Bambini con una marcia in più grazie alla musica

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Bambini con una marcia in più grazie alla musica

Non il dono di una dote, ma l’approccio a una nuova educazione

9 gennaio 2015

07:00 – Di frequente si crede che il fatto musicale sia una questione di miracolosa abilità che alcuni possiedono e altri no: una dote, per l’appunto. In realtà numerosi studi hanno da tempo dimostrato gli effetti benefici della musica sull’apprendimento. I bambini non diventano più intelligenti grazie a quello che un tempo era stato definito l’effetto Mozart, bensì vengono coinvolti nello sviluppo di abilità che concorrono a dare vita a un concetto di apprendimento ben più ampio. Ecco perché la musica non è semplicemente una dote, ma un’educazione.

Nel 1993 uno studio scientifico condotto dalla ricercatrice Frances Rauscher aveva valutato la possibilità che l’ascolto della musica classica, nello specifico la Sonata in re maggiore per due pianoforti di Wolfgang Amadeus Mozart, influisse sull’intelligenza tanto da migliorare le performance degli studenti in alcuni test: concetto ripreso nel volume The Mozart Effect, scritto da Don Campbell e pubblicato nel 1997.

Fare musica in realtà non fa diventare intelligenti, come poi smentito da ulteriori indagini. È impossibile parlare in generale di musica, fra l’altro, perché l’incremento delle prestazioni dipende sempre dal piacere e dal gradimento che possiamo trarre da un certo autore: la musica produce effetti significativi solo quando incontra l’entusiasmo dell’ascoltatore. La passione costituisce la preziosa miccia in grado di suscitare una risposta, influenzare l’attività mentale e creare uno stimolo, anche da parte dei più piccoli.

All’interno di gruppi con bambini fra 1 e 5 anni d’età l’approccio al suono avviene attraverso il suono e la modulazione della voce, oltre all’utilizzo di strumenti che anche i piccoli possono facilmente manipolare, per esempio tamburi e percussioni. Ballare, imparare a muovere il corpo, capire l’esistenza di un ritmo e i momenti di pausa o silenzio, creare una connessione fra singolo e gruppo diventano dunque strumenti di un’educazione del bambino in senso totale, al di là del fatto musicale.

La musica stimola una risposta emotiva; essa possiede un intenso potere evocativo in grado di coinvolgere l’interiorità dell’individuo. Inoltre, soprattutto nel delicato momento dell’infanzia è un modo per superare la timidezza e trovare il confronto amichevole con un gruppo che diventa orchestra ideale e luogo di incontro. Un luogo dove prende forma un’educazione al silenzio e all’armonia, che è intreccio di suoni e modi di essere diversi in grado di formare un’unica sinfonia.

da tgcom24.mediaset.it

approfondimento
https://www.amadeux.net/sublimen/dossier/effetto-mozart-submozart.html

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