21 giorni per cambiare abitudini

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21 giorni per cambiare abitudini

Vuoi cambiare abitudini? Ti bastano appena 21 giorni

La bizzarra teoria dello psicologo Usa Maltz continua a convincere. Ma c’è chi dice che ce ne
vogliono 66…

Simonetta Caminiti – Mar, 04/10/2016

Sperare in un miracolo, o di trasformare radicalmente la nostra vita, le nostre stanze, il nostro
aspetto e le nostre abitudini mentali, richiede olio di gomito e tempi indeterminabili.

Ma liberarci di piccole zavorre in meno di un mese è possibile: lo ripete da anni la teoria del
dottor Maxwell Maltz, autore del libro Psicocibernetica già negli anni ’60. Stando alla sua analisi
una teoria a tratti contestata e vituperata, ma che in molti casi funziona, a riprova di quanto
venga diffusa ai nostri giorni in 21 giorni possiamo acquisire ottime abitudini, e liberarci di
tanti rituali distruttivi che ci siamo auto-inflitti nel corso degli anni. Ventun giorni per fare
una (piccola) rivoluzione.

Andiamo a esempi pratici. Lottiamo con la bilancia e temiamo giustamente i rischi di una pessima
alimentazione da anni, siamo prede routinizzate della nostra stessa gola. Ebbene, se da oggi per tre
settimane esatte ci imporremo stoicamente di fare delle piccole rinunce, di rispettare un regime più
sano, è molto probabile che tra 22 giorni gli attacchi dell’astinenza non saranno così spaventosi.
Il nostro organismo avrà metabolizzato quei sacrifici quotidiani che richiedono in media tre
settimane per diventare solidi e sostenibili nella nostra quotidianità. Lo stesso può succedere nel
rapporto col disordine. Una piccola rassettata quotidiana, anche per pochi minuti al giorno, se
reiterata per ventun giorni, può rivoluzionare non solo l’aspetto della nostra casa, ma
quell’esigenza di ordine intorno a noi tale che mantenerlo concretamente non sarà più un incubo.
L’attività fisica può, avviata per 21 giorni, diventare un altro piccolo must delle nostre giornate:
tutto sta a resistere secondo questa teoria per 21 giorni senza deroghe. Lo stesso può succedere
alla brutta abitudine di rimandare a chissà quando gli impegni principali della giornata: se
cominceremo, e continueremo per 21 giorni, a dar loro la priorità, alla fine delle tre settimane non
lo faremo più così malvolentieri.

Un piccolo miracolo potrebbe avvenire anche alle nostre abitudini psicologiche: cioè indugiare ogni
giorno su pensieri stressanti e di nessun’altra utilità che rallentare le nostre operazioni e
toglierci il buonumore: se siamo in grado di bloccarle ogni giorno per 21 giorni, dopo tre settimane
non dovremmo sentirne la nostalgia.

Il look più adatto all’ufficio ci porta via tempo e fatica? Imponiamoci di ottimizzare dieci minuti
al giorno in questa direzione: è un’altra di quelle missioni realizzabili, che è possibile, cioè,
trasformare in routine in poche settimane. Stesso dicasi per aggiungere una mezz’oretta al giorno
allo svago condiviso coi nostri bambini; alla lettura di un bel libro; perfino all’abitudine
(acquisibile) di rispondere quotidianamente alla posta elettronica che non ci piace, ma della quale
è cortese e necessario occuparci. E ancora, in 21 giorni è possibile assumere la sana abitudine di
annotare su un diario tutto ciò che abbiamo realizzato nell’arco della giornata, e che
improrogabilmente faremo domani. Facciamolo per tre settimane e potremmo non farne più a meno.

Teoria dibattuta, però. Secondo uno studio più recente della dottoressa Philippa Lally (University
College of London, 2009), i giorni necessari per acquisire una nuova sana abitudine e sempre una
alla volta sarebbero in media 66. La ricerca, difatti, effettuata su 96 volontari e su abitudini
semplici da acquisire (un esempio è mangiare un frutto dopo pranzo, oppure correre per 15 minuti
ogni giorno) dimostra che i volontari hanno impiegato tra i 18 e i 245 giorni per introdurre la
nuova abitudine. La teoria dei ventun giorni sarebbe, dunque, una stima al ribasso, un’iniezione di
ottimismo, che all’inizio degli anni ’60 veniva divulgata per provare a correggere caratteristiche
deleterie ma trasformabili o addirittura possibili da cancellare. La ricetta è la più antica del
mondo, e tutta a base di volontà.

da www.ilgiornale.it

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