A che cosa serve la rabbia?

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A che cosa serve la rabbia?

In questi giorni abbiamo visto alcuni personaggi dello sport perdere la testa per colpa della
rabbia. È un’emozione che ci spinge a compiere gesti anche rischiosi e clamorosi. Qual è la sua origine? A cosa serve?

10 SETTEMBRE 2018 | FOCUS.IT

Sguardo feroce, denti stretti e labbra serrate. È il volto della rabbia, considerata, in genere, un
sentimento estremo e negativo perché ci fa perdere l’autocontrollo: ci fa dire frasi cattive e
offensive al partner o al collega di lavoro o, peggio, ci spinge a compiere gesti pericolosi per noi stessi e per chi abbiamo di fronte.

Arrabbiarsi è piuttosto facile: in famiglia, nei luoghi di lavoro, sui mezzi pubblici. Soprattutto nel traffico.

ISTINTO ANIMALE. Come gli altri animali che diventano aggressivi se si sentono in pericolo o
competono per difendere il loro territorio, anche noi ci arrabbiamo se ci sentiamo minacciati (ad
esempio, nella nostra autostima). Oppure se percepiamo uningiustizia o una frustrazione dei nostri
bisogni (come quando ci viene negato qualcosa). Ma cosa rende alcuni individui più insofferenti di altri?

«Chi si arrabbia di più tende a interpretare gli eventi come negativi per se stesso. Per esempio, se
temo che gli altri mi manchino di rispetto posso leggere un sorriso come segno di irrisione anche se
non vi erano intenzioni provocatorie», spiega Paolo Meazzini, direttore della Psicoterapia training school di Roma e autore del libro Lira di Achille (Giunti).

«Ciò determina un aumento del livello di attivazione psicofisiologica che predispone allattacco».
Alcuni, però, riescono a controllarsi lo stesso. Perché? Dipende dalla gerarchia degli scopi della
persona. «Quando cè un conflitto fra lo scopo della rabbia (per esempio rispondere a una
provocazione) e uno scopo sovraordinato (per esempio mantenere unimmagine di sé di persona pacata)
ci si contiene», spiega Olimpia Matarazzo, docente di psicologia generale alla Seconda Università
degli studi di Napoli e coautrice del libro La regolazione delle emozioni (Il Mulino).

Se non esprimere la rabbia è una priorità, la si prova anche in modo meno dirompente. «Ma la scelta
tra gli scopi avviene in genere in modo inconsapevole per lo stesso meccanismo automatico che a
volte ci porta a scegliere un piacere immediato, ignorando le sue conseguenze a lungo termine»,
precisa Matarazzo. Proprio come si cade in preda alla rabbia anche quando razionalmente si sa che si
sta facendo la cosa sbagliata. «Significa che lo scopo più alto, cioè evitare svantaggi futuri, non è stato interiorizzato».

UN MUSCOLO DA ALLENARE. I muscoli, per funzionare bene ed essere potenti, vanno allenati. Per
lautocontrollo è lo stesso: si può rinforzare. Baumeister lo ha verificato con diversi esperimenti
chiedendo a volontari di modificare il loro comportamento per due settimane. In alcuni studi, si
trattava del loro modo di parlare: dovevano esprimersi in maniera corretta ed evitare forme gergali. In altri, il compito era migliorare la propria postura in piedi e da seduti.

Trascorsi i 15 giorni, lautocontrollo era aumentato su tutta la linea: i partecipanti erano cioè
più resistenti alle frustrazioni e alle tentazioni. Questi risultati lasciano supporre che,
esercitandosi, il carattere si rinforzi. «Se si dà alle persone aggressive lopportunità di
migliorare il loro autocontrollo, risultano presto meno impulsive», conferma Thomas Denson,
psicologo dellUniversità del New South Wales (Australia), anche lui coordinatore di esperimenti affini a quelli di Baumeister.

In una delle sue ricerche, infatti, ha chiesto a un campione di studenti di usare solo la mano non
dominante per due settimane: «Per muovere il mouse, mescolare il caffè, aprire le porte: ciò
richiede autocontrollo perché va contro il proprio istinto», spiega Denson. Poi, si è messa alla
prova la loro aggressività: potevano punire una persona che li aveva insultati con unesplosione
di rumore decidendo volume e durata del suono. Chi aveva fatto il training della mano fu molto più clemente.

STRESSATI. Tuttavia, anche se si può rinforzare con lallenamento, lautocontrollo risente dello
stress. Questo perché funziona come una riserva limitata di energia, che si consuma e che deve
essere rigenerata. Così, se la nostra forza di volontà è già stata messa alla prova (ad esempio,
dopo un periodo di superlavoro per rispettare una scadenza), diventa difficile restare padroni di sé e non resistere a qualche tentazione.

Lo dimostra anche uno studio della Monmouth University (Usa) su persone sentimentalmente impegnate:
coloro a cui era stato vietato dagli sperimentatori di mangiare dei biscotti appena sfornati, subito
dopo erano più inclini a flirtare via chat con uno sconosciuto. Dover resistere ai dolci aveva
indebolito il loro autocontrollo. Quando le proprie risorse sono esaurite si diventa anche più
aggressivi. È stato dimostrato che, dopo una giornata pesante, si è più suscettibili alle critiche
del partner e più insofferenti ai suoi difetti: mandarsi al diavolo, in questi casi, è un attimo!

NON ESAGERARE. Eppure non si può, e non si deve, rinunciare del tutto alla spontaneità. Le persone
fredde e impassibili perdono ogni naturalezza, con conseguenze, anche in questo caso, sulla loro
vita sociale: «Se non si inviano segnali di ciò che si prova, non cè scambio emotivo e le relazioni
ne risentono. Diventa più difficile, per esempio, creare legami di amicizia», dice Meazzini. È vero
che molto dipende anche dalla propria cultura (si pensi al famoso aplomb inglese e alla proverbiale
riservatezza giapponese), ma in generale limpenetrabilità tiene lontani gli altri.

E allora, nel caso della rabbia, come va gestita? Dipende. Lo psicologo James Averill
del­lUniversità del Massachusetts (Usa) ne ha individuati tre tipi. La prima è la rabbia malevola
che esprime disprezzo o desiderio di vendetta; la seconda è di sfogo, scarica una tensione, spesso
su chi non ha colpa. Cè poi una rabbia costruttiva, quella che fa valere le proprie ragioni,
comunica coinvolgimento e rafforza le relazioni (per esempio, se è rivolta a un amico gli fa capire
che è importante per noi). Ecco, questa forse è la rabbia giusta, per la quale ogni tanto si può anche perdere il controllo.

RABBIA BUONA. C’è anche un’altra rabbia “positiva”, quella che ci aiuta a reagire e a uscire dai
guai. È l’emozione che nell’evoluzione ha aiutato i nostri antenati a difendere se stessi e la prole
dalle minacce dell’ambiente e che, a differenza della paura, li spingeva all’attacco e non alla fuga.

È anche la stessa rabbia positiva che nella vita di tutti i giorni ci dà l’energia per abbattere
l’ostacolo che ci impedisce di realizzare un bisogno o un desiderio: scatta in noi quando ci
sentiamo defraudati di qualcosa, o quando non accettiamo un’ingiustizia. Insomma, senza questa
“energia rabbiosa” non avremmo la forza necessaria per affermare i nostri valori e far valere i nostri diritti. Anche, per esempio, nel mondo del lavoro.

SI CHIAMA LIGET. Esiste infatti quellenergia rabbiosa che ci fa perdere le staffe, ma che ci spinge
a lavorare di più: è una rabbia associata a un senso di ottimismo e di vitalità. Tra gli ilongot,
tribù di cacciatori di teste che vivono nelle giungle della Nueva Vizcaya, nelle Filippine, la
chiamano liget. Negli anni Ottanta, lantropologa americana Michelle Rosaldo la portò alla
conoscenza dei lettori occidentali. «Se non fosse per il liget – dicevano gli ilongot a Rosaldo – non avremmo una vita e non lavoreremmo mai».

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