpo sono all’ordine del giorno.

Partiamo dall’autosuggesione cosciente di Coué. Medico francese, Emile Coué (1857-1926) scoprì che
ripetendosi costantemente, secondo ritmi regolari (ogni giorno, meglio se a orari fissi) delle frasi
“positive”, il paziente guariva più in fretta. La formula standard che coniò era: “Ogni giorno,
sotto ogni punto di vista, mi sento sempre meglio”. Funzionava.

Oggi si sa che esiste l’effetto placebo, è spiegato dalla psiconeuroimmunologia, la neonata scienza
che studia le interconnessioni strettissime fra sistema nervoso, immunitario e psiche. Ovvero, la
chimica delle emozioni: i trasmettitori chimici legati ad ansia, paura, aggressività sono diversi,
adrenalina nordadrenalina endorfine hanno un loro preciso ruolo, la paura accelera il battito del
cuore e comprime la respirazione… e così via.

Essere sereni, riuscire a rilassarsi, avere un atteggiamento mentale positivo e fiducioso nella
propria salute e guarigione, fa stare meglio anche sul piano fisico. Banalità? Non proprio, in un
periodo di razionalismo accentuato in cui tutto ciò che veniva definito “spirituale” era bollato
come retrogrado dai medici e dagli scienziati. E in cui per screditare le guarigioni inspiegabili si
usa dire che ‘è solo suggestione’: ma se la suggestione esiste, perché non studiarla e utilizzarla?
Dobbiamo per forza prendere pillole?

Un’altra tecnica efficacissima per arrivare a un “uso” migliore della mente è il training autogeno
messo a punto dal neurologo e psichiatra berlinese J.H. Schulz, che si rifece all’opera di un
fisiologo del cervello, O. Vogt. un insieme di esercizi che ancora oggi sono la base di molte altre
tecniche come il metodo Silva e l’affine psicodinamica (o dinamica mentale).

Schulz, nei primi anni del ‘900, vide che alcuni pazienti sottoposti a ipnosi erano in grado, dopo
un certo tempo, di porsi da soli, volontariamente, in uno stato simile a quello ipnotico; più
leggero, cosciente, molto utile per riuscire a regolare le funzioni mentali e somatiche, rilassando
e portando su un piano salutare di autocoscienza. I sei esercizi standard sono quelli della
sensazione di pesantezza degli arti, di calore agli arti, di regolazione del ritmo cardiaco, della
concentrazione passiva sulla respirazione, della sensazione di calore nell’addome superiore e della
sensazione di freschezza alla fronte. Tutte “porte” sulla calma interiore, che aiuta a sfruttare al
meglio le facoltà mentali.

In pratica, si tratta di concentrare l’attenzione in modo rilassato e “passivo”; un “non fare”, un
lasciarsi volontariamente andare alle senszioni propriocettive, quelle che si hanno direttamente del
proprio organismo, senza la mediazione dei sensi. Un “non fare” che traduce in termini occidentali
l’intuizione orientale del cinese-taoista Wu-wei, “l’agire senza agire” che immette nel flusso della
Via, il Tao. Schulz studiò lo Yoga, da cui riprese la pratica dell’attenzione alle funzioni corporee
in vista di un riequilibrio funzionale.

Ma il vero punto d’inizio dell’attuale fortuna delle tecniche per il potenziamento dell’uso delle
facoltà mentali “latenti” è fatto risalire alla psicocibernetica, termine coniato da un chirurgo
estetico americano, Maxwell Maltz. Come spesso accade, non è lo specialista a fare la scoperta, ma
chi lavora sul campo. Perché mai pazienti che si erano rifatti il naso con successo restavano
convinti di essere brutti, e al contrario altri pazienti che invece non erano stati fortunati, e gli
era rimasto un brutto naso, ciononostante, solo per aver fatto l’operazione, erano sollevati e più
sicuri?

Anche qui, effetto placebo: ma con qualcosa in più: i programmi interni, secondo Maltz. Ovvero,
assimilando la mente a un computer (allora nasceva lo studio delle funzioni cerebrali viste sotto
questa luce, complice l’affermarsi delle prime “macchine pensanti”), la mente riceve input, elabora
ed emette output. Ma se i programmi con cui elaboriamo sono sbagliati (cattive abitudini, eventi
traumatici del passato, scarsa autostima) ovvero, per esempio, se abbiamo paura anche quando non ce
n’è bisogno, il risultato non sarà che negativo; poiché la nostra mente è anche un computer
predisposto per servirci e mettere in atto ciò che gli diciamo, consciamente o meno, di fare. Non
solo questo, naturalmente: emozioni sensazioni percezioni vanno al di là delle funzioni meccaniche
della mente, e possono potenziarle come disturbarle.

Dunque, dandoci programmi positivi e lavorando sull'”Immagine dell’io” (l’insieme delle
raffigurazioni che abbiamo di noi stessi a livello inconscio) possiamo migliorare, acquistare
autostima e sicurezza, essere più efficienti. Tutto ciò però richiede una precondizione: calmare la
mente, perché il “dialogo interno” e i condizionamenti, le paure, gli autoconvincimenti non si
sovrappongano a un contatto profondo con il nostro vero io profondo.

Potenzialmente, tutti siamo capaci di molto più di quello che pensiamo o facciamo. “Usiamo” e
conosciamo davvero, della mente solo un 10%. Ma ne possiamo conoscere e utilizzare molto di più. Per
arrivare a quell’area latente che per esempio si manifesta nei sogni, ma anche negli stati di
coscienza intuitiva, razionale elevata e immaginativa – che ci aiutano a vivere meglio spingendoci
verso obiettivi- occorre, appunto, che il mare delle nostre emozioni e pensieri s’acquieti, come per
poter vedere il fondo l’acqua dev’essere pulita, calma e limpida.

Ecco allora nascere, dagli anni Cinquanta in poi, diverse tecniche che uniscono al rilassamento e
alla psicocibernetica nuovi elementi come l’immaginazione guidata, la focalizzazione su obiettivi.
Sono il Sogno da svegli guidato del francese Desoille, l’americano metodo Silva, il Training
alfagenico o dinamica mentale o psicodinamica, la sofrologia dello spagnolo Caycedo, il ‘pensiero
laterale’ di Edward De Bono. Basi di tutte respirazione profonda, il contatto con l’interiorità
attraverso un rilassamento in stato Alfa (le onde cerebrali lente dello stato di dormiveglia), l’uso
di immagini mentali per rinforzare il proprio stato psicofisico, ottenere maggiore autostima,
raggiungere obiettivi; l’associare emozioni positive a immagini “autogene”, che ci creiamo da noi
stessi.

Il segreto di queste tecniche infatti è quello di non utilizzare immagini e formule mentali
derivanti da altre culture, come spesso accade in alcune forme di meditazione, ma utilizzare
immagini che sentiamo nostre, parte della nostra vita quotidiana: il laboratorio mentale, gli
assistenti di laboratorio, strumenti di lavoro che usiamo ogni giorno, immagini concrete anche per
favorire il rilassamento e arrivare allo stato mentale di quiete in cui possiamo operare al meglio.

Sono tecniche usatissime, a partire dal training autogeno, da fior di sportivi, venditori e manager
ma anche, ormai, da milioni di persone. Con riscontri sperimentali di efficacia in Università
soprattutto americane ma anche europee.

L’evoluzione ulteriore di queste tecniche sono i moderni training motivazionali di ogni genere, da
quelli classici dell’americano Anthony Robbins al “pensiero positivo” propugnato da schiere di
americani a partire da Louise Hay, la PNL, Programmazione Neuro Linguistica, le tecniche per
incrementare la memoria… (un esempio dalla PNL? Per ricordare bene una persona o una situazione, o
per crearsi un “aggancio” di comportamentale, immaginare la scena sottolineandola mentalmente con
musica o primi piani, come in un film: associando emozioni e sensazioni, ancorché immaginarie ma
verosimili e realistiche, a un fatto, lo si evidenzia e si facilita l’avverarsi di ciò che
desideriamo).

Non è magia, o meglio è l’aspetto scientifico della magia. Il nostro cervello, terminale della
mente, funziona così: più sono chiari e forti gli obiettivi, più ci coinvolgono e sono al contempo
definiti nei particolari, più è facile raggiungerli. E’ un allenamento mentale, né più né meno.
Anche qui non bisogna esagerare: la realtà si può modificare, con costanza e determinazione. Ma
forzarla non va sempre bene. Se proprio non si raggiungono gli obiettivi, significa che magari non
erano proprio quelli giusti.

Qualcuno ironizzava: “Attento ai tuoi desideri, potrebbero avverarsi”. La ‘profezia che si
autoavvera’ ha come rovescio della medaglia la ‘proiezione mentale’, ovvero sovrapporre proprie idee
e preconcetti alla realtà. Per trasformare la realtà occorre conoscerla, lavorare, impegnarsi. Non
bastano, anzi possono essere controproducenti, tecniche, strumenti e trucchi.

ALLENAMENTO MENTALE PER LO SPORT

Lo sciatore Thoeni, l’Inter di Herrera e il Milan di Sacchi furono anticipatori, in Italia, ma ormai
tantissimi sportivi usano tecniche di visualizzazione e programmazione mentale per migliorare i
risultati. All’origine, esperimenti negli Usa su squadre di basket: quelle “allenate” solo
mentalmente avevano quasi gli stessi risultati di quelle che si allenavano sul campo.

Fra le tecniche più utilizzate dagli sportivi, sotto la guida degli psicologi dello sport sono il
training autogeno -per rilassarsi e incamerare energie e una sorta di visual fitness che unisce il
T.A. alla visualizzazione e ad altre tecniche di consapevolezza del proprio organismo e di
autopercezione.

La visualizzazione consiste nel “prevedere” le fasi della gara e immaginarsi precisi, concentrati,
energici, grintosi, vincenti… oppure nel superare prove simboliche che rappresentano le situazioni
di gara, ad esempio, per superare la fatica vedersi leggeri e veloci in corsa su una spiaggia. Sono
esercizi particolarmente utili negli sport di squadra e di resistenza, e per rimettersi da
infortuni. Di recente, ha fatto scalpore il veloce recupero del calciatore Roberto Baggio, che ha
impiegato la sua meditazione di stampo buddista giapponese, finalizzata alla guarigione.

Un’altra tecnica utilissima alla concentrazione in gara è la focus: “zoomare” sulle immagini
mentali, per esempio vedere ingrandita la pallina da tennis, o la porta del campo di pallone.
Alternative naturali ed efficaci al doping, e prive di effetti collaterali. Servono a rafforzare
l’autostima, a prevedere, controllare e usare nel modo più adeguato le emozioni, a migliorare la
concentrazione, sopportare gli stress e la fatica.

COME SI FA

L’esercizio più semplice, basilare, per rilassarsi è la respirazione completa, diaframmatica.
Ovvero, riempire d’aria bene tutti i polmoni, non solo la parte superiore come avviene di solito. La
respirazione diaframmatici, completa, rilassa i nervi frenici; col diaframma, che è un muscolo a
tutti gli effetti, massaggia l’addome, sede delle emozioni, e rilassa.

Concentrare l’attenzione sulla respirazione è il primo passo di ogni viaggio interiore e di
benessere, e di ogni esplorazione della mente. L’attenzione va al respiro non per forzarlo ma, al
contrario, per eliminare le tensioni innaturali dei vari stress “negativi”. Si tratta semplicemente
di rilassarsi in posizione comoda, chiudere gli occhi e respirare a fondo senza sforzare. Riempire
tutti i polmoni, dal fondo all’apice.

Può aiutare la concentrazione immaginare, per esempio, una corrente colorata e calda (o fresca) che
entra e ci riempie. In queste tecniche è bene essere spontanei e naturali, le immagini mentali
vengono da sole e sono le migliori per noi. Essere rilassati, ovviamente, non significa star fermi
per forza. Ci si può grattare il naso se prude, si può cambiare posizione; l’importante è usare solo
i muscoli che servono, muoversi se ci si vuole muovere e stare fermi se si vuole stare fermi.
Rilassamento è non forzare neanche per rilassarsi.

approfondimenti su:

www.sublimen.com > Sito audio subliminale

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