Corrado
Malanga, Alfredo Magenta, Comitato Scientifico del Centro Ufologico Nazionale (CUN)
Premessa
Il
problema dell’esistenza del fenomeno Ufo è intimamente legato al fatto che gli
oggetti in questione sono capaci di prestazioni eccezionali.
In
altre parole devono in qualche modo, con qualche trucco, viaggiare a velocità
transluminari per poter superare grandi distanze tra i luoghi di provenienza
e il pianeta Terra, in tempi brevi.
Ma
come è possibile superare la velocità della luce?
Noi
come quasi tutti i fisici, pensiamo che la velocità della luce sia un limite
invalicabile ma siamo anche convinti che gli Ufo, siccome sono qui, sul nostro
pianeta, in qualche modo ci dovranno essere pur arrivati!
La
filosofia di questo ragionamento parte da un presupposto innegabile che rappresenta
la fondamentale condizione al contorno del così detto problema fisico.
Al
contrario di alcuni scientisti, contrari all’esistenza del fenomeno fisico
ufologico,
i quali sostengono che il fenomeno non esiste perché la velocità della luce
non si può superare ed in questa ottica nessun alieno potrebbe in tempi utili
svolgere attività sul nostro pianeta impossibilitato ad arrivarci in tempi ragionevoli,
noi crediamo che...... siccome ci sono.... in qualche modo avranno pur fatto!!!
Sostenere
infatti che gli alieni non sono qui poiché non ci possono arrivare è come dire
"siccome è impossibile allora non esiste".
Tale
visione del fenomeno fisico risulta errata perché non tiene conto delle più
banali condizioni al contorno del problema costituite invece dall’evidenza stessa,
dall’innegabile evidenza del fenomeno.
L’inaccettabile
idea di trasformare la fisica in religione fatta di dogmi ci trova assolutamente
in contrapposizione netta con quelle persone che non solo non sono in grado
di vedere oltre il loro naso ma fanno vergognare la razza umana di considerarsi
intelligente.
Come
Galileo vede gli Ufo
Così
gli autori di questo articolo hanno deciso, qualche anno fa, di tentare di risolvere
il problema della fisica degli Ufo partendo dalle evidenze sperimentali.
La
prima evidenza sperimentale che Galileo suggerisce di seguire in una indagine
scientifica è l’evidenza testimoniale.
Galileo
stesso infatti dice che quando si è individuato un problema fisico da studiare,
lo si deve osservare bene per capire come funziona.
Tutto
questo in ambito ufologico non voleva dire altro che partire dalle osservazioni
testimoniali.
Le
testimonianze infatti hanno un valore incredibile poiché, se spogliate di interpretazioni
più o meno esoteriche, contengono il fulcro del fenomeno fisico, non come esso
è in realtà ma come viene percepito dall’uomo.
Come
quindi Galileo percepisce il moto di un pendolo guardando una lampada del battistero
di Pisa attaccata all’ampio soffitto, immaginando nella sua mente non come si
muoveva la lampada stessa ma relativisticamente, come si sarebbe mossa se si
fosse mossa, noi siamo partiti da una serie di osservazioni sperimentali ed
abbiamo tentato di metterle insieme in un’unica chiave di lettura.
Le evidenze fisiche
Le
evidenze fisiche che in anni di osservazioni testimoniali ci interessavano erano
le seguenti:
-
gli ufo possiedono
a volte una parte più scura che sembrerebbe in grado di assorbire tutta la
radiazione luminosa.
-
gli ufo sembrano
interagire con i radar producendo effetti di deviazione dalla linearità dell’impulso
emesso, fornendo quindi una posizione errata dell’oggetto nello spazio rispetto
anche a più segnalazioni radariche e visuali condotte nello stesso istante.
-
gli ufo producono
in vicinanza di materiali terrestri variazioni chimico fisiche strutturali
che possono essere spiegate con l’esposizione di tali materiali a scariche
di fortissime microonde in grado, tra l’altro, di alterare la cristallinità
dei terreni coinvolti in atterraggi presunti.
-
accanto agli
ufo gli orologi sembrano alterare la misurazione del tempo reale.
-
agli ufo sono
associati fenomeni di deviazione di raggi luminosi sia in partenza che in
arrivo sul fenomeno fisico, evidenziabili con un effetto Tindall.
-
gli ufo sembrano
a volte cambiar forma contraendosi od espandendosi o contraendo ed espandendo
localmente lo spazio-tempo a loro associato.
-
gli ufo non
spostano i fluidi in cui sono immersi (aria , acqua)
-
agli ufo è quasi
sempre associato un moto di rotazione attorno ad un asse di simmetria della
struttura che lo caratterizza.
-
gli ufo non
hanno scia.
-
gli ufo non
emettono suono.
Queste
dieci osservazioni, tutte molto ben documentate in decenni di osservazioni attendibili,
eseguite da piloti di aeronautica militare e civile italiani e stranieri, da
agenti di polizia e carabinieri, da guardie di finanza (per quanto riguarda
gli Uso in Italia) e da normali cittadini potevano secondo noi essere tutte
spiegate in chiave di lettura di fisica relativistica.
Infatti
se l’ufo provocava deviazioni dello spazio-tempo che lo caratterizzava, tutti
i fenomeni visti sopra divenivano d’un sol colpo spiegabili.
Infatti
l’oggetto relativistico a cui è associata una massa è in grado di deviare lo
spazio-tempo producendo cambiamento di forma associato al fatto che non è l’Ufo
che cambia forma, ma è lo spazio-tempo su cui poggia l’oggetto a contrarsi.
Il testimone oculare che non è in grado di percepire che tre dimensioni spaziali
avrà l’impressione che sia l’ufo a cambiar forma ma questa sua osservazione
sarà relativisticamente viziata dalla sua percezione. I fenomeni di luce deviata
trovano anch’essi una spiegazione relativistica basata su fenomeni già perfettamente
conosciuti dalla fisica classica e previsti dalla relatività generale. Inoltre
diviene spiegabile come il tipo di radiazione usata e la posizione del detector
(occhio umano, radar di vario tipo eccetera) siano da mettersi in relazione
con la detectabilità dell’oggetto relativistico in moto nel nostro spazio.
Così
mentre sarà visibile un oggetto all’occhio del pilota dell’F-16 dell’aeronautica
belga ed al suo radar, che hanno evidentemente la stessa posizione nello spazio
rispetto all’oggetto da monitorare, così il radar di Glons (Belgio) darà segnalazioni
completamente diverse rispetto anche ad un altro centro radar posto a chilometri
di distanza dal primo (vedi flap belga 1989-90).
Solo
i fotoni vanno alla velocità della luce
Un’altra
osservazione interessante era basata sul fatto che se si voleva trovare un modo
plausibile per andare alla velocità della luce, dovevamo osservare il comportamento
degli unici oggetti che lo sanno fare nel nostro universo: il fotoni.
Non
è che il ripetersi di quello che ha fatto Leonardo quando voleva volare: ha
guardato e studiato gli uccelli perché erano le uniche creature che a quel tempo
lo sapevano fare.
Cosa
hanno dunque i fotoni che gli altri oggetti non hanno?
In
realtà si scopre che la questione va completamente rovesciata nei seguenti termini:
cosa non hanno i fotoni che gli altri corpi hanno e che non li vincola a problemi
di velocità?
A
questo punto la risposta è spontanea. I fotoni non hanno massa gravitazionale
o se ce l’hanno deve essere talmente piccola da contare poco, dice qualcuno.
In
termini relativistici, la differenza che c’è nello spingere un camion con rimorchio
rimasto senza benzina sull’autostrada e spingere un fotone è evidente. Non ho
bisogno di energia per mandare il fotone alla velocità della luce mentre spingere
una massa inerziale, una cosa che pesa, fatta di materiale che devia lo spaziotempo
è ben altra cosa. Tutte le cose che si manifestano con una massa sono difficilmente
spostabili poiché quando si spostano devono portare dietro di sé la buca spazio-temporale
che loro stesse provocano.
Un’idea
di questo fenomeno si può avere se si pensa di camminare su una rete, come quella
che usano i trapezisti al circo quando hanno finito i loro esercizi. Il trapezista
quando cammina sulla rete che idealmente è il nostro spazio-tempo, esercita
un grosso lavoro, fa fatica poiché porta dietro di se la buca nella rete in
cui lui stesso è immerso e che lui stesso produce con la sua massa.
I
fotoni, non apparendo come oggetti aventi massa gravitazionale sono come dei
pattinatori sul ghiaccio: basta soffiarci sopra e questi si sposteranno.
Una
delle misinterpretazioni della teoria della relatività è legata al fatto che
gli oggetti in grado di piegare lo spazio-tempo devono dunque interagire fortemente
con questo avendo energie potenziali elevate in termini gravitometrici. Di solito
si associa questo effetto ad una massa elevata e si associa la massa elevata
al fatto che questa sia propria di tanta materia. Il pianeta Giove è talmente
grosso da provocare una sensibile deviazione dello spazio-tempo su cui poggia
e causare così la variazione di rotta di fotoni che provengono da uno dei suoi
satelliti, rendendolo visibile all’occhio umano ancor prima che sia uscito da
dietro il pianeta stesso. Se però si pensa al Super Quark ed alla quantità di
energia necessaria per spostarlo (Giga elettronvolt!) si capisce come è più
facile spostare un Tir sull’autostrada che un oggetto molto piccolo fatto sicuramente
di quantità di materia inferiore a quella del Tir stesso.
Possibile
che il Super Quark eserciti sullo spazio-tempo una pressione tale da scavarsi
una buca così profonda da non avere la possibilità di uscirne?
Qualcuno
dirà che la domanda non è pertinente perché nel caso del Super Quark non sono
le forze gravitazionali messe in gioco, ma altre.
Secondo
il nostro punto di vista e la nostra ipotesi non ci sono forze di diversa natura
se non classificate così dall’uomo sulla base dell’intensità della forza stessa.
Inoltre la teoria della relatività non prevede forze ma solo deviazioni dello
spazio-tempo. Le forze sarebbero viste in realtà come la presenza di buche,
di avvallamenti nello spazio-tempo in cui gli oggetti si muovono e la difficoltà
di due oggetti nell’allontanarsi sarebbe vista solo come incapacità degli oggetti
stessi di uscire dalla buca prodotta dalla vicendevole interazione.
Il
Super Quark starebbe incollato alla sua posizione perché chiuso in una buca
estremamente profonda che non può essere provocata dalla quantità di materia
che lo costituisce, ma da un’effetto gravitazionale completamente sganciato
dall’idea della quantità di materia. In altre parole qualcosa fa apparire il
Super Quark molto più pesante di quanto non sia e se così è la massa appare
essere un effetto assolutamente relativistico sganciato dalla quantità di materia,
ma derivante da qualche altro effetto nascosto.
In
fondo si trattava di vedere gli effetti fisici in un altro modo; se si voleva
unificare la teoria dei campi quindi delle forze non si riusciva a farlo perché
in questa descrizione le forze sono diverse e spesso non potevano correlarsi.
Bastava pensare invece che l’unificazione andava vista in un’altra ottica. Le
forze sono tutte scaturite dalla stessa causa e provocano lo stesso effetto
cioè la deviazione dalla linearità dello spazio-tempo.
Unificare
i campi vuol dire allora non solo tentare di unificare le forze poiché queste
già lo sono, ma trovare quella causa comune che produce forze così differenti.
Se
volevamo mandare un oggetto alla velocità della luce dovevamo quindi trasformare
l’oggetto in luce facendo scomparire l’effetto massa gravitazionale dell’oggetto
stesso. Tutto ciò poteva essere fatto se la massa era qualcosa di apparente
ma non di intrinseco all’oggetto stesso.
Un
oggetto fatto di fotoni quando si muove alla velocità della luce avrebbe richiesto
poca energia, non avrebbe creato effetti devastanti in accelerazione, non avrebbe
spostato il fluido in cui si muove perché il fotone con la materia non interagisce,
ed avrebbe permesso accelerazioni istantanee.
E
siccome le forze dovevano avere tutte la stessa natura, la capacità di deviare
lo spazio-tempo, qualcosa legava il fotone cioè il campo elettromagnetico al
gravitone cioè alla gravità. Questi due aspetti della realtà dovevano essere
quindi intercambiabili tra loro tenendo presenti le leggi della conservazione
dell’energia nella sua più ampia accezione.
L’ipotesi
Super Spin
Partendo
da questa serie di osservazioni abbiamo inteso riscrivere la descrizione del
nostro Universo tentando una nuova via che non distruggesse nessuna delle leggi
oggi più o meno accertate ma che le inquadrasse in una ottica percettiva differente.
Del resto questa operazione era già stata fatta ai tempi di Newton, quando qualcuno
aveva detto che la forza di gravità non esisteva perché esisteva solo la deviazione
dello spazio di Einstein. In altre parole si disse che non c’era nessuna ragione
perché una mela cadesse, cioè fosse attratta dalla Terra se non per il fatto
che la mela entrava nella buca spazio-temporale della Terra provocando un effetto
che a noi appariva come gravità ma che gravità non era perchè la gravità, come
tutte le altre forze, non esisteva più.
Bisognava
descrivere tutti gli oggetti dell’Universo con un numero di parametri piccolo
e minore del numero delle dimensioni a nostra disposizione per non incorrere
in problemi di irrisolvibilità, che sono poi quelli che oggi bloccano la risoluzione
del problema.
Lo
spazio tempo che noi proponiamo è in realtà un sistema a tre assi. Uno delle
energie potenziali, uno dello spazio ed uno del tempo.
Ciascuno
di questi assi contiene informazioni su altri tre assi. Sono infatti tre gli
assi dello spazio come sono tre quelli del tempo e tre quelli delle energie.
Tutti gli assi, sia quelli primari che quelli secondari sono posti ortogonalmente
tra loro e descrivono un quarto dello spazio virtuale. La scelta dell’ortogonalità
degli assi è puramente formale e la scelta dei tre sottodomini spazio-tempo-energia
è dovuta ad un problema di simmetrizzare l’Universo per consentire operazioni
geometriche simmetricamente guidate. In questo Universo un punto P è caratterizzato
da coordinate ben precise,
Figura
1
dove
OP2=E2 + S2 +T2
ed
OP’.cosa = T } da cui S\T =Tga
ed
OP’.sena = S }
ed
E = OP.senb } da cui E = OP’senb /cosb
ed
OP’ = OP.cosb }
OP2
= OP’2 . sen2b/cos2b+ OP’2cos2a+
OP’2sen2a
da
cui
(OP/OP’)2
= sen2b/cos2b+ sen2a+ cos2a
da cui
OP2
= [ sen2b/cos2b+ sen2a+ cos2a](T/cosa
)2
OP2
= [ sen2b/cos2b+ sen2a+ cos2a] (S/sena
)2
OP2
= [ sen2b/cos2b+ sen2a+ cos2a](E/(senb
/cosb ))2
da
cui
S/E
= (sena .cosb
)/(senb )
S/T
= sena /cosa = tga
T/E
= (cosa .cosb
)/(senb )
dove
per le coordinate di Lorentz
S
= (s-v.t) (1-v2/c2)-1/2
T
= (t-v.s/c2) (1-v2/c2)-1/2
E
= mc2(1-v2/c2)-1/2 - mc2
In
realtà lo spazio il tempo e l’energia vengono qui misurati con lo stesso ordine
di grandezze mentre classicamente il segmento OP e gli angoli alfa e beta indicano
rispettivamente la posizione del punto quale distanza dal centro fittizio di
coordinare, la velocità e la deviazione dalla linearità dello spazio-tempo.
Ma
cosa in realtà definisce un punto nell’Universo oltre la sua posizione spazio
temporale?
Le
sue caratteristiche energetiche quali campo gravitazionale, campo elettrico
e campo magnetico.
Dunque
si è pensato di poter definire queste tre caratteristiche dei punti dell’Universo
impiegando un solo parametro definito come rotazione.
Si
definisce un qualsiasi luogo di punti dell’Universo come un luogo di punti caratterizzato
da una rotazione attorno ad un asse qualsiasi, con tre componenti lungo gli
assi dell’energia, del tempo e dello spazio la cui somma non è nulla ma costante.
Un
vettore darà la descrizione della quantità di rotazione mentre un versore dirà
come è inclinato questo asse nel dominio della figura 1.
La
direzione della rotazione indicherà anche il tipo di effetto che dobbiamo aspettarci:
se la rotazione del punto o del luogo di punti è sull’asse dell’energia avremo
un effetto gravitazionale con produzione di piegamento dello spazio-tempo in
quel luogo di punti. Tale deviazione sarà proporzionale all’intensità della
rotazione mentre il senso orario produrrà effetto di far apparire il luogo di
punti come massa gravitazionale. L’inversione del senso della rotazione produrrà
dunque antimassa.
Se
la rotazione avviene lungo l’asse dello spazio avremo produzione di campo elettrico
mentre la rotazione in senso antiorario produrrà anticampo elettrico.
La
rotazione del luogo di punti lungo l’asse del tempo produrrà campo magnetico
e la controrotazione anticampo magnetico.
Un
luogo di punti qualsiasi potrà dunque avere tre componenti rotazionali lungo
tre assi e potrà manifestarsi come campo gravitazionale e contemporaneamente
come campo elettromagnetico.
Secondo
questo modello dunque non esisterebbe nessuna particella subatomica ma un luogo
di punti che a seconda del vettore e versore rotazionale ascrivibile al luogo
di punti in cui si manifesta la particella fa apparire quest’ultima così come
noi la percepiamo in quell’istante.
La
particella in effetti non c’è ma c’è solamente il modo in cui essa ruota, il
modo in cui dunque si manifesta. La materia e la luce, il campo magnetico e
quello elettrico con la gravitazione sono solo stati in cui l’Universo localmente
viene percepito da noi osservatori mentre noi stessi, i punti del dominio di
figura 1 che caratterizzano i nostri corpi, siamo soggetti alle stesse leggi
dando origine al principio di indeterminazione di Heisenberg che dice che tra
un’osservabile ed un osservatore nasce uno strano rapporto di perturbazione
per cui l’osservatore avrà sempre una visione distorta di ciò che sta guardando.
Così
il valore OP/OP’ rappresenta il modulo d’effetto mentre le tre variabili Re
= senb /cosb Rs = sena e Rt = cosa sono i versori d’effetto
ed insieme moltiplicati (es. [OP/OP’]Re) rappresentano i vettori
rotazione.
Per
la conservazione della quantità di Spin e delle energie in senso lato si ha
che:
Re
+ Rs + Rt = Costante
Si
può pensare dunque di mantenere costante la somma dei tre spin ma di alterare
il modulo di qualcuno con opportune leggi di simmetria. Lo spin lungo l’asse
dello spazio X del tempo X e dell’energia X possono essere commutati tra loro
basta che la loro somma rimanga costante così come le singole componenti Y e
Z.
Va
sottolineato che se un corpo si muove nello spazio in una direzione ad una velocità
e nell’altra direzione ad un’altra velocità si potrà muovere nel tempo X ad
una velocità diversa di quella del tempo Y; così è interessante dividere anche
l’asse delle energie in tre sottocomponenti che ci aiutano ad analizzare problemi
monodimensionali (tre assi) e quelli tridimensionali (nove assi).
Acquista
significato fisico diverso il principio di De Broglie per il quale che ad ogni
corpo in movimento è associata un onda.
In
realtà l’onda a cui è associato un corpo corrisponde a quell’onda che avrebbe
quale frequenza, la frequenza di rotazione attorno all’asse di rotazione nel
dominio di figura 1.
Ora
si può cominciare a comprendere come sarebbe possibile prendere un corpo con
massa m cioè con rotazione attorno all’asse delle energie e bloccarne la rotazione
attorno a questo asse. Per il principio di conservazione della rotazione dovrebbe
comparire rotazione attorno all’asse dello spazio e del tempo. L’effetto fisico
a noi visibile sarebbe quello di aver trasformato materia in radiazione elettromagnetica
cioè in luce. Ma il trasformare la materia in luce avrebbe proprio ottenuto
lo scopo di trasformare cose pesanti in fotoni e basterebbe poco per mandare
un fotone alla velocità della luce visto che non possiede massa inerziale o
che se la possiede questa sembra trascurabile.
Notare
che questo tipo di trasformazione avrebbe sì trasformato la materia in luce
ma i singoli aspetti della materia sarebbero rimasti (cariche attrattive e repulsive
varie) consentendo alla materia di luce di rimanere aggregata.
Si
spiegherebbe ora la non interazione di oggetti volanti non identificati con
la materia e gli strani effetti luminosi senza contare le accelerazioni infinite
che solo i fotoni possono realizzare.
Effettuato
lo spostamento l’oggetto di luce potrebbe ritornare a manifestarsi quale materia
ed il gioco sarebbe fatto. Con una tecnica analoga alcuni testimoni dicono di
essere passati attraverso pareti di luce semitrasparente in differenti locali
di macchine volanti aliene.
Su
questa base si potrebbe dare un’interpretazione completamente diversa al dualismo
particella onda. Quando infatti alcune interazioni rotazionali a livello perturbativo
entrassero in gioco alcune componenti la rotazione totale potrebbero variare
trasformando un elettrone in campo elettromagnetico e viceversa. Anche i fotoni
in linea di principio potrebbero essere soggetti a trasformazioni in materia
carica e non carica.
Ammettendo
che la rotazione attorno ad un asse convenzionale non possa superare il numero
3 (per le singole componenti X, Y, e Z) si avrebbero, conservando la quantizzazione
dell’energia come nodo inalterabile, molte combinazioni, ciascuna delle quali
darebbe luogo ad un aspetto diverso dell’Universo, sotto forma di numerose particelle
elementari che divise tra particelle ed antiparticelle, sarebbero migliaia.
Il
principio di indeterminazione in nove dimensioni
Dal
nostro punto di vista va completamente ristrutturato il principio di indeterminazione
di Heisenberg che ora acquista anche un significato fisico.
L’
indeterminazione infatti è vista come l’incertezza di localizzare su due assi,
un punto che ruota attorno ad un terzo asse perpendicolare ai primi due. Un
punto che ruota attorno all’asse dello spazio provoca un’incertezza sul tempo
e sull’energia pari al doppio del raggio della circonferenza descritta.
Così
come esiste un’incertezza descrivibile come D E× D
T = h, così esisterà un’incertezza del tipo D S× D
T = qualcosa e D S× D
E = qualcosaltro.
Le
tre incertezze rapresenterebbero le oscillazioni attorno ad un punto nel dominio
di figura 1. In altre parole un corpo nello spazio-tempo-energia che a noi appare
fermo, va avanti ed indietro nello spazio, nel tempo e nell’energia, attorno
ad un valore che ne rappresenta la posizione media.
Per
ipotesi si può vedere cosa accadrebbe nel dare corpo a questi due nuovi principi
indeterminativi assegnando dei valori sulla base della dimensionabilità delle
grandezze messe in gioco e sulla base delle unità di misura più piccole sfruttando
le costanti dell’Universo, quali parametri comuni.
Possiamo
cosi’ fare le seguenti ipotesi (ricordando che l =c/n ).
D
E× D T =
h
D
S× D T =
c/n 2
D
S× D E =
e× l
Queste
considerazioni portano a scrivere quanto segue
D
S /D E = c/h× n
2 = (sena
.cosb
)/(senb )
D
S/D T = e× l
/h = tga
D
T /D E = 1/n ×
e = cosa ×
cosb /senb
da
cui
D S = l

D E = 
D T = 
Lo
spin spaziale e la sua inversione
Molti
sanno che lo spin è una proprietà di alcune particelle come l’elettrone che
può avere spin + ½ o – ½ .Cosa accade quando si ha variazione di spin, cioè
quando si passa da uno dei due valori quantizzati all’altro?
Non
si può pensare che l’elettrone si fermi per un istante quindi cominci a ruotre
in senso antiorario, poiché questa visione delle cose va contro il principio
di conservazione dell’energia legata allo spin stesso. Infatti, se l’elettrone
smette di ruotare, in quell’istante la sua energia non si conserva più in quanto
diviene zero!
I
calcoli quantomeccanici dimostrano che lo spin varia di ben 270 gradi nel fare
questa variazione ma che significato può avere il numero 270 nessuno lo sa.
Uno
si potrebbe attendere il valore di 180 gradi o 360 ma 270 non vuol dire nulla
di fisicamente misurabile.
In
figura 2 il modello mostra come l’elettrone dell’ipotesi SS (Super Spin) non
si ferma mai ma varia semplicemente il suo angolo di rotazione in modo continuo,
passando dalla rotazione lungo l’asse dello spazio a quella lungo l’asse delle
energie (tratto 1-2) quindi dall’asse delle energie a quello del tempo (tratto2-3)
quindi dall’asse del tempo a quello delle energie (tratto 3-4) ed infine dall’asse
delle energie a quello dello spazio (tratto4-5).
Per
l’osservatore nello spazio solo variazioni di rotazione angolata nello spazio
saranno visibili e ciò vale a dire che nel primo tratto mi accorgerò solo di
una variazione di angolo di 45 gradi (gli altri 45 sono sull’asse delle energie)
e nel tratto finale (4-5) vedrò altri 45 gradi di cambiamento.
Tutto
ciò in una sola dimensione spaziale cioè quella dello spazio lungo l’asse X.
Se su un asse ho visto 90 gradi di rotazione basterà portare il modello in tre
dimensioni spaziali ed ottenere il valore previsto dalla teoria di 270 gradi.
Questo tipo di osservazione fa supporre che il modello SS possa ritenersi valido
almeno quale chiave di lettura alternativa che spiega cose che altri modelli
non sono in grado di vedere.
Figura
2
Il problema del superamento della velocità della luce
Bisogna
tener presente che ancora non si è risolto il problema più grosso. Infatti se
ora è possibile postulare interazioni luce materia, perché queste due cose sono
in realtà la stessa cosa non si può ancora dire di aver risolto il problema
delle velocità transluminari necessarie ad ammettere la presenza extraterrestre
sul nostro pianeta.
Per
far questo la ipotesi SS prevede di ristrutturare l’Universo in base ad alcune
semplici considerazioni.
Se
l’unica cosa che governa il tutto è rappresentabile come un grado di libertà
di rotazione espandiamo questo concetto anche all’intero sistema. Per far questo
bisogna collocare l’Universo nello spazio-tempo dal momento della sua creazione
a quando tutto finirà.
L’ipotesi
di partenza è la seguente.
Al
momento della nascita l’Universo dell’ipotesi SS è puntiforme.
Quindi
uno schizzo di materia e di antimateria vengono proiettate sull’asse delle Energie
in due sensi opposti. Il nostro Universo infatti è disimmetrico ma si può ragionevolmente
supporre che la disimmetrizzazione nel tempo diminuisca (terzo principio della
termodinamica). Questo vuol dire che l’Universo è nato totalmente asimmetrico.
Tuttavia se si pensa che nell’Universo c’è poca materia, pochissima antimateria
e quasi tutto vuoto, dobbiamo pensare che sia stata creata più materia ?
O
forse è più semplice pensare che ci sia altrettanta antimateria da qualche altra
parte ? ed in mezzo anche un asse di simmetria ?
L’universo
sarebbe solo localmente non simmetrico ma tutta la creazione avrebbe un centro
di inversione e quindi un baricentro energetico.
Come
se il Creatore o chi per lui avesse titolato tanta NaOH con altrettanto HCl
cioè avesse messo nel reattore che è l’Universo tanta materia e tanta antimateria
ma prima che questa si annichilisse dando solo radiazione di fondo e creando
un Universo totalmente vuoto abbia spaccato l’Universo in due con un ipotetico
colpo di accetta, a metà precisa.
Sarebbero
così rimasti due Universi, l’uno immagine speculare dell’altro ma il secondo,
fatto di materia, dove il primo era di antimateria.
La
materia si sarebbe posta a livelli quantizzati spaziata sull’asse delle Energie,
l’unico esistente per il momento.
Dopo
un tempo pari al tempo di Planck, un tempo infinitesimamente piccolo per noi
e non misurabile a causa dell’indeterminazione di Heisenberg, l’asse delle energie
avrebbe cominciato a ruotare e contemporaneamente l’Universo ad espandersi.
Comincia
così a scorrere il tempo e si crea l’asse dello spazio.
Nel
nostro modello l’Universo si espande con velocità angolare V = D.Fi
dove D è la distanza dal centro di rotazione che si muove lungo l’asse del tempo
e Fi è l’angolo radiale descritto nell’unità di tempo.
Figura
3
Contemporaneamente
il piano universale ruota attorno all’asse delle energie con velocità V = R.omega
dove R è la semiampiezza dell’Universo in quell’istante ed omega l’ angolo sotteso
dalla rotazione attorno all’asse delle energie.
Si
può notare come la quantità di moto dell’Universo rimane sempre la stessa. All’inizio
c’è una forte rotazione, attorno all’asse delle energie, di materia che però
è poco distante da tale asse mentre alla fine c’è una lenta rotazione attorno
all’asse delle energie con materia posta lontano dall’asse stesso.
In
quest’ottica non dobbiamo dimenticarci che i punti di materia quantizzata comparsi
quando è comparsa la rotazione attorno all’asse E danno luogo ad una serie di
Universi paralleli geometricamente e posti a distanza variabile dal centro di
rotazione posto sullo scorrere del tempo.
Questi
universi sono caratterizzati da contenuti di materia diversi tra loro e diminuenti
mano a mano che ci si avvicina all’asse del tempo.
In
questi Universi il tempo ed il suo variare sono in comune ma quello che è diverso
è la quantità di spazio apparente. In realtà tutto è in scala più piccola dal
basso verso l’alto (Vedi figura 3) così la velocità della luce pur essendo diversa,
appare a chi è in quell’Universo sempre eguale a chi è in un altro Universo.
In
parole povere gli Universi si differenziano per la frequenza di rotazione dei
luoghi di punti che li compongono lungo l’asse dell’energia e dello spazio ma
non del tempo che è in comune per tutti.
Gli
universi non sono posti fisicamente in un altro posto ma sono tutti nello stesso
posto ma a noi invisibili perché la frequenza a cui vibra quella che potrebbe
essere chiamata materia è fondamentalmente diversa dalla nostra frequenza e
quindi a noi invisibile.
E’
come se qualcuno di noi tentasse di vedere le onde radio. Esse ci sono ma noi
non le percepiamo visivamente.
In
quest’ottica la fine dell’Universo avverrà quando tutti gli Universi saranno
così vicini sull’asse delle energie da rendere compatibili le vibrazioni di
tutti gli universi che si compenetreranno in quel momento.
Ma
in quel momento non ci sarà più materia (Valore sull’asse di E = 0) bensì solo
radiazione elettromagnetica che si estinguerà con l’antiradiazione elettromagnetica.
Infatti non dobbiamo dimenticarci del nostro sistema speculare che è fatto di
antimateria. Mentre il nostro Universo fatto di materia si espande verso l’alto,
all’opposto, l’antimateria formerà un cono sempre specularmente eguale a quello
formato dalla materia e nello stesso attimo in cui gli Universi di materia si
compenetreranno lo farà anche l’antimateria ed insieme materia ed antimateria,
trasformati in radiazione ed antiradiazione, si annichiliranno.
L’Universo
così finirà di ruotare anche sull’asse del tempo e dello spazio richiudendosi
in un punto, come quando si spegne un televisore.
Questo
modello però ci permette di fare dei balzi che possono solo in apparenza sembrare
transluminari.
Infatti
si può ipotizzare di poter saltare da un Universo più basso ad uno più alto
seguendo opportune leggi di simmetria.
Secondo
noi si può accedere solo ad un punto di un Universo più alto che si ottiene
graficamente collegando il punto di partenza con il centro di rotazione attorno
all’asse del tempo ( Figura 4).
Infatti
il punto di arrivo è l’unico che contiene tutti gli elementi di simmetria di
quello di partenza. Per scendere invece, si può decidere di
Figura
4
scendere
in un luogo di punti coperti da un angolo pari all’angolo sotteso dall’Universo
in quel momento cioè l’angolo Fi.
Il
salto tra i due Universi paralleli è stato fatto a tempo fermo, come si può
verificare dalla figura 3 e quindi l’effetto relativistico ottenuto è quello
di scomparire da una parte e ricomparire da un’altra, nello stesso Universo
a tempo zero cioè con velocità infinita.
Va
sottolineato che l’angolo Fi obbliga il viaggiatore tra un Universo alto ed
uno basso a non poter mai uscire dal sistema, rispettando tutti i principi di
fisica corrente.
Va
altresì sottolineato che, per passare da un Universo all’altro, è necessario
modificare istantaneamente la vibrazione di tutti i luoghi di punti del nostro
corpo e della macchina volante che ci circonda per renderla compatibile con
l’Universo in cui si vuol entrare. Questa operazione va fatta istantaneamente
a tempo zero e bisogna conoscere le frequenze vibratorie di almeno un Universo
superiore al nostro.
Alcune considerazioni sulle costanti universali
Per
chi ha familiarità con il modello proposto è evidente che le velocità di rotazione
D.f e R.w sono eguali e sono descrivibili anche con la
variazione di energia e spazio nel tempo .
Così
possiamo dire che :
e2.c/h
cioè


dove
Ka e Kb sono costanti arbitrarie.
sostituendo
ai differenziali i valori imposti per i principi di indeterminazione e tenendo
conto che le due velocità radiali possono essere al massimo eguali a c, si ottiene
e2.c/h
= c2.Ka.Kb cioè
e2/h.c
= costante
ma
questa costante rappresenta la costante di struttura fine dell’universo che
nella nostra ipotesi di SS ha una sua collocazione ben precisa, e per la prima
volta anche un significato fisico.
Evidenze
sperimentali
Esistono
a dire il vero, alcune evidenze che sembrano avallare le nostre ipotesi.
Si
tratta di alcuni esperimenti che sono stati fatti in questi ultimi anni e che
si basano sul fatto che, facendo ruotare uno o più dischi immersi di solito
in un campo magnetico, costruiti non sempre di materiale superconduttore, si
ottiene una perdita di peso dei dischi stessi o di materiale posto sopra di
essi.
Ci
riferiamo in particolare a Podkletonov e Nimes (Physica C. 203, 1992, 441)(
ed a Modanese (Max Plank Institute Fur Physik abstract interno MPI-phT/95-44)
ed ad una vasta bibliografia di cui possiamo facilmente trovare gli abstract
in Internet al sito http://www.padrak.com/ine/RS_REF1.html
e seguenti.
Qualche
centinaio di lavori scientifici e di libri pubblicati sembrano dire la stessa
cosa.
Fate
girare un disco metallico, meglio se superconduttore in un campo magnetico ed,
ad un certo numero di giri al secondo, si otterrà perdita di peso.
L’ipotesi
SS sembra poter spiegare bene quest’effetto in quanto se si prende un disco
in cui tutta la materia sia ben ordinata, cioè gli spin dei nuclei degli atomi
siano allineati il più possibile nello spazio (un superconduttore quindi), che
evidentemente poiché ha un peso, avrà una componente rotazionale lungo l’asse
delle energie del dominio di figura 1, e si fa ruotare velocemente sul suo asse
geometrico, si provocherà una componente rotazionale nel piano E/S non parallela
a nessuno dei due assi.
A
questo punto si imporrà un campo magnetico al disco, che nel dominio di figura
1 vuol dire far ruotare il tutto anche sull’asse del tempo, si otterrà un vettore
direzionato sul segmento PO con direzione in P.
Abbiamo
così creato la stessa situazione che si crea in risonanza magnetica nucleare
quando stiamo per cambiare lo spin nucleare da +1/2 a –1/2 e dare così il via
ad esperimenti di risonanza magentica.
Nel
nostro caso bisogna tener conto che non esistono solo due posizioni del vettore
spin ma avendo a che fare con materia sostanzialmente non carica a spin pari
(Bosoni) le possibilità sono date dall’equazione 2J+1 con J = 1. Il risultato
è chiaramente tre.
Le
tre posizioni del vettore sono dunque una lungo il segmento OP, un’altra lungo
OP’ e la terza sempre nel piano delle prime due ma a 90 gradi da OP, con componente
dell’energia positiva. Se si pensa che a questo punto, come nella risonanza
magnetica nucleare si può passare da una situazione all’altra, si può notare
come la posizione che riguarda il vettore posto su OP sia descrittiva di una
situazione in cui la gravità è annullata e tutta la materia appare come luce.
A
questo punto la nostra ipotetica macchina volante diventa fatta di fotoni.
Di
particolare interesse sono alcune note scientifiche che dicono quale ipotesi
di partenza che il campo elettromagnetico appare sorgente di gravitazione (Hadronic
J., 17, 1994, 483) oppure che gli spinnori dello spaziotempo sono legati fra
loro e legati al potenziale eletromagnetico (Ph doctor ThesysKenichi Horlie
KEK Japan).
Ancora
di interesse alcune osservazioni sull’effetto Casimir e velocità transluminari
(Science, 272, 1996, 1452).
Sembra
inoltre che l’Universo abbia un asse di rotazione Star Tribune, 18 aprile 1997,
lavori di Nodiaand di Rochester e Ralston del Kansas pubblicati in Monday in
Physical Review Letters 1997.