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Autismo e sviluppo cerebrale

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[ 2 minuti di lettura ]

Autismo e sviluppo cerebrale

di: Donata Allegri

Diverse sono le malattie collegate all’autismo e vengono unificate sotto l’ampia definizione di
“Disordini profondi dello sviluppo” o DPS, una categoria generale di malattie che sono
caratterizzate da grave e profonda difficoltà in più aree dello sviluppo. Gli individui che
rientrano nella categoria di “Disordini Profondi dello Sviluppo” mostrano comunemente difficoltà
nella comunicazione e deficit nelle abilità sociali, ma differiscono nella modalità e nella gravità.

Secondo alcune caratteristiche specifiche sono stati individuati 4 tipi di autismo:

1) Autismo: difficoltà nell’interazione sociale, nella comunicazione e nel gioco immaginativo entro
i 3 anni. Comportamenti, attività ed interessi stereotipati.

2) Sindrome di Asperger: difficoltà nelle interazioni sociali e dalla presenza di interessi ed
attività ristrette, senza un significativo ritardo nel linguaggio, e con un’intelligenza.

3) Sindrome di Rett: una malattia progressiva che è stata riscontrata solo nelle femmine. Dopo un
periodo di sviluppo normale, si ha perdita di abilità precedentemente acquisite, perdita dell’uso
significativo delle mani sostituito da movimenti ripetitivi delle stesse. Compare all’età di 1-4
anni.

4) Malattia disintegrativa dell’infanzia Caratterizzata da uno sviluppo normale per almeno i primi
due anni, poi perdita significativa delle abilità precedentemente acquisite.

Secondo uno studio, condotto da Eric Courchesne e colleghi dell’Università della California di San
Diego, Uno dei primi segni di autismo potrebbe essere una crescita accelerata del cervello, che si
manifesterebbe ben prima dell’evidenziarsi dei comportamenti generalmente associati a questo
disturbo. Eric Courchesne, ha esaminato 48 pazienti di età compresa tra i due e i cinque anni, che
avevano una buona raccolta di dati medici e che presentavano i sintomi classici della malattia. Ha
così scoperto che il 59% dei bambini aveva dei tassi anormali di crescita della circonferenza
cranica, rispetto al solo 6 % dei bambini sani.

Pare che se la testa, nel primo anno di vita, ha dimensioni anomale, vale a dire più grandi della
media, ci sono delle probabilità per cui si possa temere di essere di fronte a un bimbo che
svilupperà l’autismo, soprattutto se alla nascita la dimensione era minore o sotto la media, questo
accade perché tra i sei e i quattordici mesi le connessioni cellulari dei neuroni che mediano
l’impulso nervoso sono in via di formazione. Queste connessioni o sinapsi, spiega Courchesne, si
formano temporaneamente per poi scomparire e riformarsi in maniera diversa, finché non raggiungono
un certo livello di assestamento.

Una crescita troppo rapida implica eccessiva velocità nella strutturazione dei collegamenti tra
neuroni, impedendo all’esperienza di avere un ruolo decisionale nell’eliminazione e formazione di
sinapsi. Una testa grande non può essere presa come una diagnosi di autismo ma la correlazione
esistente tra questa anomalia e il disturbo è molto forte, soprattutto se associata a dimensioni del
cranio più piccole del normale alla nascita. Questo nuovo studio è importante anche perché demolisce
molti luoghi comuni sull’insorgenza del disturbo, è impossibile pensare che esso si sviluppi in
seguito ad allergie, vaccini, o contatto con tossine nelle prime fasi dell’infanzia, dato che questi
eventi hanno luogo più tardi nella vita del bambino.

Istituzione scientifica citata nell’articolo:

University of California, San Diego

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