21 Apr

La Visualizzazione Meditativa Psicodinamica (VMP)

 
La Visualizzazione Meditativa Psicodinamica (VMP)
 
compilato da Marco Stefanelli

 

Nella tradizione Bhakti-Vedantica, la Visualizzazione (Darshana) è uno dei più antichi ed efficaci metodi per la gestione dei contenuti psichici. La Visualizzazione meditativa è una pratica che utilizza anche i mantra e che si collega a metodi consolidati e accettati in ambito psicologico e psicoterapeutico, con studi scientifici che ne attestano l’efficacia.

Ad ogni modo l’esperienza della Visualizzazione meditativa (EVM) non è una vera e propria pratica psicoterapeutica, ma serve più che altro per comprendere le dinamiche mentali, per imparare a “vedere” la mente ed i flussi psichici, per riorientare la propria percezione ed accedere progressivamente a livelli sempre più elevati di consapevolezza. E’ adatta a chi desidera intraprendere un percorso di approfondimento pratico dei princìpi della visualizzazione e della meditazione, per sperimentare benefici psico-spirituali.

 

Il prof. Marco Ferrini la descrive così:
 
“Attraverso la focalizzazione di un’attenzione sostenuta, che viene continuamente affinata attraverso l’induzione di processi di elaborazione concettuale e di visualizzazione, si ottiene un procedimento di presa di consapevolezza di meccanismi inconsci, di significati impliciti, di memorie emotive perdute, di rapporti che sfuggono, di metafore fraintese e di tutti quegli oggetti psichici che possono essere rievocati, illuminati, corretti, recuperati per ristabilire un maggior equilibrio e rafforzare nel soggetto la capacità di autogestione dell’emotività[…]
 
Nella pratica di Visualizzazione non vengono impartite suggestioni: alla mente della persona affiorano suoni, immagini, impressioni, e su questi prodotti psichici individuali e spontanei che vengono evocati dal soggetto si porta avanti un lavoro di elaborazione che permette lo scioglimento di eventuali blocchi o condizionamenti attraverso un’analisi guidata degli stessi e anche mediante operazioni creative di sublimazione”.
 
Prosegue successivamente: “Cos’è in sintesi la meditazione? E’ quella significativa esperienza in cui un soggetto si rivolge con tutta l’emotività di cui è capace al proprio referente affettivo, etico-morale, all’immagine del Divino con la quale vibra empaticamente. L’immagine svolge una funzione preziosa, essendo una sorta di apertura che disvela alla coscienza del meditante un livello profondo, operativo, capace in talune occasioni di generare fenomeni che sono considerati paranormali. E’ curioso che la psicologia ufficiale tenda ad ignorare l’esistenza di un livello archetipo e dei connessi campi energetici in grado di produrre fenomeni non comprensibili con gli ordinari e limitati strumenti logico-razionali”.

 

Le sessioni di Visualizzazione Meditativa Psicodinamica consistono principalmente nell’estrazione dalle memorie inconsce (samskara) dei loro contenuti per ritrasformarli in vritti, permettendo alla coscienza di accedere a questi contenuti. Il che significa far riaffiorare sul piano cosciente eventi del passato, di materiale simbolico significativo come i sogni e, attraverso l’interpretazione illuminata dalla guida interiore (paramatma), di rielaborarli alla luce di una consapevolezza superiore che permetta la trasformazione delle tendenze negative inconsce e il superamento di conflitti e crisi, illuminando e sanando le zone più oscure della psiche.
 
La terapia mediante EVM consente la presa di coscienza che l’essere umano è oltre la psiche ed il corpo, pur possedendo una struttura fisica e psichica. La EVM permette un viaggio spazio temporale nelle aree più remote della psiche, dove comunemente la mente cosciente non riesce a giungere. Questa immersione interiore può effettuarsi grazie ad un cambio di paradigma che consiste nel cedere la guida ad una entità superiore in potenza e saggezza, l’archetipo (paramatma), evocato tramite nomi e forme divini (nama-rupa istha devata). Per l’essere individuale condizionato (atman), il Paramatma è la divinità prescelta più vicina a lui ed alla quale può rivolgersi. Il soggetto può scegliere tra le infinite forme e nomi del Divino.
 
L’esperienza di visualizzazione permette di trasformare la mente in un puro diamante, ma per far questo ci devono essere tutte le condizioni idonee che possono essere ottenute tramite l’uso di una disciplina spirituale (sadhana-bhakti).

 

Il principio psicologico che sottende a questa pratica è sottile ma molto efficace, risiede nel ruolo e significato profondo archetipico del simbolo e del mito, la cui influenza sulla psiche è stata studiata anche nella psicologia occidentale moderna, soprattutto dalla scuola junghiana. Tuttavia il processo simbolico della tradizione Bhakti-Vedantica è abbastanza diverso dall’omologo occidentale in quanto di natura discendente e quindi è un procedimento inverso.
 
La realtà percepita dall’uomo attraverso il simbolo sacro proviene dalla sfera del Divino ed è definita “apauruseya”, non creata dall’uomo. Nella psicologia bhakti-vedantica il simbolo è una realtà di per sé, un prolungamento della dialettica della coscienza universale, infatti ciò che non si può considerare connesso alla sfera spirituale lo diventa quando partecipa ad un simbolo divino.
 
Tramite la meditazione sul simbolo-immagine sacra il soggetto viene attratto nel suo campo energetico che è illimitatamente potente e permette di orientare il proprio flusso affettivo verso di esso e raggiungere il livello degli archetipi. Entrare in comunione con il Divino è come entrare in comunione col profondo di noi stessi, con la parte più grande e più sana di noi (Paramatma). A questo punto ha inizio un viaggio che non è più basato solo sulla coscienza individuale ma anche sulla Coscienza collettiva, la Coscienza cosmica grazie alla quale possiamo avere accesso alla scia esistenziale del nostro percorso spazio-temporale.
 
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